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Huawei è ovunque

Gli stand, i “foldable” e i badge. Dalla superfiera tech si torna con una sensazione: la Cina è in vantaggio

Eugenio Cau

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cau@ilfoglio.it

28 Febbraio 2019 alle 10:49

Huawei è ovunque

Richard Yu, ceo della divisione prodotti consumer di Huawei presenta il nuovo smartphone pieghevole Huawei Mate X al Mobile World Congress 2019 (foto LaPresse)

Barcellona. Al MWC, la più grande fiera tecnologica d’Europa, una delle più grandi del mondo, si circola con un grosso badge attaccato al collo. Un ingombrante cartoncino di carta plastificata, che è obbligatorio tenere sempre bene in vista. In tasca non va bene, ché le migliaia di assistenti dell’organizzazione che parlano inglese con forte accento catalano controllano il tuo badge praticamente ogni 50 metri, e perché c’è dentro della tecnologia: chi vuole ricontattarti appoggia il cellulare sul cartoncino, e gli appaiono sullo schermo tutti i dati personali. Contando che al MWC partecipano centinaia di migliaia di persone, la fiera è una grossa selva di badge che penzolano da un nastrino. Il nastrino, ovviamente, è brandizzato. E il brand che ha investito somme ciclopiche per apparire in centinaia di migliaia di nastrini sopra le camicie dei ceo e le magliette degli influencer è, altrettanto ovviamente, Huawei, il gran dominatore di tutta la fiera. Alcune aziende, le più grandi, hanno il loro nastrino personalizzato, ma sono rari. Tutto il MWC gira per la fiera con il nome di Huawei che gli penzola addosso.

    

La parola Huawei si sente un po’ dappertutto e si vede in ogni angolo. Il gigante delle telecomunicazioni cinese ha gli stand più grandi di tutta la fiera, ne ha montati ben tre, in tre padiglioni diversi. Gli spazi pubblicitari della fiera sono in gran parte occupati da Huawei. Gli eventi della compagnia sono stati i più seguiti. L’intera città di Barcellona è tappezzata di pubblicità di Huawei. Niente di cui stupirsi: è da qualche anno ormai che la compagnia cinese spende quantità di denaro mai viste per la sua campagna di penetrazione aggressiva del mercato europeo, una delle più riuscite di sempre: fino a pochi anni fa Huawei era un brand per telefoni di plastica, adesso è un marchio di lusso che se la gioca alla pari con tutti i grandi, e spesso li supera.

  

Quest’anno, tuttavia, Huawei non è soltanto onnipresente quando si parla di investimenti pubblicitari. Ha dominato il discorso sui prodotti di elettronica di consumo, con il suo smartphone pieghevole, il famigerato “foldable”. Il prodotto di Huawei è stato il più guardato e commentato di tutta la fiera, e ha messo in ombra uno smartphone simile di Samsung, che per una volta non è riuscito a prevalere sul design industriale – anche questo era impensabile soltanto pochi anni fa.

   

Soprattutto, Huawei è stato l’argomento di discussione prediletto di tutti i partecipanti alla fiera, se escludiamo gli scambi di informazioni sugli stand dove erano offerti aperitivi gratis. Con la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ancora in corso; con Meng Wanzhou, la figlia del fondatore dell’azienda, agli arresti in Canada; con tutti i governi europei che sono sul punto di prendere una decisione sul bandire o meno la compagnia cinese dai propri mercati; con le pressioni americana da un lato e cinese dall’altro che montano; con il segretario di stato Mike Pompeo che annuncia che l’America non condividerà segreti con gli stati che usano Huawei per il 5G; con la concorrenza europea che sta a guardare e i provider telefonici che temono per i loro contratti, ogni singola conversazione è stata una ridda di ipotesi sul futuro di Huawei.

  

Questa ossessione, tuttavia, non ha fatto che evidenziare il gran dominio che l’azienda ha mantenuto sulla fiera tecnologica più importante d’Europa. Nel Vecchio continente, Huawei dovrebbe sentirsi sotto attacco, a giudicare dalle cronache dovrebbe essere in ritirata. Retroscena da tutta Europa dicono che gli Stati Uniti stanno facendo pressione per cacciarla da Regno Unito, Germania, Italia, Polonia e altri paesi. Eppure a Barcellona l’azienda ha mantenuto il suo abituale atteggiamento aggressivo, ha sfoggiato tecnologia notevole, ha riversato una montagna di denaro in eventi, promozioni e strutture, si è comportata da padrone di casa e ha fatto capire: provateci, a farmi sloggiare da qui.

     

Se l’Europa è diventata uno dei principali terreni di contesa della grande guerra per il predominio tecnologico attualmente in corso tra Stati Uniti e Cina, e se Huawei è uno degli elementi fondamentali all’interno di questa guerra, si può dire tranquillamente che dall’osservatorio del MWC la Cina sembra in vantaggio. La sua presa sul tessuto innovativo europeo è fortissima, se gli Stati Uniti vogliono riconquistare i loro alleati storici le minacce diplomatiche non bastano.

Eugenio Cau

Eugenio Cau

E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    28 Febbraio 2019 - 16:04

    Huawei non è un marchietto cinese che improvvisamente ha fatto il botto. Huawei fabbricava ottime chiavette internet (ne ho ancora qualcuna in qualche cassetto a casa) almeno 15 anni fa. E non si limitava alle chiavette. Insomma è una azienda che ha un retroterra notevole per cui non mi stupisce che faccia ora concorrenza a Samsung e ad Apple. La Cina... Signori miei la Cina è ormai un colossso e forse lo è sempre stato. Ha una storia millenaria, Era già un impero 3000 anni prima di Cristo e noi occidentali l'abbiamo sempre snobbata solo perchè era geograficamente lontana. Ha avuto i suoi periodi di crisi come succede a tutti gli imperi ma ora con essa dobbiamo farci i conti. E', come in fondo è sempre stata, demograficamente possente, tecnologicamente avanzata (basti pensare alla polvere da sparo) e totalmente disinteressata al concetto di democrazia. Una miscela che può essere esplosiva e che rende l'unificazione politica dell'Europa una urgente necessità. Capito sovranisti?

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