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La scuola è di classe

La presentazione classista dell'Istituto comprensivo “Via Trionfale” di Roma è la certificazione della realtà: non è mai esistita la scuola di stato uguale per tutti

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

16 Gennaio 2020 alle 06:00

La scuola è di classe

C’è qualcosa di più di un banale scivolone di razzismo sociologico, o di un atteggiamento castale applicato alla pubblica (e statale) istruzione, in questa notiziola che i dirigenti dell’Istituto Statale Comprensivo “Via Trionfale” di Roma speravano, forse, non diventasse notizia. Ma qualcuno si è accorto che sul sito della scuola, divisa in differenti sedi ma “accorpata” (maledetto sia il gergo burocratico) in un’unica identità gestionale la presentazione suona così: “La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto”, mentre il plesso sito “nel quartiere popolare di Monte Mario accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa” e molti stranieri. Poi c’è la sede di Cortina d’Ampezzo, dove vanno i figli “dell’alta borghesia” assieme ai figli “di colf e badanti che lavorano per le loro famiglie”.

 

Come ovvio, s’è scatenata la polemica egalitaria contro una simile ripartizione per ceto e censo di una scuola di stato. Ha ritrovato la parola persino la ministra Azzolina. Ma c’è qualcosa di più serio dell’indignazione ammodino e democratica. E anche della constatazione che ormai la finzione linguistica che ha garantito la pace sociale per decenni è svanita: si può ricominciare a dire a un povero che è di serie B perché è povero. C’è molto di più, dicevamo. La presentazione di questa scuola molto poco trionfale è la certificazione della realtà: non è mai esistita la scuola di stato uguale per tutti. Sotto la finta uguaglianza, anzi a causa della finta uguaglianza, la scuola italiana è di classe. Come aveva capito, tra i pochi, don Milani.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    17 Gennaio 2020 - 08:55

    La scuola italiana, o meglio quella scuola, sarebbe di classe se nei diversi plessi a diversa frequentazione sociale fossero destinati risorse e docenti selezionati in base alla composizione ‘di classe’ descritta. È così o non è così? Ne dubito fortemente, e comunque sul sito della scuola non c’è una virgola che lo lasci solo sospettare. Altrimenti che senso avrebbe mescolare i figli dell’ ‘alta’ borghesia e i figli ‘di colf e badanti che lavorano per le loro famiglie’? Per portargli il caviale a scuola? Ma le merendine da casa non sono proibite? No, è solo la solita ipocrisia pretestuosa della ‘polemica egalitaria’. Anche un (bel) po’ populista.

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  • emiliosisi

    16 Gennaio 2020 - 17:26

    Ho letto la presentazione oggetto dello scandalo: si limita a riportare informazioni sociologiche difficilmente contestabili. Non c'entra né la scuola di classe né Don Milani né il '68. Speravo che almeno Il foglio lo rilevasse.

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    • Dario

      Dario

      16 Gennaio 2020 - 23:04

      Beh sì. La presentazione presenta. Descrive. Il "fate voi" poi uno ce lo aggiunge da solo, no?

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  • Giovanni Attinà

    16 Gennaio 2020 - 12:27

    Il problema della scuola è uno solo: a furia di open day per l'offerta formativa succede anche questo. La stessa considerazione vale per le preiscrizioni all'insegna della programmazione ne così via. Di rinnovare la didattica con il ritorno al passato maie così succede come conseguenza la decadenza culturale di noi italica stirpe.

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