Grillo parlante

Massimo Bordin

Dal suo blog interviene per ricordare cosa va correttamente inteso per reddito di cittadinanza. Un ragionamento che definire regressivo è fin tropo poco

Beppe Grillo nel movimento da lui creato, insieme alla Casaleggio Associati, ha un po’ il ruolo della voce della verità su quello che il movimento deve rappresentare. Ogni tanto interviene in modo da richiamare tutti ai loro doveri verso i princìpi del movimento stesso, implacabile. Oggi probabilmente teme che Pinocchio Di Maio possa finire preda del gatto e la volpe e da garante si fa Grillo parlante per ricordare cosa va correttamente inteso per reddito di cittadinanza.

Il ragionamento, diciamo, che espone sul suo blog è in fondo lineare: “E’ il reddito che ti include nella società, non il lavoro. Abbiamo l’idea che l’uomo non possa far altro che lavorare, che sia la sua finalità ultima avere un lavoro. Niente di più sbagliato. Abbiamo abitato questo pianeta con una moltitudine di ordini sociali, i quali per la maggior parte, soprattutto agli albori della nostra storia, non prevedevano nessun cartellino da timbrare o reddito da esporre. Le risorse ci sono, ci vuole solo la volontà politica”. Tornare agli albori della nostra storia. Definire regressivo un ragionamento del genere è fin troppo poco anche se non propone il ritorno alle caverne, ovviamente. Fa solo un pasticcio fra Toni Negri, Serge Latouche e gli ecologisti estremi, ma è chiaro che questo pericoloso pasticcio è il suo programma. Infatti l’ha semplicemente ripubblicato, il testo risale a prima delle elezioni. Ora, dopo i risultati, non resta che attendere i pareri di Michele Emiliano, di Pif, di Massimo Franco e dei professori Ignazi, Pasquino e De Masi che lo definiranno un interessante sviluppo dei Grundrisse, sul quale la sinistra ha il dovere di confrontarsi.