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E’ giusto che Ratzinger giudichi, ne va del bene e del male

La morte di Dio è niente in confronto alla prematura scomparsa del Diavolo

13 Aprile 2019 alle 06:20

E’ giusto che Ratzinger giudichi, ne va del bene e del male

Foto LaPresse

Caro Adriano, te la sei cavata magistralmente, nella “piccola posta” di ieri. Ratzinger è un piccolo credente spaurito, che rimpiange un’epoca in cui era di rigore la condanna. Ma “chi sono io per giudicare?”, così concludi con il suo successore. Ben trovato, ma è un sofisma. A essere laici, ammiratori della democrazia ateniese per esempio, un sofisma è anche un ragionamento ben costruito, ma non si risolve in un concetto definito e fermo, resta singolare e inafferrabile nella sua astrazione, non realizza un adeguamento dell’intelletto e della cosa, non fonda una conoscenza intellettuale e reale del reale. Socrate e Tommaso non sono d’accordo con te, sei sulla linea di Schopenhauer e Nietzsche; e sono, per dirla con il creatore di Valmont e della marchesa di Merteuil, relazioni pericolose. Il Papa regnante può ignorare come un fastidio gli imbarazzi della cultura, può praticare il relativismo cristiano, può dire da pastore che se ne fotte, non dico della teologia morale, ma della differenza oggettiva tra bene e male, una questione di mera interpretazione, che è il vero tema dello scritto di Ratzinger, tu no, tu non sei un pastore, nemmeno dell’essere, tu non puoi eludere quella differenza e la necessità apocalittica di giudicare.

  

Dove punta il fulmine di Benedetto XVI

La pedofilia, il “sentire conciliare”, la falsa “liberazione morale” degli anni Sessanta. “C’è chi ha cercato di sviluppare una nuova cattolicità”. Il problema è che “anche noi sacerdoti non parliamo di Dio”. Gli appunti del Papa emerito

 

In un senso particolare, Ratzinger, che è tra coloro, pochissimi, che hanno pensato con penetrazione il segreto evidente del nostro tempo, può essere un piccolo credente. Semplifica, anche per civetteria (una meravigliosa qualità del suo stile teologico e storico). Tira in ballo i preti che dopo il Concilio se ne sono andati all’inseguimento dell’amore, del piacere collegato all’amore e a forme varie di disamore, insomma di quel pieno di umanità di cui sono lastricate per il piccolo credente clericale le vie dell’inferno. Io gli lascerei il diritto a questa semplificazione secondo la quale gli anni dal 1960 al 1980 sono stati un continuo andare in brodo di giuggiole amorose, che poi sarebbe l’appagamento libertario della sessualità, cioè la sessualità disponibile, non più trasgressiva e inquieta. Gli lascerei il diritto di lamentare un certo acquisito statuto ideologico della pedofilia come espressione freudiana del perverso polimorfo nei bambini. Lo lascerei anche dire che c’erano i club omosessuali, le proiezioni in sagrestia di film pornografici, la proibizione dei suoi libri casti sul cristianesimo, e altro ancora. D’altra parte non è, quella a favore della castità, che non è necessariamente astinenza ma le somiglia, una posizione solo cristiana o ecclesiastica, un capriccio dell’Infâme: Joubert diceva che senza la castità tutte le altre virtù sono nulle, perché non costano nulla in paragone, posizione aforistica estrema, d’accordo, ma Joubert era il segretario di Diderot. La castità dunque costa, e il fatto di non voler pagare quel prezzo, distinguendo tra bene e male, e insistendo con la Veritatis splendor che esistono atti intrinsecamente malvagi, può ben irritare o sorprendere un piccolo credente come un grande pontefice o il suo predecessore, un santo appena sfornato. Perdonali. Chi sei tu per giudicare?

 

Ratzinger è preoccupato – è poi questo il suo appello alla teologia morale – della diversa natura della verità e della menzogna, che mi sembra tema non solo moderno ma contemporaneo. Dio non è un fake, vuole dire. La sua soluzione è l’amore di Dio, l’abbandono a Dio, comprensibile ma difficile.

 

La nostra soluzione non può essere l’amore per i diritti dell’uomo, l’abbandono ai diritti dell’uomo, una designazione astratta dell’uomo come Essere Supremo che giudica in causa propria. La sessualità cosiddetta, come la castità, non è un diritto o un dovere, è un problema. La chiesa cattolica è, come ricorda lo psichiatra Serge Besançon in un bel saggio appena pubblicato da Commentaire, madre e sposa, e questo non è un sofisma, è una metafora. Preti abusivi e vittime sono suoi figli. Dove noi vediamo un abuso legale e morale, un reato contro la persona, la chiesa vede un incesto, la distruzione del tabù della famiglia. Ne è atterrita, non sa che fare, si sente incatenata al giudizio degli uomini e dei media, lei che è sotto il giudizio inappellabile di Dio. Benedetto XVI ha testimoniato con la rinuncia, e con questo breve scritto testamentario, lo smarrimento della sua organizzazione di fede. Non è una posizione femminista, e nemmeno rispettosa dello stato di diritto, lo so, ma è una posizione.

