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Billions, la settima e ultima stagione della serie sulla finanza prodotta da Showtime

Gaia Montanaro

Il capitolo conclusivo dell'amato show televiso, con protagonisti Damian Lewis e Paul Giamatti, riprende il vigore delle origini. Il potere e le sue varie diramazioni sempre al centro della trama 

È arrivata al suo epilogo la settima e ultima stagione di Billions, financial drama disponibile su Paramount+, Sky e Now. Serie prodotta da Showtime, scritta in modo sofisticato (e a tratti un po’ inaccessibile), in questo ultimo capitolo vede tornare al centro della narrazione uno dei personaggi cardine ovvero Bobby “Axe” Axelrod, miliardario fondatore di una società finanziaria specializzata in hedge found. Il suo nemico giurato, con cui tornerà a scontrarsi (in modo atipico) nella battaglia decisiva, è il procuratore federale Chuck Rhodes (Paul Giamatti), che nel frattempo ha dovuto affrontare altrettante peripezie. Tra di loro sempre una donna: Wendy, (ex) moglie di Rhodes e consulente psichiatrica nell’azienda che fu di Axe. Dal vecchio scontro tra i due, e dagli equilibri difficilmente sostenibili, ne è però passato di tempo: Axe alla fine della quinta stagione si era dato alla fuga per evitare il carcere, permettendo a Mike Prince di prendere sempre più spazio e far galoppare le sue personali ambizioni.

Il settimo capitolo di Billions si apre con l’obiettivo da parte di Mike di correre per la presidenza degli Stati Uniti come indipendente (i soldi possono molto, quasi tutto, nel sistema elettorale americano), obiettivo che – per essere neutralizzato - avrà bisogno delle forze congiunte di Axe e Rhodes. Bobby, nel frattempo, è riparato a Londra ed è qui che viene raggiunto da Wendy e dagli ex colleghi per cercare di convincerlo a tornare a New York per difendere l’azienda che lui stesso aveva creato. Sullo stesso fronte, ma da una prospettiva diversa, lavora anche Chuck che cerca di fermare l’ascesa di Mike e di salvaguardare la propria reputazione, già più volte minata dai trascorsi delle precedenti stagioni. Dopo un po’ di fiacca nelle stagioni centrali della serie, l’ultimo capitolo di Billions pare riprendere vigore e – complice anche il ritorno di Axe – tornare ai conosciuti fasti. È una serie di nicchia, che parla di una nicchia e alla nicchia ma per questo deve al suo interno garantire un livello di credibilità alto per poter essere apprezzata. Al centro di tutto, dal punto di vista tematico, rimane sempre il potere nelle sue varie diramazioni. Ogni legame che prende vita sullo schermo è regolato, giustificato e consolidato dal potere, dalla sua gestione e influenza (sia nelle relazioni famigliari che professionali). E l’epilogo di Billions non farà eccezione.

Ci sarà un seguito di Billions?

Dato il grande riscontro, dal punto di vista del percepito, si sta lavorando a diversi spin off della serie e ad un franchise cinematografico. La forza del mondo narrativo messo in scena (così peculiare) e l’aver creato dei personaggi identitari permetterà, si spera, alla serie di avere nuove vite. In questo senso, si sa già che ci saranno altri due progetti seriali dal titolo Millions e Trillions che racconteranno, rispettivamente, un gruppo di giovani in ascesa nel mondo della finanza e la sfera degli ultraricchi. In tutto però gli spin off di Billions dovrebbero essere quattro ergo manca ancora all’appello qualche nuova propaggine finanziaria (magari legata ad un personaggio già presente in Billions).

Qual è il tono di Billions in tre battute?

“Forse non è così male” è il grido di battaglia di mansueti e sconfitti."

“Non posso arrivare dove voglio se prima non ci arrivi tu”.

“È qui che entro in gioco io”.

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