Il Maggio di Bertolucci e la vergogna di Ridley Scott

Maurizio Crippa

Il salutino del regista italiano al collega britannico che ha eliminato le scene di Tutti i soldi del mondo nelle quali recitava Kevin Spacey

Ben venga Maggio, con tanto di portentoso anniversario, e giusto per rimanere sull’argomento trattato ai piani alti di questa pagina da Giulio Meotti, ci sarebbe questa divagazione, a proposito delle nuances culturali di quegli anni e di quelle di oggi. L’altro giorno Bernardo Bertolucci era al Petruzzelli di Bari, a celebrare il restauro e il ritorno in sala del suo Ultimo Tango, 1972. E ne ha approfittato per mandare un salutino al collega Ridley Scott e a tutto il circolino benpensante: “Quando ho saputo che Ridley Scott aveva acconsentito a eliminare le scene di Tutti i soldi del mondo nelle quali recitava Kevin Spacey, ho mandato un messaggio al montatore Pietro Scalia perché riferisse a Scott che si doveva vergognare”. E poi gli è venuta pure voglia “di fare un film con Spacey”. La cosa fantastica è che l’hanno applaudito, più o meno gli stessi che avevano acclamato allo stesso modo Ridley Scott come l’arcangelo vendicatore. Ora, sodomizzare col burro un’attrice in combutta con Marlon Brando e senza nemmeno avvertirla, e vantarsene per quarant’anni di fila in nome dell’esprit libertario del Maggio, può essere in effetti una porcheria, anche senza appellarsi al mutevole Zeitgeist. Oggi li arresterebbero, tutti e due. Per cui è chiaro che ci sia un po’ di pelo, nel suo garantismo e nel suo J’accuse. Però, se eravamo messi peggio allora, o adesso che ci pentiamo di tutto, non saprei. Ma viva Bertolucci, almeno come antidoto all’ipocrisia.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"