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La saturazione dello streaming

Netflix pubblica risultati deludenti e ha un problema nel mercato americano

19 Luglio 2019 alle 06:04

La saturazione dello streaming

foto LaPresse

Netflix, la società di streaming americana, ha pubblicato i peggiori risultati trimestrali della sua storia. Si aspettava un aumento degli iscritti di cinque milioni e ne sono arrivati soltanto 2,7. Si aspettava di aggiungere 350 mila abbonati negli Stati Uniti, che è ancora il suo mercato principale, e invece ne ha persi 126 mila, e questa è la prima volta che il mercato americano di Netflix si restringe – la ragione più probabile sono gli aumenti dei prezzi degli abbonamenti, approvati negli scorsi mesi.

 

Il ceo Reed Hastings ha ostentato tranquillità (in fondo i numeri globali sono in rialzo), ma ieri il titolo dell’azienda ha perso in Borsa più del 10 per cento. Sembra che ci sia un distaccamento tra come va Netflix e come va il mercato dell’entertainment in America e nel mondo. Siamo ancora in quello che gli esperti definiscono “peak TV”, il momento di massimo splendore della serialità televisiva, e questo è facilmente dimostrabile dal fatto che tutti, ieri, non parlavano d’altro che del lancio della terza stagione di “La casa de papel”, su Netflix. La società di Hastings sembra seduta su uno dei mercati più promettenti del mondo. Ma l’avanzare della concorrenza – e il timore che il mercato possa saturarsi – potrebbe essere un ostacolo duro da superare. Negli Stati Uniti, negli ultimi mesi, hanno annunciato o lanciato il loro servizio di streaming Disney, Apple, Hbo (la casa produttrice di “Game of Thrones”), Nbc Universal, mentre concorrenti storici come Amazon Prime Video e Hulu si sono rafforzati. C’è un limite al numero di abbonamenti mensili che una famiglia può pagare, e il diluirsi dell’offerta potrebbe portare a una diminuzione delle entrate per Netflix.

 

Ma c’è un campo in cui la società ha un vantaggio strategico: i mercati internazionali. E’ da anni che Reed Hastings butta milionate in mercati anche periferici come quello italiano o quello danese, e adesso può contare su un catalogo importante e variegato di intrattenimento non americano. Forse la salvezza di Netflix non è in patria.

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