A ciò si aggiungono il contatto con il popolo, senza per questo assecondarne i moti più istintivi (come la xenofobia), il rispetto per il clero e le tradizioni ma la diffidenza verso il fanatismo e al tempo stesso l’empietà esplicita; meglio influenzare i santi padri della Cittadella con pressioni, onori e immettendovi uomini e concetti a proprio sostegno, come nella battaglia culturale di Jaehaerys per la Santa Eccezione, una dottrina che consente ai Targaryen di sposarsi tra fratelli e sorelle e che egli ha la premura di diffondere non con la violenza, ma la comunicazione: “‘Le parole sono vento’ disse al suo concilio, ‘ma il vento può alimentare un incendio. Mio padre e mio zio combatterono le parole con acciaio e fuoco. Noi combatteremo parole con parole e sederemo gli incendi prima che comincino’. E così dicendo, sua grazia inviò non cavalieri e uomini armati, ma predicatori. ‘Raccontate a ogni persona che incontrate della gentilezza di Alysanne, della sua natura soave e cortese, e del suo amore per tutto il popolo del nostro regno, grandi lord e povera gente, in egual misura’, fu l’incarico del sovrano. In sette partirono per suo comando, tre uomini e quattro donne. Al posto di spade e asce, erano armati solo della loro intelligenza, del loro coraggio, del loro eloquio”. A questa geniale capacità di creare una storia condivisa fa da contraltare l’ironia tragica – già palesata nella serie e probabilmente confermata dai romanzi in arrivo – che, secoli dopo, l’intera guerra giusta contro un altro Targaryen, il Re Folle sarà stata innescata da un’errata interpretazione dei fatti, da una storia che si è voluta credere pur di non ammettere l’inconcepibile.


Non sappiamo chi salirà sul trono che fu di Aegon, Viserys o Rhaenyra, né se verrà fuso. Tutto è possibile, e niente è eterno
Non sappiamo chi salirà sul trono che fu di Aegon, Viserys o Rhaenyra. Non sappiamo neppure se qualcuno infine deciderà sorprendentemente di fonderlo. Tutto è possibile, e niente è eterno. Nell’attesa per The Winds of Winter e A Hope of Spring, annunciati volumi conclusivi che fanno sospirare e protestare i lettori da otto anni, talvolta si esprime la pretesa d’una consumazione eccessivamente seriale; tuttavia forse c’è anche un’altra ragione, a sua volta speculare a quella per cui Tolkien, col potere della sua immaginazione ha risposto a una riserva di attesa negli anni dell’immaginazione al potere, la Woodstock di Frodo lives.
I generi narrativi sono sempre degli specchi, e la narrativa fantastica è a sua volta uno specchio, seppure incantato.
Nel seguire gli errori e le vittorie, i compromessi e al tempo stesso gli atti eroici di Tyron Lannister, Arya Stark, Jon Snow e Daenerys Targaryen, desideriamo scoprire chi salirà su quell’iconico scranno anche perché sappiamo che, nel bene o nel male, come monito o speranza, sarà comunque qualcosa di noi a assidervi, a risolvere o acuire i conflitti che ci dividono e le minacce che ci ostiniamo a ignorare, a regnare e tagliarsi negli anni che verranno.