 

Al fondo della faccenda c’è qualcosa di grottesco, dal tempo della liberazione sessuale e riproduttiva abbiamo fatto fuori oltre un miliardo di bambini non nati, e allora che cos’è tutto questo struggimento affettato per le vittime degli abusi clericali se non un tentato assassinio della madre e sposa che è la chiesa, insomma una specie di femminicidio? Insomma, caro Adriano, bene e male si dissimulano e si integrano, lo sappiamo, ma la morte di Dio è niente in confronto alla prematura scomparsa del Diavolo. Un mio amico bizzarro e intelligente, posto di fronte al quesito sull’esistenza del Maligno, una volta si lasciò sfuggire la risposta perfetta: “Il Diavolo, purtroppo, non esiste”. Purtroppo?

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • lucafum

    14 Aprile 2019 - 17:05

    l'occidente vive tuttora di una simbologia dualistica, manichea, che l'Ebraismo non ha -memorabile il Satana di Giobbe. (Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe?... Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? ... Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui»). Il rifiuto occidentale della carne è gnostico, quindi non cristiano; la sessualià, radice e motore della vita, forza primordiale che si oppone all'entropia dell'universo inanimato, concentra creazione e distruzione, ordine e caos, essere e divenire, infine vita e morte. Forse ha ragione l'amico dell'Emerito Direttore, un dipolo Dio-Diavolo sarebbe più comprensibile al nostro raziocinio, ma forse non c'è.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    14 Aprile 2019 - 00:12

    Il diavolo esiste, purtroppo. Assatanati e satanisti lo manifestano. Chi non ci crede partecipi ad un esorcismo o ad una messa di guarigione con presenza di vittime di possessioni sataniche, poi ne riparliamo. Ma il problema fondamentale del nostro tempo è la pretesa demenziale di "equiparare intellettualmente" Cristianesimo e laikismo, equiparare Dio all'io, l'Essere alla nostra briciola di polvere esistenziale temporizzata, Bene e male come semplici opzioni equivalenti e alternative. Il Creatore ci ha dato si la libertà di scegliere ma con l'intelligenza di capirne le conseguenze perciò libertà consapevole e responsabile. Passiamo ai fatti, alla realtà: il Cristianesimo coi Comandamenti ha portato l'Occidente osservante alla prima Civiltà mondiale. Il laikismo anticristiano di fatto ci sta degradando all'inciviltà, all'assurdo, al vuoto e alla disperazione esistenziale da cui l'autosterminio con le droghe fisiche e mentali e il genocidio prenatale delle nazioni. Liberi di scegliere.-

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  • stearm

    13 Aprile 2019 - 23:11

    Un vuoto che si riempie o viene riempito. Ecco, l'esaltazione dell'uomo ha riempito uno spazio che già era vuoto da secoli. Non ha espropriato, non ha occupato. Dio, quello cristiano, era stato espropriato della funzione primaria dai padri della Chiesa durante la lotta contro le eresie. Una religione senza misticismo è un ossimoro. Alla fine Ratzinger banalizza la storia del Cristianesimo, addirittura il Sessantotto come spartiacque della storia mondiale? Il Sessantotto? Non è successo nulla di importante nel Sessantotto.

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    • zucconir

      15 Aprile 2019 - 09:09

      È un vero peccato che un uomo di grande valore come Adriano Sofri, anche arrivato ormai all'ultimo giro di giostra, si rifiuti di capire la chiesa di Wojtila e di Ratzinger. Due giganti che hanno illuminato il nostro tempo con le opere e le idee. Sono d'accordo con Lupimor: Sofri non può e non vuol capire. Significherebbe abiurare a gran parte della sua vita, compreso orgoglio ed ego smisurato, anche se sempre tenuto a bada con uno stile low profile. Peccato da lui mi aspettavo di più. Invece che questo scialo di talento.

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  • lisa

    13 Aprile 2019 - 22:10

    Caro Ferrara, questo articolo dovrebbero leggerlo a scuola, nelle aule dei tribunali, in parlamento e, anche in chiesa. È l’epoca dell’atteggiarsi a buono, esserlo è secondario, non giudicare è molto comodo, conferisce la massima libertà di sbagliare e non essere poi... giudicati.

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