cerca

Anastasio imperatore di X Factor (e forse dell'intero universo)

Giovane, cantautore e con un talento che "gli sfugge di mano": il rapper ci fa quasi pentire di aver cantato Mengoni per settimane. Ci vorrebbe una Maionchi per ogni adolescente italiano 

14 Dicembre 2018 alle 09:30

Le parole sono tutto. Ecco perché Anastasio ha vinto X Factor

Foto LaPresse

Quel verso di "Stranizza d'Amuri" di Franco Battiato che fa "Ccu tuttu ca fora c'è a guerra, me sentu stranizza d'amuri" è Anastasio spiegato bene. Niente di quello che c'è fuori – la guerra, la morte, le segnalazioni sul blog delle Stelle – riesce a far sfiorire il fiore: ha vinto cantando questa cosa qui, quest'impermeabilità eroica e domestica. Il suo inedito è diventato disco d'oro cinque secondi prima che Cattelan comunicasse che era suo anche il primo posto di X Factor e lui era così contento che ha detto: "Questa cosa mi è sfuggita di mano", poi ha ringraziato Maradona (come Sorrentino quando vinse l'Oscar), s'è levato la maglietta, ha abbracciato e baciato un sacco di persone, ha esultato. Esultare non è da tutti, chi ha visto “Hook Capitan Uncino” lo sa. Naomi, accanto a lui, battuta da lui, ha – se possibile – esultato ancora di più, saltandogli intorno come se avesse vinto lei.

      

     

Che brava ragazza. Il pubblico meriterebbe una medaglia al valore per essersi assunto la responsabilità di scegliere tra lei e Anastasio, che in talento differiscono quanto il 2,4 e il 2,04. Certo, sono diversi: Naomi è perfetta, sa fare tutto, se serve canta "Così fan tutte" mentre collauda la caldaia, e ha imparato pure a colorare e animare quello che porta sul palco – detto in Xfactorese, ha fatto il suo percorso – e lo ha illuminato di sé, ma forse non abbastanza, perché lei è una professionale, mantiene sempre un distacco, anche se minimo, e in televisione alla professionalità e al distacco conseguente toccano sempre i secondi posti, quando va bene.

  

     

Meno male che c'è Anastasio a salvarci dalla banalità di X Factor

Vecchie canzoncine logore, lacrime e "flow". Che voglia di punk!

  

Anastasio è un rapper ed è un cantautore, è impreciso, è ragazzino (ha 21 anni), è così come lo vedi, non lo sai se ha studiato (certo che ha studiato) però sai che ha l'aria di uno che fino a pochi minuti prima che lo vedessi tu sul palco stava giocando a pallone nel cortile di casa sua (in periferia, naturalmente) e sai che il suo talento è incontrollabile e irrefrenabile: sgorga, gli "sfugge di mano". Soprattutto, e prima di ogni cosa, Anastasio ha vinto perché sa usare le parole. E non è una questione di rap (va bene, è anche una questione di rap, ma poco). E' che le parole non sono solamente importanti, sono tutto. Sono la meta e sono l'origine, le direzioni della rivoluzione, il potere, il mondo per com'è e pure per come potrebbe essere: le parole sono gli infiniti mondi, le possibilità, le combinazioni, il poliamore, l'eternità.

  

Quando Mara Maionchi dice che Anastasio è un disturbatore, dice che Anastasio è pericoloso, come tutti quelli (pochi) che sanno usare le parole, e che se poco poco sono stronzi diventano facilmente dittatori, o avvocati. Quando ha chiuso Mic, un giornale online "per millennial" di grande successo, Margaret Sullivan ha scritto sul Washington Post che è stato per colpa dell'abbandono progressivo delle parole, che i giornalisti della testata hanno creduto di poter sostituire con i video, e le gif, e le foto, e le diavolerie digitali: per un po' ci abbiamo creduto tutti e qualcuno ci crede ancora. Invece, le parole sono insostituibili, i giornali si fanno con le parole, punto e basta. I lettori di Mic, pure molto affezionati, non hanno gradito i clippini al posto degli articoli e infatti flop, bum.

    

Speriamo che Anastasio finisca in buone mani, che non venga rovinato da un produttore o da un discografico. Bisogna anche portarlo via da Milano, visto che ieri durante un daily ha detto "l'ho visto molto preso bene" – che trauma, è stato come sentire Bruno Lauzi dire "Bella lì".

