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Airbnb e la nuova filosofia dell'abitare

“A casa propria nel mondo intero” è diventato più di uno slogan. Così la startup ha realizzato l'utopia cosmopolita 

22 Febbraio 2018 alle 06:07

Airbnb è la realizzazione dell’utopia cosmopolita

Casa galleggiante di Airbnb lungo il Tamigi. Foto LaPresse

Parigi. Basta alberghi, con Airbnb puoi sentirti a casa in ogni parte del mondo. Lo slogan dell’app californiana è uno dei più riusciti nel marketing delle nuove tecnologie. Se sei un turista e vuoi passare una settimana al mare, in una capitale europea o in montagna, vuoi evitare di andare ogni sera al ristorante e capire cosa vuol dire calarti per poco nella realtà di chi il posto che tu vivi da turista lo abita tutto l’anno, devi utilizzare Airbnb. L’idea alla base non è così complessa, gli sviluppatori hanno colto le potenzialità di un servizio che mettesse in contatto una domanda e un’offerta che esistono da quando è esploso il turismo di massa.

   

Ma se, parlando dell’app californiana, lasciassimo un momento da parte il prodotto e ci concentrassimo sul messaggio che trasmette? Se Airbnb non fosse altro che una nuova maniera di abitare il mondo e il suo motto “a casa propria nel mondo intero” un adagio filosofico? E’ quanto si chiede Karine Safa nell’ultimo numero di “Time to Philo”, la newsletter curata da Gaspard Koenig, filosofo liberale francese, che analizza ogni settimana un fatto dell’attualità attraverso le lenti della filosofia. Safa spiega al Foglio perché ha iniziato a ragionare sull’argomento: “Le questioni che pone Airbnb sono nuove, e la filosofia si sofferma sul concetto di ‘abitare’ da pochi decenni, dalle famose lezioni di Martin Heidegger, ‘Costruire, abitare, pensare’. Non pretendo di avere delle risposte, il mio ruolo è porre un tema sul quale riflettere. Ed è giusto che iniziamo a chiederci se la liquidità che caratterizza la nostra società rende l’uomo più complesso, più aperto, oppure lo disumanizza. Airbnb è molto stimolante da questo punto di vista”.

  

Karine Safa è convinta che l’app californiana sia un sintomo del cambio di atteggiamento delle giovani generazioni nei confronti del possesso: “Fino a pochi anni fa le persone tendevano a installarsi in un paese, comprare la casa dove abitavano, magari cercare di comprarne anche una seconda per passarci le vacanze. Questa dimensione è sempre meno presente: oggi la priorità è data alla libertà, alla fluidità, e spesso la proprietà è percepita come poco compatibile con la necessità di cambiare in continuazione”. Ma quindi cosa vuol dire abitare? E’ un’azione meccanica, vuol dire semplicemente occupare un luogo oppure il concetto è diverso, più ampio? Secondo Heidegger abitare non indica soltanto l’occupazione di luoghi che proteggono l’uomo dall’ambiente circostante e creano la distinzione fondamentale tra pubblico e privato, ma indica, in senso più ampio, “il soggiorno dell’uomo sulla terra”.

  

La filosofa ci spiega che il rapporto con lo spazio è fondamentale in tutta l’esperienza umana: “L’uomo è il risultato dei suoi incontri, incontri che avvengono nei luoghi in cui abita. Abbiamo un rapporto molto intenso con lo spazio nel quale ci muoviamo, anche se non ci riflettiamo mai. Negli ultimi anni abbiamo aggiunto uno spazio nuovo: internet, il cyberspazio. E quindi la nozione di abitare cambia. Secondo me Airbnb riassume bene il cambiamento: mettere radici, concetto che sembrava connaturato all’abitare, non esiste più: affittate un appartamento per una settimana e poi lo lasciate. Si dice che utilizzare l’app serve a incontrare altre persone, ma spesso le chiavi vengono lasciate in cassette apposite, al bar di fronte. E’ possibile che non vediate mai il proprietario. Eppure state abitando lo stesso, perché la vostra scala non è più la singola città, ma è tutta la terra. Lo slogan è interessante per questo: non abitiamo più un posto soltanto, ma più di uno. E’ un bene ragionarci perché racconta molto del nuovo mondo che stiamo costruendo”.

   

“Che lo vogliamo o no, ‘abitare’ ha un senso politico, non soltanto filosofico, perché la parola implica una responsabilità nei confronti del mondo”, continua Safa. La tutela dell’ambiente è al centro del nostro rapporto verso lo spazio, e lo sarà sempre di più. Possiamo porci la questione: quanto ci deresponsabilizza Airbnb? Alcuni potrebbero rispondere a questa domanda dicendo che il servizio porta a non curare più il nostro habitat, d’altronde dopo una settimana andiamo via. Ma in realtà il mezzo è per definizione neutro. Ecco perché è importante introdurre la nozione di responsabilità individuale. Possiamo metterla così: Airbnb è una scusa per ragionare su come sta cambiando il nostro rapporto con l’ambiente circostante ”.

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