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La Rai non è più Ogm-free, bene. Ma la politica preferisce il “cornoletame”

Luciano Capone
Spiragli mediatici e chiusure parlamentari. Va dato merito a Riccardo Iacona, di aver dedicato al tema una precisa e informata puntata di “Presa Diretta” intervistando alcuni dei ricercatori più preparati in Italia, dopo anni in cui l’informazione è stata affidata a ciarlatani, cantastorie e contaballe.

Milano. Finalmente si ritorna a parlare di biotecnologie e organismi geneticamente modificati (Ogm) in maniera seria. Merito di Riccardo Iacona, che ha dedicato al tema una puntata di “Presa Diretta” intervistando alcuni dei ricercatori più preparati in Italia come la senatrice a vita Elena Cattaneo, Roberto Defez del Cnr, i professori Silviero Sansavini, Eddo Rugini, Bruno Mezzetti e Dario Bressanini. Dopo anni in cui l’informazione è stata affidata a ciarlatani, cantastorie e contaballe, per la prima volta si sono esposte le conclusioni a cui è giunta la comunità scientifica: gli Ogm sono esattamente come le altre piante, possono coesistere con quelle considerate non “geneticamente modificate” e non fanno male alla salute, anzi in molti casi sono migliori e riducono l’uso di pesticidi e agrofarmaci.

 

La puntata ha prodotto un certo fastidio, tanto da indurre deputati come Colomba Mongiello del Pd a presentare un’interrogazione parlamentare contro il programma “vergognoso” e “a senso unico”. Il punto conteso è il divieto di sperimentazione di Ogm in campo aperto, che oltre a impedire libertà fondamentali come quella di ricerca e di conoscenza, ha mandato letteralmente al rogo milioni di euro e decenni di lavoro, obbligando i ricercatori italiani a distruggere i loro studi o ad andare a svilupparli all’estero. Si tratta di un divieto imposto ad ampissima maggioranza dal Parlamento, ma con contraddizioni talmente evidenti e motivazioni così fragili che la politica cerca in tutti i modi di non parlarne più. La Cattaneo aveva presentato in Senato una mozione trasversale per garantire di nuovo libertà di ricerca, ma il governo ha insabbiato tutto dicendo che se ne sarebbe occupato presto. Non lo ha più fatto.  Allo stesso modo il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, elude da anni il confronto e il dialogo con la scienziata, che gli aveva posto una serie di domande sugli Ogm in un articolo sul Sole 24 Ore: “Non ho ricevuto alcuna risposta. Il ministro mi aveva promesso un appuntamento un anno e mezzo fa, ma è saltato”, ha detto al Foglio. Sempre in quell’intervista la Cattaneo ha definito “sconvolgente” la proposta del ministro Martina “di creare corsi universitari sull’agricoltura biodinamica. Non è possibile che non si sia in grado di distinguere tra competenze, professionalità e ciarlataneria”. L’agricoltura biodinamica si basa su teorie spiritualiste ed esoteriche, tra la stregoneria e la magia nera, e consiste in pratiche senza senso scientifico come sotterrare per mesi corni di vacca pieni di letame o vesciche di cervo ripiene di fiori da spruzzare poi in diluizioni omeopatiche sulle piante.

 

[**Video_box_2**]Proprio pochi giorni fa, dal 18 al 20 febbraio, si è tenuto a Milano il “Convegno internazionale per l’economia della terra” dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica organizzato, come l’anno scorso, in collaborazione con l’università Bocconi e con il patrocinio proprio del ministero delle Politiche Agricole (ma anche della regione Lombardia, del comune di Milano, del Fai e con il contributo della fondazione Cariplo). Tra gli ospiti c’era persino il viceministro dell’Agricoltura Andrea Olivero (il ministro Martina è intervenuto lo scorso anno), che sta lavorando alla definizione di un “piano strategico nazionale” per il biodinamico. Una roba veramente biodinamica, nel senso che fa venir voglia di scappare. Fa impressione che un’istituzione accademica come la Bocconi organizzi convegni del genere, è come se da domani spingesse i propri economisti a rovistare come aruspici tra le interiora dei volatili per prevedere i dati macroeconomici. Quanto al patrocinio del governo, si può ricordare che in una vicenda simile il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è stata costretta a ritirare la sua prefazione a un libro sull’omeopatia, una pratica medica senza alcuna validità scientifica. Ma in agricoltura sembra che tutto sia permesso e possibile, basta che ci sia la parolina magica “bio” davanti: così finisce che lo Stato promuova il “cornoletame” e proibisca la ricerca su biotech e Ogm. E che un ministro abbia tempo da dedicare agli stregoni biodinamici e non agli scienziati che chiedono chiarezza sul futuro della ricerca scientifica.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali