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Dal West Ham all'Arezzo il viaggio nel calcio di Justin Neal

"Per me la Premier League dovrebbe essere una piattaforma per i migliori giocatori del mondo, ma non a costo dei tifosi", racconta l'inglese che ha deciso di abbandonare la curva degli Hammers per quella toscana

11 Marzo 2019 alle 13:53

Dal West Ham all'Arezzo il viaggio nel calcio di Justin Neal

Justin Neal è nato a Londra nel 1993, all’ospedale di Barking, zona Est, a sole due fermate di metropolitana da Upton Park, lì dove sorgeva il Boleyn Ground, il vecchio stadio del West Ham United. Famiglia sparsa un po’ ovunque è cresciuto in casa con la mamma e oggi vive a Ilford, uno degli undici centri metropolitani della capitale inglese. Lavora part-time in un pub come barista e suona in una band, che entro l’anno dovrebbe diventare il suo impiego principale, come dice lui: “Faccio musica e verso birra”, molto vicino allo stereotipo che abbiamo noi in Italia degli appassionati di calcio inglesi. Tifoso, manco a dirlo, degli Hammers, ha giocato a football a scuola e in qualche squadra del quartiere ma i primi passi li ha fatti a tre anni attaccando le figurine e sognando di diventare come Bobby Moore. In questi giorni circola in rete un servizio del terzo canale della BBC dove ammette di avere perso interesse per il calcio inglese di oggi e il West Ham United da quando si è trasferito all’Olimpico lasciando il vecchio e affascinante Boleyn Ground, essendosi contestualmente innamorato dell’Arezzo, squadra italiana di serie C, del suo tifo e del rapporto tra questo e la comunità.

 

Sei sempre stato tifoso del West Ham United?

Ci sono nato.

 

Qual è stato il momento più bello?

Probabilmente il gol in sforbiciata segnato da Paolo Di Canio al Wimbledon (26 marzo 2000, votato come migliore rete segnata a Upton Park, ndr).

 

 

Sei tifoso anche della Nazionale inglese?

Non è così semplice. Li ho sempre supportati, anche se non mi sento rappresentato, soprattutto come tifoso e poi ci sono troppi giocatori del Tottenham Hotspur.

 

Qual è il tuo idolo Hammers?

Bobby Moore è il nostro eroe, ma crescendo ho guardato Di Canio ogni settimana e lui era il mio idolo. Avevo il suo nome sulla mia maglietta e al parco ho provato a fare le stesse cose che faceva lui in campo.

 

Quando hai iniziato a non provare più le stesse sensazioni?

Per me il calcio inglese è morto da molto tempo quindi scegliere un momento in cui ho iniziato a sentirlo diversamente non è facile. Probabilmente quando il West Ham United ha annunciato che avrebbe cambiato stadio senza consultare i tifosi. Amo gli Hammers e lo farò sempre, ma questo ha cambiato le cose.

 

Tu hai dichiarato che nello stadio nuovo ti sentivi più cliente che tifoso, in mezzo a tante persone che guardavano gli smartphone, ma non credi che tutto questo possa aiutare il West Ham United a essere più ricco e magari tornare a vincere o a essere più competitivo?

I tifosi del West Ham non lo sono perché vogliono vincere il campionato o giocare la Champions League. È più importante che il club rappresenti la comunità. Forse con più soldi gli Hammers potranno diventare maggiormente competitivi, ma io sono un sostenitore con o senza gloria.

 

Cosa ti manca di più del Boleyn Ground?

Mi manca tutto. L’odore, i pub, i veri tifosi, il rumore, l’energia. Le sigarette fumate di nascosto al bagno. Era casa mia, ne amavo ogni centimetro.

 

La Premier League è il campionato di calcio più ricco del mondo, tutti lo prendono a modello, sia sportivo che economico. Per te cosa era e cos’è la Premier League?

