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di Maurizio Crippa

Grazie Don Andrés, il migliore col pallone e senza

Iniesta ha affrontato il suo “giorno più difficile” e ha detto addio al calcio e al Barcellona
di
27 APR 18
Immagine di Grazie Don Andrés, il migliore col pallone e senza

Foto LaPresse

Con i pochi capelli brizzolati, la fonte dello spettacolo non è lì, e le lacrime lasciate andare con parsimonia, il tempo necessario, la sincerità è un dettaglio, Andrés Iniesta ha affrontato il suo “giorno più difficile” e ha detto addio al calcio e al Barcellona – sinonimi per lui con ogni evidenza. La semplicità fatta di pochi bagagli di ogni uomo prudente, che ha preparato l’ora, ci ha pensato bene. “Devo essere onesto con me stesso, e mi rendo conto che nel futuro a breve termine non potrò dare il meglio di me né a livello fisico, né mentale”.
Dopo 22 anni, 16 in prima squadra. Dopo aver vinto 31 trofei, tra cui 4 Champions, un Mondiale e due Europei guidando la Spagna, lui che ha scelto la Catalogna come sua famiglia adottiva. Con la semplicità dei grandi a cui tutto sembra venire facile, ma mai per caso. Lui che del gol che decise il Mondiale ha detto: “Prima di colpire il pallone ho dovuto attendere che scendesse un po’. Se non avessi aspettato non avrei segnato. In quella frazione di secondo, la gravità ha fatto il suo dovere, e io il mio. Grazie Newton”. Perché così è stato il calcio di questo artista-scienziato, come ha scritto Sandro Modeo. Di lui incantavano la padronanza assoluta dello spazio e del tempo, pensare un secondo prima degli altri. E vedere tutto dove gli altri vedevano solo la rissa. Lo chiamavano anche l’Illusionista, ma era la bellezza di aver domato con la ragione e la grazia il più irrazionale dei giochi. Ha giocato, vissuto, ed è uscito di scena così. Il migliore. Lo stupido Pallone d’oro non gliel’hanno mai dato, e questo è il suo trentaduesimo trofeo. La perfezione.

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"

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