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Lo sport si fa start up

Le imprese sportive aumentano ovunque nel mondo. Anche in Italia (con qualche ritardo)

12 Aprile 2018 alle 06:05

Lo sport si fa start up

Foto LaPresse

Anche il mondo dello sport si sta riempiendo di start up, ma l’Italia per ora è un po’ indietro. E’ quel che risulta da un rapporto dell’Osservatorio innovazione digitale nell’industria dello sport che è stato costituito alla School of Management del Politecnico di Milano, e secondo il quale le start up “Digital Sport” nate nel mondo tra il 2011 e il 2016 sono state 1.012, di cui 686 finanziate, per una media di 6 milioni di dollari l’una.

    

Più della metà di queste imprese finanziate erano distribuite tra gli Stati Uniti e il Canada: 395, per una raccolta totale di 1,7 miliardi di dollari e un funding medio di 4 milioni. Duecento erano in Europa, di cui 24 in Italia. Sarebbero un po’ meno della metà delle 50 start up sportive italiane: gli investimenti raccolti nel nostro paese sono stati di appena 17 milioni di euro, con una media di 700 mila a start up. Terzo continente in classifica è l’Asia, con 53 imprese finanziate. Come investimento complessivo è invece prima, con i suoi 2 miliardi. In quest’ultimo caso ha però poco senso fare medie, perché ben 1,7 di questi 2 miliardi sono rappresentati da una società sola: LeSports, sussidiaria per gli sport di quel conglomerato cinese LeEco che appartiene al magnate Jia Yueting e i cui interessi spaziano dalla tv a internet e ai cellulari, passando per le automobili e perfino le biciclette.

  

Un po’ meno della metà di queste start up, esattamente il 48 per cento, è multisport, cioè rivolta a più discipline. L’altra metà pone l’attenzione su una sola disciplina agonistica. Negli Stati Uniti, ad esempio, il grande business è il fitness: 147, contro 17 start up ciascuna per basket e golf, e 15 per il football americano. Più che la mania per la forma fisica con cui gli Stati Uniti hanno contagiato il resto del mondo, c’entra forse il fatto che i tifosi americani non hanno uno sport egemone, ma si dividono tra i cosiddetti Big Four (baseball-football americano-basket-hockey su ghiaccio), con in più un interesse crescente per il calcio e appunto la possibilità di grandi ritorni di pubblico anche per attività più marginali come da noi il golf. In Europa invece è il calcio a dominare con 57 start up su 97, di cui 11 in Italia. Nel nostro paese, il 44 per cento delle start up considerate offre soluzioni multisport, il 22 si occupa di calcio, il 10 di fitness e il 4 di basket.

   

A livello generale, il 49 per cento delle start up Digital Sport opera nell’ambito delle performance atletiche. Cioè, soluzioni per misurare le prestazioni sportive, prevenire gli infortuni e monitorare l’allenamento e la riabilitazione dell’atleta. Il 33 delle start up analizzate si occupa invece di Fan Experience: soluzioni per tracciare e ottimizzare l’esperienza del pubblico attraverso sistemi virtuali e dispositivi mobile e strumenti per il merchandising e la vendita di biglietti online. Il 16 per cento è relativo alla gestione eventi, nel cui spettro rientrano le soluzioni per migliorare l’organizzazione degli eventi, la gestione degli stadi e degli impianti sportivi e la promozione culturale. Appena l’uno per cento riguarda l’ambito sport club, vale a dire quel settore che comprende le start up attive nella gestione dello staff e della squadra e dei rapporti con fornitori e sponsor, nella sicurezza delle infrastrutture e nella ricerca.

  

Tra le imprese che si occupano solo di calcio, però, ha il primato la fan experience, con il 49 per cento. In Italia tra le start up calcistiche sono invece le performance atletiche a dominare con il 58 per cento, contro il 20 delle fan experience, il 18 della gestione di eventi e il 4 della gestione dei club. L’Osservatorio ricorda peraltro che all’estero la gestione dei sostenitori è intesa in senso più ampio, tant’è che nel bilancio delle società la vendita dei biglietti è spesso meno importante che non merchandising, diritti televisivi o gestione del brand. In Italia, in linea con la tendenza mondiale è il primato delle piattaforme online, anche se la nostra proporzione del 54 per cento è di ben sette punti più alta di quella generale.

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