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Il nepotismo e l’ideologia del pol. corr. hanno ucciso la meritocrazia in America

Uno scandalo sulle selezioni universitarie mostra che gli americani credono ancora nel privilegio ereditario. L'articolo del Sunday Times 

25 Marzo 2019 alle 15:27

Il nepotismo e l’ideologia del pol. corr. hanno ucciso la meritocrazia in America

Foto LaPresse

“Gli americani credono nel merito”, scrive Niall Ferguson nella sua rubrica sul Sunday Times. “I sondaggi mostrano che tra il 67 e il 70 per cento della popolazione crede che ‘i candidati nelle selezioni universitarie dovrebbero essere valutati solo sulla base del merito’. Lo spettacolo teatrale di maggiore successo a Broadway è ‘Hamilton’, una celebrazione esuberante dell’individuo auto-realizzato. Il primo segretario americano al Tesoro, Alexander Hamilton, è nato povero (‘un bastardo, orfano, figlio di una prostituta e scozzese’) ma ha letto, ha scritto e si è fatto strada ai vertici. Tuttavia, gli americani non credono affatto nella meritocrazia. Molti ricchi si sentono a loro agio con l’idea del privilegio ereditario, a patto di non seguire gli obblighi previsti dall’aristocrazia tradizionale. Allo stesso tempo, molti americani sono favorevoli e praticano sistematicamente la discriminazione razziale – anche se giustificano le quote per le minoranze come un risarcimento per le discriminazioni del passato. Il risultato di ciò è un sistema corrotto e parziale per essere ammessi nelle università più prestigiose. La scorsa settimana il dipartimento di Giustizia americano ha accusato 50 persone in sei stati di aver creato un racket per fare entrare degli studenti poco meritevoli in alcuni atenei tra cui Yale, Stanford, l’Università del Texas a Austin e l’Università della Southern California (Usc). Tra i genitori accusati c’era anche l’attrice Lori Loughlin e suo marito, lo stilista Mossimo Giannulli. I genitori pagavano William Singer, l’ideatore del racket, e lui in cambio aiutava i loro figli a barare nei testi di ammissione o a fingere delle grandi abilità sportive. Singer pagava i controllori dei test e gli allenatori universitari. Falsificava anche la storia familiare degli studenti per approfittare delle quote per le minoranze razziali. ‘Gli studenti possono entrare all’università dalla porta principale, ovvero per conto loro’, Singer ha spiegato in tribunale, ‘poi c’è chi elargisce delle grosse donazioni all’università, ma non ha un posto garantito… Io offro una via sicura per entrare all’università’. Loughlin e suo marito avrebbero pagato 500 mila dollari per fare entrare le proprie figlie, Olivia e Isabella, nella squadra di canottaggio della Usc, anche se entrambe non hanno mai toccato un remo in vita loro. Ho impiegato un po’ di tempo per capire questo sistema dopo essermi trasferito dalle università inglesi a quelle americane. A Cambridge e a Oxford sono stato impegnato direttamente nelle ammissioni. Io e i miei colleghi leggevamo tutte le candidature, i testi allegati e le risposte ai vecchi esami di ammissione. Trascorrevamo delle lunghe giornate a intervistare i candidati. Il sistema Oxbridge è stato spesso criticato per avere ammesso pochi studenti dalle scuole statali o dalle minoranze etniche, ma io non ho mai percepito il mio ruolo come quello di un ingegnere sociale. Il mio obiettivo era quello di scegliere gli studenti più brillanti, a prescindere dagli altri criteri, e la mia preoccupazione più grande era quella di distinguere gli studenti veramente intelligenti da quelli che erano stati ben preparati da altri. A me non interessava se sapessero remare o ballare. Io volevo l’intelligenza. Perché avrei insegnato a loro per tre anni e l’ultima cosa che volevo era trascorrere delle ore della mia vita con degli scemi.

   

Ad Harvard era diverso. All’inizio, ingenuamente, non riuscivo a capire il motivo per cui gran parte dei miei studenti si trovavano lì, perché – a giudicare dagli esami di metà anno – non avrebbero mai avuto un colloquio a Oxford. Mi hanno spiegato che gran parte degli studenti erano stati ammessi perché i loro genitori avevano frequentato la stessa università. Un buon numero erano entrati grazie alle quote razziali e altri in virtù dei programmi sportivi. Il sistema delle ammissioni era gestito da funzionari specializzati, non dai professori. Successivamente, quando ho visto che Harvard e altre università discriminavano i candidati asiatici – la cui proporzione sarebbe dovuta essere maggiore sulla base dei loro numeri e delle loro prestazioni superiori nei test – ho scritto un saggio per criticare il declino della meritocrazia in America.

    

Anche questa è stata un’ingenuità. La realtà è che la meritocrazia come ideale è destinata a essere imperfetta. Il nepotismo riuscirà sempre ad averla vinta, a prescindere dalla difficoltà dei test. A volte ho avuto la tentazione di aiutare i miei figli con i compiti, ma loro hanno sempre rifiutato. Il politologo Charles Murray ha sostenuto che un’élite culturale è nata negli Stati uniti perché uomini e donne intelligenti si incontrano in luoghi come Harvard, si sposano e hanno figli intelligenti. Ma se non tutti a Harvard sono intelligenti, allora la teoria è più debole. Inoltre, non è detto che i genitori intelligenti abbiano dei figli altrettanto intelligenti. Anche se fosse così, i soldi dei genitori possono rovinare i figli, sminuendo la loro voglia di sacrificarsi. Prima o poi, i soldi iniziano a oscurare il merito. Il racket mi ha colpito perché ci sono molti modi legali per fare entrare degli studenti mediocri nelle università dell’Ivy League (il gruppo delle università più prestigiose negli Stati Uniti, ndt). La legge delle conseguenze impreviste è l’unica legge della storia. Più i criteri delle università di élite sono stati distorti, più è stata veloce la diffusione dell’‘ideologia dell’intersezionalità’ nei campus universitari, che ha avuto degli effetti dirompenti. La scorsa settimana gli studenti del Sarah Lawrence College hanno occupato l’università per chiedere, tra le altre cose, di ‘rivedere’ la posizione del loro professore Samuel Abrams. La sua colpa? Aveva scritto un articolo sul New York Times per sostenere che gli amministratori delle università sono per la maggior parte liberal o progressisti.

   

Questo non è per dire che Olivia Giannulli passerà dall’essere falsa all’essere politicamente corretta. Però farebbe bene a considerarlo. La miglior forma di protezione contro i guerrieri della giustizia sociale è diventare uno di loro. E, ragazzi, immaginate quanti nuovi follower su Instagram!

    

(Traduzione di Gregorio Sorgi)

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