Quando l'indagine precede il reato e lo determina

Massimo Bordin

Il "sistema Montante", come l'hanno ribattezzato alcuni media, ha diverse analogie col caso Consip

Nella estate palermitana, a parte le vicende legate ai migranti che meritano di essere trattate a parte, nulla ci sarebbe da segnalare sul fronte giudiziario, visto che l’evento più significativo per ora è un omicidio condominiale a Sferracavallo per il troppo fumo di un barbecue. Dominano dunque le indiscrezioni che filtrano dalla procura di Palermo sulla vicenda di Antonello Montante. Vicenda singolarissima qui più volte raccontata fin dal suo nascere, tre anni fa. Oggi, scavando in quello che stampa e magistrati hanno battezzato “il sistema Montante”, si trovano tracce di fughe di notizie fra corpi speciali di polizia e servizi segreti. Viene alla mente un parallelo con il caso Consip, dove elementi del NOE dei carabinieri passavano notizie dell’indagine al servizio di sicurezza per gli esteri. Nel caso palermitano si tratterebbe di indiscrezioni filtrate dallo SCO della polizia di stato al servizio per l’interno. Il parallelo con il caso Consip può essere portato avanti su un aspetto forse rilevante. Montante, indagato tre anni fa per mafia, ha ora visto cadere la sua imputazione ma è stato arrestato per aver corrotto funzionari di stato che lo informavano sullo stato delle indagini, poi archiviate. Nel caso Consip le ipotesi di reato prospettate, corruzione e traffico di influenze, non sembrano fare passi avanti. In compenso è in piedi una indagine su un ufficiale del Noe. In entrambi i casi indagini, talvolta infondate e talora arenate, sembrano in realtà l’origine della, presunta, commissione di reati. Verrebbe da pensare che, almeno in qualche caso, l’indagine precede il reato e lo determina. C’è poi un altro aspetto ma a questo punto se ne parla domani.

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