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Tutto quello che c’è da sapere su Stadiopoli. Le carte dei pm

“’Sto mondo Cinque stelle… ormai proprio sodali”, diceva il costruttore arrestato su ordine della procura

14 Giugno 2018 alle 06:00

Tutto quello che c’è da sapere su Stadiopoli. Le carte dei pm

i Carabinieri perquisiscono la sede della società Ch2 Srl. Foto LaPresse

Roma. “’Sto mondo Cinque stelle… ormai proprio sodali”. E’ il 16 maggio, il Movimento sta per formare il governo e il progetto per il nuovo stadio della Roma procede spedito. Intercettato, Luca Parnasi gongola. L’imprenditore che dovrà infatti costruire il nuovo impianto di Tor di Valle è pronto a raccogliere il frutto del lavoro iniziato in Campidoglio e destinato ad arrivare chissà dove con i grillini al governo. Ambizioni bloccate ieri dal blitz dei carabinieri che, al termine di una inchiesta del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, ha portato all’arresto dello stesso Parnasi e di altre otto persone. Fra loro anche il presidente di Acea Luca Lanzalone, l’avvocato di fiducia del Movimento mandato da Grillo a Roma per risolvere le grane dello stadio, il vicepresidente del Consiglio Regionale Adriano Palozzi (Forza Italia) e l’ex assessore regionale all’Urbanistica Michele Civita (Pd). Fra i sette indagati anche il capogruppo M5s in Campidoglio Paolo Ferrara, il capogruppo di Fi Davide Bordoni e il presidente del’'ordine degli avvocati di Roma e candidato M5S al Senato Mauro Vaglio. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e delitti contro la PA. Perché il gruppo Parnasi, ha scritto il gip Maria Paola Tomaselli, “ha fatto del metodo corruttivo un asset di impresa”. “Spenderò qualche soldo per le elezioni – spiegava l’imprenditore ai collaboratori – E’ un investimento che io devo fare”. Sul piatto, da anni, c’è la costruzione del nuovo stadio della Roma e per superare ogni empasse Parnasi ha puntato sui cavalli giusti dopo la caduta della giunta Marino e l’iniziale opposizione della nuova maggioranza a Cinque Stelle. Come Luca Lanzalone, il superconsulente grillino che ha di fatto commissariato il Comune fino all’approvazione del nuovo progetto. Un impegno che, con i buoni auspici di Luigi Di Maio, gli è valso la nomina alla presidenza di Acea da parte della giunta Raggi. A Lanzalone e al suo studio, secondo i magistrati, Parnasi avrebbe affidato circa 100 mila euro di incarichi. “Ad ogni intervento di favore del pubblico ufficiale corrisponde una promessa o una concreta offerta del privato”, scrive infatti il Gip sottolineando che Lanzalone è “garante della rapida definizione del procedimento elaborando strategie per la rimozione degli ostacoli”. “Wolf Lanzalone”, scherza Parnasi. Un rapporto talmente stretto che l’imprenditore non esita a chiedere al faccendiere Luigi Bisignani di “addolcire” un articolo imbarazzante apparso su “Dagospia” sulla vita privata di Lanzalone.

 

Ma il sodalizio stretto con i grillini in Campidoglio passa anche per il capogruppo Paolo Ferrara. A lui, indagato, Parnasi arriva attraverso Giampaolo Gola, assessore M5S allo Sport di Ostia a cui l’imprenditore promette un’assunzione con la Roma o con il Coni. Ferrara, scrive il gip, ha nei confronti del Parnasi “un atteggiamento di favore” e “un’ampia e completa disponibilità”. Condotte “strettamente collegate al progetto di restauro del lungomare di Ostia predisposto dall’imprenditore” su richiesta del capogruppo grillino che puntava così a “uno strumento di consenso elettorale”. “Potrebbe essere utile fare immediatamente questa roba di Ostia per incassare immediatamente su Tor di Valle”, spiega infatti un collaboratore di Parnasi intercettato. Ma per il capogruppo grillino il Gip ipotizza “svariate condotte di favore”. E attraverso Ferrara e Lanzalone, secondo i giudici, Parnasi mirava a “mettere a frutto il rapporto preferenziale intessuto con il M5S. In quest’ottica, si adopererà, su richiesta del Ferrara, per la campagna elettorale di Roberta Lombardi”.

 

Ma la tela di Parnasi si estendeva trasversale, al punto da finanziare la campagna elettorale di Adriano Palozzi di Forza Italia con 25 mila euro pagati per consulenze fittizie. “Io resto sempre amico tuo – gli assicurava il politico – io vado a fare l’assessore regionale. Tu valuta se ci è utile Urbanistica, Lavori Pubblici, Sanità…”. Ai domiciliari anche Michele Civita, ex assessore regionale all’Urbanistica del Pd che aveva guidato i lavori della Commissione Servizi, a cui Parnasi prometteva l’assunzione del figlio. Soltanto indagato, invece, il capogruppo di Fi al Campidoglio Davide Bordoni a cui Parnasi avrebbe versato “una somma imprecisata di denaro”: “è stato – chiosa il Gip – l’unico consigliere di opposizione a votare la conferma della dichiarazione di “pubblico interesse” per lo stadio. Indagato anche Mauro Vaglio, presidente dell’ordine degli avvocati di Roma e candidato M5S al Senato: a lui Parnasi avrebbe pagato 15 mila euro per una attività in realtà mai eseguita solo per “acquisire la benevolenza di un soggetto di cui assaporava la possibile utilità”.

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