Perché il processo trattativa non finirà mai

Bolzoni e Mauro condannati dal tribunale di Roma a risarcire dai danni da diffamazione il generale Mario Mori. Cosa ci dice la sentenza 

24 Maggio 2018 alle 06:00

Perché il processo trattativa non finirà mai

Mario Mori. Foto LaPresse

Tornare sul processo trattativa, dopo la sentenza di primo grado che qui si era auspicata di segno opposto a quella poi effettivamente pronunciata, può apparire azzardato. Una notizia che arriva dal tribunale di Roma consente però di ribadire un concetto che malgrado tutto continua a mostrarsi verificabile: questa storia non finirà mai. La prima sezione civile del tribunale di Roma, con una sentenza depositata due giorni fa ha condannato l’inviato di Repubblica Attilio Bolzoni e il direttore responsabile, all’epoca dei fatti, Ezio Mauro, oltre al gruppo editoriale l’Espresso, a risarcire dai danni da diffamazione il generale Mario Mori. Il processo risale al 2015 e si riferisce a un articolo di Bolzoni pubblicato nel settembre 2014, quando già alcuni processi si erano conclusi con l’assoluzione del generale. Malgrado questo Bolzoni riprendeva le tesi sconfitte della procura riproponendole nell’ambito del processo che tutte le riassumeva. La sentenza romana nota come il giornalista abbia descritto come fatti accertati vicende diversamente interpretate da sentenze non sufficientemente evidenziate al lettore. L’articolo segue una linea editoriale che il quotidiano non ha mai cambiato, sostenendo con vigore, e indubbia abilità professionale, le tesi della procura di Palermo fino a un giudizio complessivo che equipara il Ros a una struttura di spie volte a carpire informazioni più che ad arrestare gli indagati. La sentenza romana ha rilievo anche se prescinde dalle motivazioni della condanna di Mori non ancora pubblicate. Ci dice che prima di quella condanna l’accusa ha potuto avvalersi di un sostegno legalmente sanzionabile da parte di grandi mezzi di informazione.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    24 Maggio 2018 - 14:02

    Sostegno legalmente sanzionabile, socialmente orrido e deontologicamente abominevole nel quale i gerarchi della Tetra Repubblica non trovano nulla di strano. Ma toccherà anche a loro, più prima che poi.

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