Per me la Premier League dovrebbe essere una piattaforma per i migliori giocatori del mondo, ma non a costo dei tifosi e delle comunità. Ora i club si descrivono come ‘materie prime’ e parlano di ‘marchi’ e ‘possibilità finanziarie’. È diventato un business aziendale non un’organizzazione per migliorare la cultura del calcio inglese.

 

Il West Ham United è famoso per tanti motivi, per la sua accademia, per i grandi giocatori che ne hanno vestito la maglia e per la sua rivalità con il Millwall, cos’è per te?

Il West Ham è una parte della mia identità. La cultura dell’East London sta scomparendo, ma ogni partita al Boleyn era un pellegrinaggio alle mie radici.

 

Abbiamo letto dei report nei quali si narra che i tifosi inglesi si starebbero innamorando della Bundesliga per il tifo e l’atmosfera, è vero?

I tifosi inglesi vedono il potere che hanno quelli tedeschi e sono gelosi. I biglietti in Germania sono molto meno costosi che in Inghilterra. Le atmosfere tedesche sono forti. Ma alla fine siamo ancora capaci di cantare e far vibrare gli stadi proprio come in Bundesliga.

 

Cos’è per te il calcio?

Un sacco di cose. Può essere un modo di vivere. Alcune persone sono ossessionate da ciò che accade sul campo, alcune persone sono ossessionate da ciò che accade in curva. Alcune persone sono appassionate di entrambe. In definitiva il calcio è un modo di essere parte di qualcosa e di appartenere a una causa, sia che tu giochi o tifi.

 

Che idea avevi del calcio italiano?

Prima di arrivare in Italia avevo letto un libro e sapevo che gli italiani erano pazzi per il calcio. In Inghilterra vediamo il football come uno stile di vita, ma pensiamo che gli italiani lo considerino una religione.

 

Tifavi per qualche squadra di serie A?

Tifo solo una squadra in Italia e questa è l’Arezzo.

 

Come hai conosciuto Arezzo e l’Arezzo?

Sei anni fa stavo lavorando in un negozio a Londra con un ragazzo di Arezzo, Fernando. Abbiamo parlato di calcio e ha detto che gli piaceva il West Ham, quindi abbiamo fatto un patto: lui tifava Hammers e io avrei tifato gli Amaranto. Dopo ho iniziato a conoscere il club e la città.

 

Hai visto alcune partite dal vivo?

Quattro: una vittoria, due pareggi e una sconfitta.

 

Sei andato anche in trasferta con i tifosi dell’Arezzo?

Sono andato con i ragazzi a Monza la scorsa stagione e abbiamo vinto per 0-3. Partita pazzesca e giornata pazza sul pullman.

 

È facile per te che sei inglese comprare i biglietti per il campionato di serie C?

La cosa strana per comprare un biglietto in Italia è che hai bisogno del passaporto! Però io sono fortunato perché quando vengo i miei amici aretini mi aiutano con l’acquisto del tagliando e tutto il resto.

 

Perché sei così attratto dal tifo per una squadra di serie C?

Perché la gente, la città, la storia... tutto è bello. Seguirei l’Arezzo anche in serie Z, perché il legame che si è creato con il club e la città è speciale.

 

Cosa hai trovato nella curva Minghelli che non trovi più allo stadio Olimpico di Londra?

Quando sono entrato in curva Sud (Lauro Minghelli, ndr) è stato come essere in uno stadio per la prima volta. Avevo visto dei video ma trovarmi al suo interno è stata un’esperienza incredibile. Tutti cantavano, saltavano e sventolavano bandiere. Inoltre, puoi fumare e bere liberamente. Quando, poi, sono tornato a Londra per vedere il calcio della Premier League mi sembrava strano: la curva dell’Arezzo mi ha mostrato che esiste ancora il vero tifo.

 

Cosa ti è piaciuto di più dei tifosi dell’Arezzo?

Quello che amo di più è che sono molto simili a quelli degli Hammers, supportano sempre il club, soprattutto quando non è facile: “Gioca bene, gioca male, è la squadra del mio cuore”. Hanno una grande passione e un grande orgoglio per gli Amaranto e la città.

