Giornali gialloverdi

Nuovo governo, si cambia! Da Cairo a Genny Sangiu’, ha inizio lo spoils system dell’informazione

12 Maggio 2018 alle 06:00

Giornali gialloverdi

Urbano Cairo (foto LaPresse)

Tutti fuori, tutti dentro. Comincia lo spoil system nell’informazione e nei giornali. Fiorello, dal palcoscenico di Sanremo, l’aveva detto: “Orfeo, ha già preparato il trolley?, si va casa!; il 4 marzo si avvicina, sta arrivando il toy boy di Orietta Berti…”. Lo stesso concetto l’ha ripetuto a Dogliani, al Festival della Tivù in casa di Carlo de Benedetti: “Moiro Orfeo lascia la Rai, mi farà da spalla a Edicola Fiore!”.

 

Tutti fuori, tutti dentro. Sta per nascere il governo gialloverde di M5s e Lega e a Viale Mazzini, sede della Rai, è già la giostra degli addii (o degli arrivederci). Mario Orfeo detto Moiro Orfei, attuale direttore generale della azienda radiotelevisiva, fa ciao ciao con la manina al Cavallo ma non resta certo in mezzo a una strada.

 

Tutti fuori, tutti dentro. E’ il momento di Moiro: Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, gli offre la direzione del Sole 24 ore; Ezio Mauro, nottetempo, lo supplica di tornare alla Repubblica e così mettere Mario Calabresi a RaiGulp; Silvio Berlusconi in persona lo vuole a Canale 5, al posto di Nicola Porro, Fedele Confalonieri, invece, gli offre lo spazio di Maurizio Belpietro a Rete4 e Barbara D’Urso, manco a dirlo, gli chiede di fare coppia con Cristiano Malgioglio in uno speciale Vip.

 

Tutti fuori, tutti dentro. Comincia lo spoil system nell’informazione. Urbano Cairo, manco a dirlo, ha già tutto bello che spoilato. Non deve cambiarne nemmeno uno, in via Solferino, non Fed Fubini che può continuare a scrivere i suoi garbugli senza per questo avere passato i pezzi da Azzeccagarbugli.

 

Tutti fuori, tutti dentro. Il parco firme di Urbano Cairo è in linea col “governo del cambiamento” e tutti i già compromessi col bieco Giglio Magico ottengono un lavacro di purificazione. Né Mary-Terry Mely e neppure Joe Servegnini – il direttore di 7, da sempre fedelissimo di Matteo Renzi – vengono epurati. Anzi, fiero della sua frangetta da suora laica, Joe non esita a mettersi in copertina tra Luigi Di Maio e Rocco Casalino, strillando (vero, Irene?) un aitante titolo: “Saremo i tre Grandi Fratelli!”.

 

Tutti fuori, tutti dentro. Manco a parlarne di cosa possa accadere di Paolo Mieli che, da par suo, nello spoil system fa tombola. Chi più ne ha, più gliene dà. Oltre ad avere 87 nuove trasmissioni di storia, epica e letteratura, Mieli ottiene l’ospitata quotidiana al Tg1, quella settimanale a Otto e Mezzo e quella quindicinale ad A come Agricoltura.

 

Tutti fuori, tutti dentro. Chi più ne ha, più gliene dà a Paolo Mieli ed ecco che si ritrova nell’alto scranno del pro-rettore, con Vincenzo Scotti, nella libera Link-University; nominato altresì garante del Portale Rousseau con Davide Casaleggio, nonché autore testi negli spettacoli di Beppe Grillo (mentre l’incarico di gosthwriter di Di Maio va a Gianni & Riotto detto Johnny affinché apporti il giusto tono di chi s’è formato a Detroit).

Tutti fuori, tutti dentro. Ecco lo spoil system nell’informazione. Ancora in Rai, al Tg1, va Gennaro Sangiuliano (il cui libro su Donald Trump è per Rocco Casalino un breviario). Al Tg2, invece, va Sangiuliano Gennaro (il cui libro su Hillary Clinton è per Viriginia Raggi una Bibbia), mentre alla direzione del Tg3 è già pronto Genny Sangiu’ che ai cancelli di Saxa Rubra, finalmente spalancati, a brutto muso – dopo aver fatto inginocchiare tutti, anche i membri del Cda in uscita – sibila: “Ce ripigliamm tutt chell ch’è o nuost’!”.

 

Tutti fuori, tutti dentro. Ecco lo spoil system nell’informazione. Anche a Repubblica cambia musica. Del repulisti se ne occupa direttamente Terra Insubre – l’associazione culturale di riferimento della Lega – e se Calabresi viene spostato a RaiGulp, ancora prima di far arrivare alla direzione Moiro Orfeo, si provvede ai necessarissimi cambiamenti, il primo dei quali è trasferire la redazione a Segrate, sotto la vigile guida di Marina Berlusconi e di Alfonso Signorini, e agevolare così – coi lifting, le saune, il peeling e i drenaggi – la mutazione antropologica dei moralmente superiori.

 

Tutti fuori, tutti dentro. Comincia lo spoil system nell’informazione. Anche il Foglio, ebbene sì, fiancheggiatore del Nazareno e sostenitore del Royal Baby – lo sgranocchiante pop corn – deve oggi pagare pegno. C’è finalmente il “governo del cambiamento”, gli incubi si sono radunati sul carro vincente degli sfascisti e Claudio Cerasa, un cambiamento, lo deve dimostrare. Altroché! Come minino restituire questa povera rubrica, sempre fedele al cattiverio, al posto – un tempo inviolabile – che le compete: la prima pagina!

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Commenti all'articolo

  • quadroemerito

    12 Maggio 2018 - 12:12

    L'articolo propone con ironia strane e preoccupanti sensazioni che ho da tempo: non c'è un governo, nè uno straccio di programma, nè una lista di ministri ma, da parte di alcuni chierici sempre traditori, nessun accenno ai pericoli di un esecutivo populista, sovranista, giustizialista, nemico dei vaccini e delle grandi opere (oltre che di un buon italiano). Gli editorialisti del neogrillino CS o della sempre velenosa Rep non trovano di meglio che accusare preventivamente Renzi e il PD, già euforicamente adagiato, a loro dire, su una comoda quanto sterile opposizione. Retropensiero e processo alle intenzioni, cattivo giornalismo e accademia, nessun coraggio nel prendere apertamente posizione come invece avete saputo fare Voi del Foglio in occasione delle recenti elezioni.

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