Rocco Commisso (foto Ansa)
1949-2026
È morto Rocco Commisso. E Firenze resta con il suo “fast fast”
Si chiude un’era fatta di passione, scontri e sogni americani che hanno attraversato l’Atlantico. La scomparsa del presidente viola attraversa la storia della città, tra calcio e politica
Se ne è andato Rocco Commisso. All’improvviso, o quasi. Non c’erano notizie ufficiali sulle sue condizioni di salute. Nei comunicati stampa della Fiorentina da un po’ di tempo compariva, affettuoso e rassicurante, il nome di Catherine, come se fossero una coppia destinata insieme fino alla fine. Paolo Vanoli, in una conferenza stampa, si era lasciato scappare che il presidente stava affrontando una difficile battaglia personale ma niente di più. Detto e non detto, Commisso, anzi Rocco (“chiamatemi Rocco”, disse subito a tutti il primo giorno a Firenze), non stava bene, e il suo silenzio sulla Fiorentina in difficoltà diceva più di molte parole.
L’èra Rocco Commisso
Il rapporto tra Firenze e Commisso è stato complesso, come in ogni storia dove l’amore è esagerato. Ci saranno, oggi, anche lacrime di coccodrillo tra chi lo piange. L’arrivo dell’imprenditore americano, in effetti, è stato dirompente per una città sonnolenta, aggrappata al turismo e ai fasti del Rinascimento. La politica, forse, si è sentita sovrastata fin da subito da quella carica arrivata dagli Stati Uniti. Non fece in tempo a prendere le misure con il sistema italiano che la battaglia per il nuovo stadio stadio ha monopolizzato per anni la vita politica cittadina e regionale. È finita con una sconfitta per Rocco: ha parlato e litigato con tutti, dal sindaco di Campi Bisenzio a quello di Firenze. Il suo sogno era regalare un nuovo impianto alla sua società sportiva, ma si è concluso con la ristrutturazione dell’attuale Franchi che, oltre alle polemiche, non sarà la soluzione ottimale per nessuno. Comune escluso, forse. Il rapporto con Dario Nardella, ad esempio, è stato spesso complesso e altalenante, segnato da momenti di collaborazione e stima reciproca alternati a tensioni e dispute. Tutto normale, se pensiamo che gli anni fiorentini di Commisso sono stati contraddistinti da una frase mantra: “fast fast”, la nemesi della burocrazia italiana.
Troppo diverso il nostro mondo, troppi anni lontano dall’Italia, per un imprenditore che misura il successo con il “fare”. Il Viola Park comunque è lì, con il suo nome, costruito in tempi che in Italia sembrano incredibili. Eppure, a ogni rallentamento, il presidente era presente nella piana di Bagno a Ripoli, a dettare i tempi. Come per la Fiorentina.
Non è arrivato alcun trofeo, ma Commisso ci ha messo passione. A volte perfino troppa, almeno per gli standard del calcio italiano. Ha tentato di rivoluzionare la Serie A mentre si affezionava a molti collaboratori che gli si erano affiancati: indimenticabile il legame con Iachini, e il dolore immenso per la scomparsa di Joe Barone, a cui aveva affidato la Fiorentina. Già, la Fiorentina. Tre finali perse non sono state una macchia, mancavano nella storia viola da troppo tempo. L’amarezza dev’essere stata enorme, come lo sarà stata per questa orribile stagione che ha vissuto da lontano. Eppure, anche in quest’annata dannata per la classifica viola, aveva provato a dare il meglio: aveva chiamato Pioli, e impostato un calciomercato come non si vedeva da anni. Le premesse c’erano tutte. Come la voglia di festeggiare al meglio i 100 anni della squadra.
Cosa accadrà alla Fiorentina
Ora c’è da raggiungere la salvezza e preparare il centenario. Le cose da fare non mancano. Di sicuro, ci saranno riflessioni sul futuro: l’unica certezza è che la famiglia Commisso, ovvero la moglie Catherine e i figli Giuseppe e Marisa, vuole onorare Rocco e “il suo amore per la Fiorentina” che “è stata la cosa più bella che si è regalato”.
A gestire la situazione saranno ora il direttore generale Alessandro Ferrari e l’amministratore delegato Mark Stephan, uomo Mediacom, sempre più presente in città. Il 4 febbraio, invece, arriverà Fabio Paratici, in veste di nuovo direttore sportivo, e la sua presenza potrebbe agevolare un eventuale passaggio di proprietà. Ma queste, per ora, sono solo speculazioni. A Rocco non sarebbero piaciute per niente.