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Non è che non ci sono più idee in tv, è che sono i vecchi a fare nuova tv

Il ritorno di La tv delle ragazze, del Maurizio Costanzo Show, di Portobello, gli anni che non passano a Striscia la notizia. Perché il recupero di programmi non è solo figlio della pigrizia degli autori

9 Novembre 2018 alle 14:52

Non è che non ci sono più idee in tv, è che sono i vecchi a fare nuova tv

Foto LaPresse

Invecchiare fa schifo. Non è solo la risposta che diede Cher a Oprah, è anche quello che pensa Emile Ratelband, un dj e guru olandese (che è già una bio che compete con quella di Gio Evan), il sessantanovenne che si abbassa l’età per avere più match su Tinder, ed è seriamente intenzionato ad abbassarsela legalmente a quarantanove anni, che è quella che secondo lui dimostra (glielo dicono anche i medici, probabilmente prima di fargli il controllo per la prostata). Ratelband ha pensato che, in tempi liquidi in cui i transgender possono cambiare genere sessuale, anche a lui dovrebbe essere permesso cambiare dati anagrafici (peggio di quella volta in cui Madonna nel ritirare un premio tirò un pippone sull’ageism e disse che non la passavano in radio perché è una vecchia). Siccome ci troviamo nei Paesi Bassi, prima di mandarlo a quel paese il giudice lo prende sul serio, e per dissuaderlo gli chiede come si sentirebbero i suoi genitori, dato che il suo nuovo compleanno starebbe a significare che non lo hanno cresciuto. Pare abbia risposto che i genitori sono morti.

  

  

La relazione col tempo che passa è il tema del bel monologo di Lella Costa alla Tv Delle Ragazze, Rai Tre (oggi che si è ragazze fino alla menopausa è un titolo molto attuale).“Dobbiamo saper riconoscere i segnali” della vecchiaia, dice, e li elenca: il giorno in cui compri delle scarpe brutte solo perché sono comode, quando ti cedono il posto in metropolitana, il giorno in cui accetti il posto in metropolitana, il giorno in cui non te lo cede nessuno e inizi a lamentartene ad alta voce. Il giorno in cui tutti i medici ti dicono che i tuoi sintomi sono compatibili con l’età.

  

La prima puntata andò in onda nel 1988, era un’idea di Bruno Voglino, capostruttura della Rai Tre di Guglielmi. Ospitato sul divano di Parla con me (non si butta via niente, manco il mobilio), Serena Dandini gli chiede come gli sia venuto in mente di dare quella possibilità a una tv di sole donne. Voglino dice che la risposta è la stessa di trent’anni fa: non gli andava che le donne fossero solo belle statuine. E così emerse una generazione di comiche da Cinzia Leone ad Angela Finocchiaro, da Sabina Guzzanti a Francesca Reggiani. Lo scouting si faceva in teatro. Oggi si fa sul web come dimostra la co-conduzione di Martina Dell’Ombra, influencer salviniana, e delle Sbratz.

 

La tv è seriale e ripetitiva per definizione eppure negli ultimi tempi lo è di più. Non è solo il recupero di programmi per retromani e l’effetto nostalgia (altri esempi: il Portobello di Clerici, il Rischiatutto di Fazio), che sono figli della pigrizia immaginativa come scrive Aldo Grasso. È anche che se in un giovedì fai zapping trovi i merluzzi che cadono sui vip del Grande Fratello, la marchesa che bacia ancora Walter Nudo (e ancora Walter Nudo in un reality), Patrizia Rossetti e Maria Teresa Ruta che scroccano passaggi a Pechino Express (Rai 2), e se giri canale trovi Cinzia Leone che ti fa la gag sulla Signora Vaccaroni (che comunque, va detto, resiste al tempo molto meglio di Sabina Guzzanti che imita Marco Travaglio).

 

Eppure anche quelli che resistono al tempo sono sempre uguali a sé stessi. Mercoledì sono stati i trent’anni di Striscia la Notizia, trent’anni di scontrini non fatti, scarichi abusivi nei prati, rincorse di vip attappirati, mercati abusivi in cui le telecamere riprendono la folla e la folla riprende col cellulare la troupe televisiva. Trent’anni di late show all’italiana, l’unico che abbia funzionato, quello con Ezio Greggio e Enzo Iacchetti dietro al tavolo, con le veline e l’apparizione del Gabibbo, l’unico che secondo Ricci possa dire agli altri “è una vergogna”, perché non ha orecchie per ascoltare, parla di pancia, mai un dubbio. Ricci scrive che “in tv qualunque banale pupazzo, se bercia o arringa moraleggiando, può ottenere il massimo della credibilità e popolarità. Il Gabibbo dice agli altri: 'Testa di besugo', non accorgendosi di essere lui stesso nient’altro che una testa di besugo”.

 

Le idee in televisione sono finite? In CR4 La Repubblica delle Donne, Rete4, di Piero Chiambretti abbiamo un altro pastiche di programmi chiambrettiani: le drag in lip sync, le interruzioni brechtiane dei freak, le interviste coi vip. I vecchi personaggi della tv che fanno la nuova tv. In questo senso il Maurizio Costanzo Show, Canale 5, è esemplare: da fucina di talenti s’è trasformato lentamente a salotto di personaggi intramontabili (oggi i Diego Fusaro nascono sul web e non hanno bisogno di Costanzo per emergere, ma possono andare lì come in qualsiasi altro programma per farsi validare dalla tv). Qualche settimana fa ha aperto la nuova stagione (la prima è del 1982, oltre quattromila puntate) con tutti gli ospiti d’epoca: Fabrizio Corona, Vittorio Sgarbi, Alba Parietti, Roberto D’Agostino, Platinette. C’era un clima di cazzeggio generale, intuito da Sgarbi (“mi pare ci sia una regressione infantile”), che alla domanda “da vecchio come ti vedi?” ha risposto a Costanzo “Finché ci sei tu mi sento meno vecchio”. E poi ha raccontato una storia sul tempo che ci riguarda. Una volta venne da lui Gualtiero Jacopetti settantenne cercando consulenza sul tema in cui Sgarbi eccelle, le donne, e gli chiese come fare con una trentenne che non lo voleva. Sgarbi gli disse: la tecnica è aspettare. Dopo qualche anno si incontrarono ancora, e Jacopetti gli disse: “Sai che avevi ragione? Non la voglio più”. E Sgarbi ne conclude: ecco, questo siamo noi.

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