La Signora dei droni

Valerio Valentini

Velivoli per disinfettare le città e robot-infermieri. Così le idee della Pisano hanno fatto perdere tempo

Roma. Che droni e robot fossero croce e delizia di Paola Pisano, lo avevano capito da tempo, a Torino. Dove la Pisano, da assessore della giunta Appendino, era concentratissima sugli spettacoli coi droni, mentre l’anagrafe del comune, che lei voleva velocizzare arruolando due “smart robot” che poi non sono mai entrati in funzione, andava in tilt. E siccome le passioni sono dure a morire, ecco che la Pisano, intanto promossa ministro dell’Innovazione nel governo giallorosso, è tornata a vagheggiarne un uso avveniristico alla prima occasione utile. Che però era anche la meno adatta. Perché in tempi di pandemia bisogna essere quantomai pragmatici e risoluti.

 

E invece il 20 marzo la Pisano lancia il bando “Innova per l’Italia”. Rivolto, oltre ad aziende in grado di reperire o produrre tamponi mascherine e respiratori, anche a chi si proponesse di realizzare “strumenti e tecnologie all’avanguardia utili per la prevenzione e il controllo dell’epidemia quali, a titolo esemplificativo, robot che svolgono attività generalmente effettuate dagli operatori sanitari e droni per disinfettare le aree pubbliche e monitorare il rispetto dei presidi sanitari”. Ora, il tempo è una variabile non secondaria, nell’affrontare una crisi: davvero il 20 marzo si registrava l’urgenza di medici-robot? Davvero c’era la possibilità di produrne rapidamente un numero significativo da distribuire ai vari ospedali provati dalla lotta all’epidemia?

 

Quanto ai droni, colpiscono due cose. La prima è che, fatta eccezione per i mezzi militari, gli altri sono attrezzati per sorreggere un peso non molto superiore al chilo: e dunque, con un litro di liquido caricato da ciascun aeromobile, quanti droni dovrebbero circolare per i cieli e le strade delle città, per “disinfettare le aree pubbliche”? Senza contare, poi, che il 24 marzo la Pisano, interrogata sull’uso dei droni, dichiarò pubblicamente che “questa tecnologia la vedo più come modalità logistica, il controllo è una modalità che normalmente non mi piace”. Era forse ignara che quattro giorni prima aveva lanciato un bando in cui i droni venivano pensati come strumenti “per monitorare il rispetto dei presidi sanitari”? Come se non bastasse, le procedure di verifica su questo bando hanno anche finito col rallentare quelle della task force nominata dalla Pisano stessa col compito di individuare la app per il contact tracing. Questo, almeno, è ciò che tre membri di quella task force ci hanno confermato, segnalando come siano trascorsi otto giorni tra la consegna della scheda tecnica di valutazione fornita al ministero dai tecnici, il 16 marzo, e l’apertura effettiva della “call” per raccogliere i progetti delle app, il 24. Nel mezzo, appunto, il bando “Innova per l’Italia”. Che si è chiuso il 17 aprile, ricevendo 2.315 proposte. Quante di queste siano riferite a droni e robot, nessuno ha saputo dircelo, nello staff del ministro Pisano.

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