(foto EPA)

Bandiera Bianca

Essere cacciati dopo aver vinto un mondiale: ecco cosa non va nel calcio femminile

Antonio Gurrado

La vicenda del licenziamento di Jorge Vilda, appena laureatosi campione del mondo con la Spagna, è molto istruttiva su come funziona il sistema del pallone rosa: meglio essere buoni che bravi

Donne, ancora uno sforzo se volete il successo del calcio femminile. Si tratta, detto in estrema sintesi, di diventare un po’ più cattive o, quanto meno, di non fare del calcio femminile l’asettico regno della bontà e della correttezza. Prendete il caso di Jorge Vilda, commissario tecnico della nazionale spagnola che ha appena vinto i Mondiali e ieri è stato esonerato. Diventare campioni del mondo, nel giudizio delle anime che caratterizza l’etica del calcio femminile, pesa meno dell’aver osato applaudire un discorso del presidente della federazione Luis Rubiales, giubilato a furor di popolo per la faccenda del bacio a Jennifer Hermoso durante i festeggiamenti.

 

Nel calcio femminile, dunque, i risultati sul campo contano meno del reato d’opinione, ed essere bravi non serve a nulla se non ci si mostra buoni. Donne, ancora uno sforzo se volete il successo del calcio femminile: ci divertiremmo tutti di più se diventaste cattive come i maschi, come gli allenatori che si licenziano attratti dai petroldollari e i procuratori che promettono lo stesso acquisto a squadre diverse, come i presidenti che sbroccano in dialetto o i calciatori che si rotolano per terra se sfiorati da un mignolo. Oppure come i giornalisti che, per spiegare l’indegna cacciata del ct della Spagna dopo la vittoria ai Mondiali, l’hanno giustificata dicendo che però l’anno scorso non aveva vinto l’Europeo.

Di più su questi argomenti: