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Le decisioni del governo su Immuni

Privacy e nessun obbligo di adozione. Perché per avere qualche possibilità che la app contro il coronavirus funzioni è necessario puntare tutto sulla fiducia

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

30 Aprile 2020 alle 10:55

Le decisioni del governo su Immuni

(LaPresse)

Mercoledì notte il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legge che contiene, tra le altre cose, il quadro normativo in cui si andrà a inserire l'adozione di Immuni, la app scelta dal governo per fare il tracciamento dei contagiati da coronavirus. Al suo interno ci sono poche novità e molte smentite di alcune delle ipotesi fantasiose fatte circolare in questi giorni dai media, complice una comunicazione istituzionale poco trasparente: la app non sarà obbligatoria, non ci saranno braccialetti elettronici stile arresti domiciliari, chi non la utilizza non subirà alcun tipo di limitazioni. Il sistema inoltre sarà rispettoso della privacy dei cittadini e cancellerà tutti i dati raccolti alla fine della crisi da Covid e comunque non oltre il 31 dicembre di quest'anno. Anche il garante per la privacy Antonello Soro ha dato parere favorevole alla sua adozione, con obiezioni minime.

   

Il governo ci ha messo un po', ma alla fine ha preso le decisioni giuste, perché l'unico modo per garantire che la app sia adottata da un largo numero di persone è attraverso la fiducia. Se il governo non avesse cercato di lavorare sulla fiducia e avesse optato per incentivi e coercizioni (se non scarichi la app la tua libertà di movimento sarà parzialmente limitata, per esempio) è probabile che tutto il progetto sarebbe finito in un buco nell'acqua – oltre che in un gran guaio giudiziario. Così, invece, rimane viva la possibilità che la app possa essere d'aiuto. I dubbi sull'effettiva efficacia di questi sistemi rimangono, ma se c'è un modo per farli funzionare è senz'altro questo.

  

Il decreto legge di ieri metteva in campo i princìpi, ma si aspetta la sua approvazione e la promulgazione di un decreto attuativo per confermare gli elementi più tecnici, come l'adozione di un modello di raccolta dati decentralizzato, che è il più rispettoso della privacy. Il governo spera di rendere disponibile la app entro la seconda metà di maggio, ma è possibile che ci vorrà più tempo. Intanto, ieri Apple e Google hanno cominciato a distribuire agli sviluppatori la versione di test del loro sistema di "notifica delle esposizioni" al virus (loro non lo chiamano "tracciamento dei contatti" perché sperano di tenere basse le aspettative) che si integrerà con la app del governo. Nelle schermate degli smartphone avremo un pulsantino per accendere o spegnere il tracciamento.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    01 Maggio 2020 - 01:24

    Cioè chi mi spiega? Io sono malato, so di essere positivo, mi iscrivo alla app e poi me ne vado in giro bello bello e la gente lo sa e si scansa? Oppure sto benissimo, da Dio, mi registro come sano, poi un attimo dopo mi contagio, divento a mia volta contagioso e per 14 giorni me ne vado a spasso con Immuni che garantisce per me? Oppure per mesi se rimanessi asintomatico?

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