 

Guardando Facebook si capisce che è nata una forte amicizia, tanto che ti hanno portato a vedere la Giostra del Saracino, ti è piaciuta?

La mia prima volta ad Arezzo fu per la settimana del Saracino. Era come se fossi arrivato su un altro pianeta. Mi sono innamorato della città dopo il primo giorno. La Giostra, poi, è una cosa molto speciale e sono geloso del fatto che non abbiamo qualcosa di simile a Londra.

 

Quanto è importante per te il legame tra comunità e squadra?

Il legame tra la comunità e la squadra di calcio è vitale. Le squadre di calcio hanno così tanta influenza sulle comunità locali e viceversa e quando lavorano insieme possono ottenere grandi risultati.

 

Ad Arezzo l’hai trovato?

Arezzo ha un grande senso di comunità. L’ultima volta che ci sono stato ho visto nascere un nuovo progetto We Ar, di Orgoglio Amaranto. Questo è l’esempio perfetto di come calcio e comunità possano unirsi e creare opportunità per migliorare le situazioni delle persone.

 

Credi che quello che state perdendo in Premier League dipenda solo dallo stadio nuovo?

In Inghilterra abbiamo perso il senso di comunità. Nuovo stadio o vecchio stadio poco importa, i club si stanno allontanando dalle comunità locali perché con i soldi dei diritti televisivi non dipendono più dai tifosi per sopravvivere.

 

Si può dire che per un tifoso l’atmosfera è più importante delle vittorie della squadra del cuore?

Per me è impossibile ottenere una vittoria senza una buona atmosfera. Come tifosi possiamo controllare solo lo stadio, non la partita. Quindi per noi un’atmosfera eccellente è una vittoria anche senza quella sul campo.

 

Preferisci vedere la tua squadra giocare bene o vincere?

Crescendo, non ho visto vincere tanto il West Ham United! Mio padre mi ha sempre detto che vedere la tua squadra provarci è la cosa più importante. Questa è la via degli Hammers: abbiamo amato i giocatori della nostra storia perché hanno lavorato duramente e lottato per la maglia.

 

Cosa significa per te fare il tifo per una squadra di calcio?

È uno dei migliori sentimenti che puoi avere nella vita. Tutto il giorno canto canzoni di calcio. Mi motivano, mi fanno andare avanti, sono gli inni alla mia ossessione.

 

Hai convertito qualche amico aretino al tifo per gli Hammers?

Molti dei miei amici aretini erano già tifosi del West Ham United ma penso che ora ce ne siano altri. L’unione che si è creata tra West Ham e Arezzo è nuova, ma sta crescendo in continuazione.

 

Qual è stata la spinta più forte che ti ha portato ad Arezzo: la voglia del calcio pane e salame o la voglia di qualcosa di nuovo?

La cultura italiana è sempre stata importante per me. Mio nonno era in Italia durante la guerra e disse che era il posto più bello del mondo. Prima che arrivassi con Fernando la prima volta, avevo imparato un po’ di storia della città e della squadra di calcio. Inoltre, avevo incontrato altri aretini a Londra ed ero pronto per vedere questo posto fantastico e incontrare i suoi abitanti. Anche il cibo… potrei mangiare pici al sugo di cinghiale per colazione, pranzo e cena!

 

Conosci l’inno dell’Arezzo?

L’ho imparato prima di arrivare in città. Quando lavoravo con Fernando ogni giorno m’insegnava un nuovo coro e io lo ripetevo come un pazzo finché non l’avevo memorizzato.

 

Sei io recito: Standen, Kirkup, Burkett, Peters, Brown, Bobby Moore, Sealey, Boyce, Hurst, Dear, Sissons. A te cosa viene in mente?

