Ora anche l'Università punisce le bugie del prof. anti-Ogm

Il rettore della "Federico II" spiega al Foglio le conseguenze disciplinari comminate a Infascelli e ai suoi collaboratori, che avevano manipolato degli studi per sostenere la nocività degli organismi geneticamente modificati. Una brutta pagina per la ricerca italiana.

12 Febbraio 2016 alle 10:51

Ora anche l'Università punisce le bugie del prof. anti-Ogm

Federico Infascelli

“Per un ricercatore la cosa più importante è la reputazione e queste sanzioni restano nei fascicoli. È una pagina dolorosa, ma non si poteva decidere diversamente”. Gaetano Manfredi, il rettore della Federico II di Napoli, parla delle sanzioni comminate al professor Federico Infascelli e al suo gruppo di ricerca per le gravi violazioni in alcuni studi che puntavano a sostenere la pericolosità dei alcuni mangimi Ogm (organismo geneticamente modificati). Dopo la segnalazione delle scorrettezze da parte della senatrice a vita Elena Cattaneo, il rettore ha convocato una commissione di esperti esterni che dopo due mesi di indagini e di verifica ha “bocciato” duramente le pubblicazioni e i loro autori: sono presenti “violazioni molto gravi”, consistenti nella manipolazione di diverse foto, con la “volontà di fabbricare un risultato sperimentale non esistente”. Infascelli ha presentato le sue controdeduzioni, risultate però non abbastanza robuste da far cambiare idea al giurì e al rettore. Manfredi, sentito il Senato accademico, ha deciso di togliere ai ricercatori coinvolti l’autonomia nelle pubblicazioni per i prossimi anni, obbligandoli alla supervisione del direttore di dipartimenti sui prossimi lavori. Una sanzione che può sembrare blanda, ma che è un duro colpo per il curriculum e la reputazione di un ricercatore: “Quello che è emerso dalla relazione della commissione di esperti è che alcune immagini risultavano modificate e altre erano state usate più volte per diversi esperimenti – spiega al Foglio il rettore della Federico II -  Molto probabilmente non tutti gli autori erano a conoscenza di queste violazioni, ma in questi casi è impossibile andare a individuare la colpa individuale”. Pertanto le sanzioni sono andate a tutto il gruppo di circa 10 ricercatori e non solo al coordinatore e ai “corresponding author”, che hanno un ruolo di responsabilità maggiore: “Sono convinto, senza averne prova, che forse alcuni erano all’oscuro di tutto, è stata una scelta dolorosa ma non c’è possibilità di fare distinzione”, dice Manfredi.

 

La 'vicenda Infascelli', come già raccontato dal Foglio, è nata dopo che il professore di Nutrizione e alimentazione animale della Federico II aveva esposto i risultati dei suoi studi sulla pericolosità dei mangimi Ogm in audizione al Senato (concetti ribaditi anche a convegni anti-Ogm del Movimento 5 Stelle). Le tesi di Infascelli, in contrasto con lo stato attuale delle conoscenze scientifiche, hanno attirato l’attenzione della senatrice-scienziata Elena Cattaneo che si è messa a studiare quelle pubblicazioni. Per caso alcune pagine sono state stampate su carta riciclata, permettendo alla Cattaneo di notare a occhio nudo alcune anomalie nelle fotografie di cui forse non si sarebbe potuta accorgere su carta normale. Da lì sono partiti gli approfondimenti, le verifiche, le richieste di chiarimento e le segnalazioni delle manipolazioni e delle scorrettezze, confermate sia dalle riviste scientifiche sia, ora, dall’università napoletana. “Abbiamo un regolamento sull’integrità scientifica molto severo – spiega Manfredi – con l’aumento della competizione accademica per il conseguimento dei fondi si può essere spinti a comportamenti non corretti. Per questo ci siamo dotati di uno strumento per agire sull’integrità scientifica, ma non immaginavamo casi come questo”.

 

[**Video_box_2**]Il “caso Infascelli” è da un lato una brutta pagina per la ricerca italiana, soprattutto per il clamore che la vicenda ha suscitato a livello internazionale, dall’altro ha dimostrato la capacità della comunità scientifica di riconoscere e punire le manipolazioni: “Il lato positivo prevale su quello negativo – dice il rettore Manfredi – Sono casi sempre esistiti nella storia della ricerca, l’importante è che la comunità scientifica abbia anticorpi per intervenire. È una vicenda dolorosa, ma appena segnalato il caso l’ateneo ha agito con una risposta ferma e in tempi rapidi”.   

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