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Cosa direbbe Tolkien della Brexit

Niall Ferguson sul Times parla di Theresa May e del grande scrittore degli Hobbit

14 Gennaio 2019 alle 13:28

Cosa direbbe Tolkien della Brexit

Il video satirico dell'attore Andy Serkis: ‘Rivelazione: riprese dall’interno di Downing Street numero dieci!’ (Immagini prese da Youtube)

"Sai che la tua carriera politica è nei guai quando la gente inizia a paragonarti a Gollum”, ha scritto sul Times lo storico di Stanford Niall Ferguson. “La povera Theresa May è finita al centro di una specie di satira ‘tolkiana’, la settimana scorsa (a metà dicembre, ndt), quando l’attore Andy Serkis ha pubblicato un video di presa in giro intitolato ‘Rivelazione: riprese dall’interno di Downing Street numero dieci!’. Serkis, che ha impersonato Gollum nell’adattamento cinematografico del ‘Signore degli Anelli’ di Peter Jackson, si è ispirato all’idea di combinare i personaggi del primo ministro e del conflittuale e avido contadino cadaverico. Proprio come in ‘The Hobbit’, il romanzo che ha presentato Gollum al mondo, Mayllum ha una personalità lacerata. Una parte di lei desidera ardentemente l’accordo di uscita dall’Ue, proprio come Gollum desidera il magico anello dorato. Un’altra parte di lei, però (quella stessa metà che due anni e mezzo orsono si schierò senza troppa convinzione contro la Brexit) vi resiste.

 


Il video satirico dell'attore Andy Serkis: ‘Rivelazione: riprese dall’interno di Downing Street numero dieci!’


   

Fatta eccezione per le grandi scritture monoteistiche, la Bibbia e il Corano, ‘Il Signore degli Anelli’ è il libro più popolare della storia dell’editoria, avendo venduto più di centocinquanta milioni di copie dalla sua pubblicazione nel 1954. La sua influenza è ovunque, da Oxford, dove JRR Tolkien passò gran parte della sua vita, fino alla Silicon Valley, che è piena di tolkienofili. Vi è, tuttavia, un paradosso che mi ha colpito. Perché, se i suoi libri sono così popolari, il conservatorismo profondo di Tolkien ha avuto un seguito tanto insignificante? Quasi tutti i milioni di lettori di Tolkien sembrano avere in qualche modo ignorato il fatto che la grandiosa architettura della sua narrativa si erge su fondamenta di solida filosofia Tory. Tolkien era un devoto cattolico che preferiva la messa in latino e disprezzava il protestantesimo dell’amico CS Lewis, era un professore di Oxford che vestiva tweed, odiava i termosifoni e aborriva il progresso dell’automobile. Era un fumatore di pipa reazionario che si rifiutava di mangiare cibo francese o visitare gli Stati Uniti.

 

Tolkien era un piccolo inglesotto, al punto di essere la parodia di se stesso. Era prima di tutto un linguista e un filologo di eccezionale abilità. Lo spirito che animava il suo lavoro, però, era talmente conservatore che, se fosse ancora vivo, verrebbe bannato da qualsiasi campus universitario. Tutto questo ci pone dinanzi a un paradosso profondo. Il più popolare degli autori moderni ci ha fatto sognare per generazioni con personaggi indimenticabili come Gollum, e allo stesso tempo ha fallito miseramente nel trasmetterci i suoi principi Tory. Tolkien non avrebbe apprezzato l’amara ironia per cui i Remainer ora usano Gollum per deridere la Brexit. Mai, nella letteratura inglese, vi sono state così tante incomprensioni su una scala tanto vasta”.

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