La formazione del West Ham United che ha vinto la Coppa delle Coppe nel 1965, quando il calcio era ancora romantico. Bobby Moore era incredibile. Sono nato nel suo stesso ospedale, ho vestito la maglia della sua prima squadra e ho giocato sullo stesso campo di quando era ragazzo. Ecco perché i legami tra West Ham United e comunità sono così profondi.

 

 

L’Arezzo e il West Ham United hanno in comune un passato importante e un presente pieno di speranze, hai trovato altre similitudini tra le due squadre e tra i tifosi?

Penso che i tifosi dell’Arezzo e quelli del West Ham vogliano le stesse cose. Vogliamo essere orgogliosi del nostro club e vogliamo che i calciatori siano fieri di giocare per noi e di lavorare sodo per la maglia. Non sogniamo di vincere chissà cosa, ma ogni tanto sarebbe bello! Penso che gli aretini e i cockney (abitanti proletari dell’East London) abbiano molte somiglianze, incluso il senso dell’umorismo.

 

L’Arezzo, quasi sicuramente giocherà i play off per la promozione in serie B, ti sei già organizzato per seguirla?

Io e gli altri tifosi inglesi dell’Arezzo siamo entusiasti. Tre stagioni fa abbiamo seguito i play off da Londra, ma quest’anno faremo di tutto per essere in curva Sud.

 

Arezzo e West Ham United hanno quasi lo stesso colore di maglia, è stato uno dei motivi che ti hanno spinto a tifarlo?

È una bella coincidenza. Non credo nel destino, ma forse era destino diventare tifoso amaranto.

 

Conosci già le rivali storiche dell’Arezzo?

Conosco i nostri rivali storici e i soprannomi che abbiamo per loro! Perugia, Siena, Pisa, Livorno. La maggior parte della Toscana!

 

Cosa intendi quando ti definisci un tifoso ultra tradizionale?

Intendo che ho un mix di vecchi valori inglesi e italiani: club e comunità sono una cosa sola; i tifosi hanno il dovere di cantare e mostrare il proprio orgoglio per la squadra; dovresti essere sempre fedele al tuo club. Vedo il calcio più come un modo di vivere che un hobby. Questo è anche il motivo per cui amo il modo italiano di tifare.

 

In Inghilterra si parla di tornare a tifare in piedi nelle curve e di abbassare il prezzo dei biglietti, sei d’accordo?

Deve esserci una soluzione alle nostre richieste. Per prima cosa abbassare il prezzo dei biglietti, in modo che i tifosi veri, quelli appartenenti alla classe lavoratrice, che hanno tenuto insieme il calcio inglese per quarant’anni, possano permettersi di tornare allo stadio. Il ‘safe standing’ sarà difficile da realizzare ma potrebbe funzionare.

 

Non hai rinnovato l’abbonamento col West Ham United ma segui sempre i risultati? E quelli dell’Arezzo?

Vado allo stadio tre, quattro, volte l’anno. Altrimenti guardo sempre la partita o controllo il punteggio. È una dipendenza che non posso guarire. L’Arezzo è più difficile da vedere in Inghilterra, ma cerco sempre il risultato nel fine settimana. Inoltre, i miei amici in curva mi mandano gli aggiornamenti in tempo reale.

 

Pensi che ti potresti trasferire per vivere e tifare Arezzo?

Mi piacerebbe un giorno vivere ad Arezzo. Quando sarà possibile, mi trasferirò in città, troverò una casa e seguirò gli Amaranto!

 

 

“I’m forever blowing bubbles / Arezzo cavallo rampante, / pretty bubbles in the air / Arezzo squadrone potente, / they fly so high / Arezzo nel cuor della gente, / nearly reach the sky / in coro con noi canterà: / then like my dreams / in alto vessilli amaranto, / they fade and die. / Arezzo non temere che tanto, / Fortunes always hiding, / la squadra che scenderà in campo, / I’ve looked everywhere, / la fine del Buratto farà! / I’m forever blowing bubbles / pretty bubbles in the air!”, United, Arezzo, United, Arezzo, United, Arezzo!

Francesco Caremani

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