    

   

Per Anastasio ci vuole una Maionchi, che ieri nel presentarlo ha detto: "E’ stato bello portare in finale un rapper, io che alla mia età di 2500 anni non capisco niente di rap e temevo di rovinarlo e dargli i consigli sbagliati, quindi non gli ho dato nessun consiglio e lui è arrivato in finale". Ci vorrebbe una Maionchi per ogni adolescente italiano, specie se appassionato di Sfera Ebbasta: una mamma che c'è e basta, e ti segue, e ti osserva, ed è vigile, e ti lascia inciampare e andare incontro al luccio famelico anche se sei pesciolino, come Mago Merlino con Semola, perché sa che puoi sbrigartela da solo, se davvero non vuoi farti mangiare.

   

Qualche fesso, ieri, s'è preso la briga di risalire ai mipiace che Anastasio ha piazzato sui social network e ne ha dedotto che il ragazzo sarebbe un "sovranista con simpatie fasciste", perché c'è il suo like a qualche status di Salvini, di Diego Fusaro, di CasaPound. Ne è nata una polemica, ma come puoi scrivere quei versi e apprezzare la Lega, come puoi essere un artista e votare a destra, e tutto un sommovimento di idiozie da pensiero dell'hashtag che hanno avuto la rilevanza che meritavano: nessuna. Vedrete, però, se il povero Anastasio non avrà rogne, se non si troverà a rispondere, per mesi (anni?) alla domanda: "Come concili l'estrema destra con il cantautorato rap?". Povero Anastasio.

      

Sugli altri concorrenti: Luna è stata bravissima, s'è anche auto definita "un piccolo morbido Black mamba", e dev'essere stato per questo che Agnelli non s'è azzardato troppo a stravolgerla (pur avendola danneggiata appioppandole un inedito inascoltabile). Luna è bravissima e adrenalinica e basta, però, e al suo posto avrebbe dovuto arrivare quella deliziosa fanciulla che aveva cantato "La sera dei miracoli" di Dalla, facendoci cascare tutti dalla sedia (ragazzina, ciao, come stai? Non c'è stata puntata che non t'abbiamo pensata, tanti baci e stai bene e canta, non fare che ti laurei in medicina, per piacere).

  

  

Sui Bowland nulla da dire, faranno carriera fuori. A Milano è pieno di locali che hanno bisogno di prestigiosa musica lounge, e vuoi che non ci sia un futuro di radiosi festival di finta avanguardia per un gruppo che riesce a far suonare le coppette del gelato a un suo componente. 

    

Sugli ospiti. Tommaso Paradiso è come la metropolitana di Roma: dopo una corsa, è distrutto, annientato, in affanno, dategli del Danacol prima che sia troppo tardi. Ieri per aver fatto mezzo scivolata ha quasi avuto un infarto: la fine dei vent’anni spiegata bene.

Di Marco Mengoni (che è sempre più uguale a Ildo Damiano), davvero abbiamo passato settimane a cantare: "Mentre il mondo cade a pezzi io compongo nuovi spazi mi allontano dagli eccessi" (la descrizione perfetta di Alessandra Mussolini che in collegamento da Strasburgo dopo l'attentato di due giorni fa diceva che non gliene fregava niente di niente, voleva solo sapere cosa le sarebbe capitato, se era in pericolo, se sarebbero andati a prenderla)? Prima di farlo cantare con tutti i concorrenti, in apertura di puntata, gli autori hanno pensato bene di mostrarci un video con "le reazioni dei ragazzi alla notizia che avrebbero duettato con Mengoni!", cioè un saggio breve sulla coazione all'entusiasmo che è il dramma più potente del nostro tempo, oltre che la ragione per cui sul consenso abbiamo le idee tanto confuse (se mi metti una telecamera in faccia mentre mi dici "Canterai con Mengoni!", è chiaro che ho il dovere di reagire come se mi avessi detto che sono il delfino di David Bowie, dimenticando che sono solo una sardina).

  

  

Ragazze (millennial), ma davvero ci è piaciuto Marco Mengoni? Adesso non ci piace più, vero? Siamo cresciute? Ieri abbiamo tutte votato Anastasio, no? Se facciamo un figlio, speriamo ci venga come lui, che ha solo vent'anni e quindi è ancora stupido davvero, pensa che cosa diventerà a trent'anni. Vedete quant'è bello e promettente il futuro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi