La vera arma dei terroristi è il loro credo, non le loro bombe So che l’arma più formidabile nelle mani del mio nemico è il suo credo, non il suo kalash; e che il punto di fragilità dei miei amici occidentali è il fantasma miscredente della libertà, l’attaccamento alla vita dell’al di qua intesa come vitalità che esclude i non nati, le famiglie disperse e sconfitte, la virtù, la devozione e la pietà. Giuliano Ferrara risponde ad Adriano Sofri e Michele Serra 18 NOV 2015
Le scarpe, le mutande, la lattina Lo Stato islamico dice di aver messo la bomba del Sinai in una Schweppes. Le bombe che più fanno paura sono quelle che potrebbero stare addosso anche a noi, nascoste dove mettiamo i soldi quando abbiamo paura di essere borseggiati, nei tacchi delle scarpe che ti togli ogni volta che fai il controllo in aeroporto. Redazione 18 NOV 2015
Sisi alle prese con gli attentatori del Sinai La commissione d'inchiesta russa dice che l'A321 abbattuto in Egitto è opera di un attentato terroristico. Il Cairo resta prudente. La guerra allo Stato islamico e il fascino di Putin 17 NOV 2015
E’ rimorto il falco liberal Distinguo, approcci cavillosi, cautela. A sinistra la guerra è tabù. L’approccio “noi contro di loro” è già finito da tempo, complice la dottrina di Barack Obama, che la guerra al terrorismo l’ha fatta e la sta facendo, ma ha edulcorato i termini “per non ripetere gli errori del passato”, introducendo, e infine imponendo, quel metodo legalistico che ha ridotto una battaglia di idee a un manuale di quel che è legittimo o no fare. 17 NOV 2015
Perché terrorismo e guerra (potenziale) rilanciano le Borse Parigi più 2,77 per cento, Francoforte più 2,41, Londra più 1,99, Milano più 2,36. C’eravamo dimenticati che la guerra fa bene all’economia Marco Cecchini 17 NOV 2015
Gli stivali del Cav. Perché il centrodestra è più credibile quando parla di guerra all’Is: guerra, ma guerra vera, con soldati sul campo e un concerto di nazioni occidentali alle spalle, unite dalla volontà di cancellare il Califfato dalla mappa geografica per meglio regolare i conti con i loro terminali insediati in Europa (Russia compresa) e negli Stati Uniti. Alessandro Giuli 17 NOV 2015
Belgio o Israele, tertium non datur Democrazia sotto assedio. L’eventuale distruzione della capitale del Califfato non cancellerebbe l’estremismo islamico dalle nostre società. Che fare, dunque? Due modelli. Marco Valerio Lo Prete 17 NOV 2015
Perché nella guerra al terrore Hollande rischia di essere un uomo solo La Francia si ritrova a fare i conti (e prendere la mira) con una small war dal doppio fronte, interno e esterno. Il primo riguarda la sicurezza dei propri cittadini in patria; il secondo è l’attacco al territorio occupato dalla gang dei tagliagole di Isis. Mario Sechi 17 NOV 2015
Perché Renzi non deve avere paura della parola "guerra" Chiamare "iniziativa" l'intervento militare, perché di questo si tratta, è un modo farisaico per edulcorare la realtà Redazione 17 NOV 2015
Obiettivo Libia Esportare la democrazia, si diceva una volta. Oggi bisognerebbe accontentarsi di un obiettivo più modesto e immediato: bloccare l’importazione del Califfato. Redazione 17 NOV 2015