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Scorporare Big Tech

Spezzare Amazon, Apple, Facebook e Google? Negli Stati Uniti c’è un accerchiamento di inchieste

21 Agosto 2019 alle 10:01

Scorporare Big Tech

Foto LaPresse

Milano. Negli Stati Uniti il dibattito sull’utilizzo dei poteri dell’Antitrust per contenere il predominio delle aziende tecnologiche della Silicon Valley ha fatto un gran salto di qualità in pochi giorni. Da tempo si parla di indagini Antitrust in corso e a giugno la Federal Trade Commission (Ftc) ne ha aperta una nei confronti di Facebook. Ci sono inchieste in corso su Big Tech anche da parte del dipartimento di Giustizia e del Congresso, ma sono tutte alle prime fasi. Finora la Silicon Valley ha sempre ritenuto di poter parare il colpo. Queste indagini impiegano anni per essere portate a termine, e l’Ftc, per esempio, è considerata una bestia dai denti spuntati. La sua ultima azione contro Facebook per il caso Cambridge Analytica è risultata in una multa ridicolmente bassa se paragonata al valore di mercato del social network, e nella totale incapacità di imporre restrizioni contro la violazione sconsiderata della privacy degli utenti. Da qualche giorno, tuttavia, le cose sono cambiate in maniera considerevole perché si è cominciato a parlare per davvero di scorporo dei monopoli. Significa: disfare le grandi acquisizioni che hanno trasformato Amazon, Apple, Facebook, Google in aziende tentacolari che estendono i loro domini su molti campi del business, quasi incontrastate. Il caso più citato è quello di Facebook, che sarebbe scorporato da WhatsApp e da Instagram.

 

La candidata democratica Elizabeth Warren parla da tempo di questa possibilità ma con le primarie e le elezioni generali ancora da vincere contro Donald Trump il suo piano era una promessa elettorale tra le tante. Altri politici ne hanno parlato in varie occasioni, a testimonianza del fatto che la temperie è cambiata in maniera radicale, ma ancora la possibilità di azioni concrete era lontana. 

 

Negli ultimi giorni, invece, si sono verificati tre eventi che hanno portato al salto di qualità. Primo evento: la settimana scorsa Joe Simons, il capo della Ftc, in un’intervista a Bloomberg per la prima volta ha pronunciato la parola “break up” in senso possibilista, come a dire: siamo pronti a scorporare le aziende di Big Tech se sarà necessario. E’ un annuncio notevole per il funzionario federale di un’Amministrazione repubblicana considerata molto pro business. Secondo evento: sempre Simons, questa volta in un’intervista pubblicata ieri sul Financial Times, ha detto che intende portare a termine l’indagine su Facebook entro le elezioni americane del 2020, dunque entro un anno. Soprattutto, ha detto di essere preoccupato perché Facebook si sta muovendo di gran carriera per integrare i suoi prodotti, con l’obiettivo non detto ma palese di renderne più difficile lo scorporo. Cosa significa? Quando Facebook ha comprato WhatsApp e Instagram ha tenuto la loro struttura societaria e i loro prodotti praticamente indipendenti. Instagram e WhatsApp sono due app separate da Facebook, hanno strutture diverse e sono gestite da team di ingegneri separati. Da poco più di un anno, tuttavia, Facebook ha cominciato a integrare strettamente i prodotti, le strutture e i team perché, come nota Simons con il Financial Times, separare le uova strapazzate è molto più difficile. Il fatto che il capo della Ftc faccia queste considerazioni – e le racconti a un grande giornale finanziario – è indice del fatto che lo scorporo è una possibilità seria.

 

Terzo evento: ieri il Wall Street Journal ha rivelato che i procuratori generali di più di una dozzina di stati americani, sia di nomina democratica sia di nomina repubblicana, hanno formato una task force congiunta per aprire un’indagine Antitrust contro Big Tech. Qui non si parla necessariamente di scorporo (l’iniziativa dei procuratori è ancora riservata e sarà rivelata il mese prossimo), ma di accerchiamento. Se l’Ftc, il dipartimento di Giustizia, il Congresso americano e i procuratori generali a livello statale stanno tutti indagando sulle pratiche monopolistiche delle grandi aziende tecnologiche della Silicon Valley, è chiaro anzitutto che la questione ha ormai superato le barriere partitiche, ché tanto i democratici quanto i repubblicani hanno le loro ragioni per non amare Big Tech. Con così tante indagini aperte, inoltre, è probabile che da qualche parte un colpo bello duro finisca per arrivare.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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