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Tessuti da architetto

In mostra al Met i tessili disegnati da Frank Lloyd Wright

9 Giugno 2019 alle 06:00

Tessuti da architetto

Uno dei tessuti disegnati da Frank Lloyd Wright in mostra al Met

Frank Lloyd Wright non è stato solo il paladino e inventore dell’architettura organica e delle tante “case nella prateria” portando una rivolta contro la rappresentanza e la monumentalità della fine Ottocento americano, importando una dimensione umana-concettuale (grazie anche ai viaggi in Giappone). Modernissimo ancor oggi non solo per le piante ma anche per interiors e domotiche visionarie come nella casa-studio di Chicago, monumento nazionale con luci elettriche appena inventate ma già incassate nel soffitto coperte da carta di riso, tipo fratelli Castiglioni; e arie condizionate primordiali. Wright, nato nel 1867, morto nel 1959, si dilettò anche di tessuti, seppur a fine carriera, e col necessario understatement. Così, oggi, anche per celebrare l’anniversario della morte, in mostra al Metropolitan di New York ecco “Frank Lloyd Wright Textiles: The Taliesin Line, 1955–60”, tessuti appunto e carte da parati che gli vennero richiesti come auto-omaggio dalla rivista House Beautiful, insieme ad altri oggetti ispirati a suoi edifici.

 

I tessili furono prodotti dalla fabbrica Schumacher e furono un gran successo, restando in commercio per decenni (mentre l’oggettistica non andò tanto bene). L’attività tessile di Wright ispirò poi i suoi piccoli fan del Bauhaus dove la tessitura era una delle materi principali (mentre l’architettura venne insegnata solo a un certo punto). In mostra al Met ci sono nove tipi di tessuti e carte da parati, mentre il nome di Taliesin richiama il luogo nel Wisconsin dove Wright costruì la sua casa di campagna e la sua scuola di architettura (l’edificio andò poi a fuoco due volte, la prima per un incendio appiccato da un servitore pazzo, che sterminò sei persone, compresa l’amante del grande architetto).

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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