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La magistratura, la lotta alle Br e quella alla mafia

La filosofia di Carlo Alberto Dalla Chiesa e del suo nucleo antiterrorismo raccontata in un'intervista sul Corriere della Sera 

29 Maggio 2018 alle 06:12

La magistratura, la lotta alle Br e quella alla mafia

Foto LaPresse

Nel fine settimana, mentre succedevano cose di grande importanza che riempivano molte pagine in tutti i giornali, il Corriere della Sera ha utilizzato una delle pagine residue per pubblicare una interessante intervista di Stefano Lorenzetto a un generale dei carabinieri, Gian Paolo Sechi, che negli anni settanta ha fatto parte del nucleo antiterrorismo guidato da Carlo Alberto Dalla Chiesa. Storie ormai antiche che però ancora fanno discutere e infatti il giorno dopo, domenica, c’è stata una coda polemica, di cui il giornale ha dato conto col dovuto spazio, sulla vicenda di Marco Donat Cattin, una vecchia storia, per molti versi triste. Nelle parole del generale c’era invece un passaggio di notevole attualità su un altro aspetto di quei tempi. Sechi ricorda la costituzione del nucleo antiterrorismo e le sue modalità operative. “Mi meraviglio che non ci abbiano sbattuti tutti in galera – racconta il generale – Pedinavamo i brigatisti con la speranza di catturare i loro capi. Invece sarebbe stato nostro dovere arrestarli”. Più avanti spiega con una frase la filosofia di Dalla Chiesa, quando il nucleo venne costituito, dopo il rapimento del giudice Sossi, un fatto eclatante. Dalla Chiesa si raccomandava “Dovete scoprire cosa sono le Br, non trovare Sossi”. Certo ci furono problemi, oltre a innegabili successi. Il nucleo venne poi sciolto ma nessuno fu processato. Viene da pensare che quello che la magistratura ha consentito nella lotta al terrorismo, ha invece anni dopo perseguito come un reato nella lotta alla mafia. E’ un cattivo pensiero.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    29 Maggio 2018 - 14:02

    Quello che non dice Bordin è che il generale fu osteggiato nella sua lotta al terrorismo in modo selvaggio dalla sinistra che si dice democratica . Quando i suoi uomini a Via Fracchia (Ge) entrarono sparando nel covo brigatista la sinistra si sollevò come un solo uomo condannando a morte il generale che infatti la cui condanna fu eseguita dalla mafia a domanda del terrorismo rosso. Così mi pare di capire quando Rita dice che l'ordine partì da Roma.

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  • fabriziocelliforli

    29 Maggio 2018 - 09:09

    Tutto, al solito, ineccepibile. approfitto (uso improprio di spazio pubblico ) per ringraziare RadioRadicale della trasmissione, qualche nottata fa, di un convegno a Palermo in cui, fra le altre "cose", si poneva la questione dell'interazione fra storici , giuristi accademici e operatori del diritto e nel diritto. GRAZIE. Tuttavia sono anche rimasto un po' perplesso perché noi, a scienze politiche a bologna, quest'interazione abbiamo cercato (è fondamentale per un buon usufrutto di quella facoltà tuttora bistrattatissima) di imparare a maneggiarla fin dal primo anno, dovendo dapprima vedere il panorama delle scienze sociali per poi, successivamente, focalizzarci sullo scorcio che più ci aggradava per ingrandirlo e tuffarcisi dentro. Problemi complessi vanno affrontati in maniera complessa: per poter aprire il cofano del motore della realtà e vedere dov'è il guasto, occorre avere una visione d'insieme ed una cassetta degli attrezzi adeguata. Appunto. Grazie e applausi.

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