Massimo Ciancimino (foto LaPresse)

Cortina fumogena sul nulla

Massimo Bordin

Nel rapporto tra giustizia e informazione, il dibattimento sembra sempre più irrilevante. Anche per il processo sulla trattativa

L’irrilevanza del dibattimento, come in questa rubrica si è affermato più volte, è la caratteristica di questo momento nel rapporto fra giustizia e informazione. Domina – come nelle cronache politiche prevalgono i cosiddetti retroscena – il racconto della fase istruttoria, preliminare, e per alcuni aspetti, in teoria, segreta di una indagine giudiziaria. Dopo il rinvio a giudizio, i riflettori si spengono. Eppure si apre il momento pubblico per eccellenza del rito giudiziario. La prova deve formarsi nel pubblico dibattimento, sostiene il codice di procedura finalmente riformato. La cosa sembra non interessare l’informazione, nemmeno al momento in cui si tirano le fila con le conclusioni delle parti.

 

Nel processo sulla cosiddetta trattativa la fase della discussione finale si è tradotta sui giornali in titoli sulle richieste di pena della pubblica accusa. Se ne tornerà a parlare al momento della sentenza che, se non sarà conforme a quelle richieste, inevitabilmente sconcerterà i lettori. Funziona così ed è un meccanismo perverso. Eppure molto ci sarebbe da raccontare al lettore a proposito dell’interpretazione alternativa alla ipotesi accusatoria che la difesa sta prospettando. Soprattutto i difensori del generale Mori, il professore Musco e l’avvocato Basilio Milio che in questi giorni affronta il tema chiave del processo, che sta nelle parole: trattativa, innanzitutto, che diviene minaccia nel capo di imputazione e intermediazione nella narrazione dei pubblici ministeri. Un groviglio di parole e significati, cortina fumogena sul nulla.