(foto LaPresse)

Gli utili idioti della pandemia

Claudio Cerasa

Dire quando finirà l’incubo è dura (sentite Speranza e Ricciardi). Dire quali idiozie possono contribuire a peggiorare i guai è invece più semplice. Tre tipologie politiche da temere contro la quarta ondata delle sciocchezze

Sarah Zhang è una bravissima giornalista dell’Atlantic, si occupa generalmente di scienze e salute e pochi giorni fa, sul sito della rivista americana, si è posta la domanda delle domande, che meriterebbe di essere posta anche lontano dall’America: quando finirà? Il riferimento di Sarah Zhang è alla lenta transizione dalla pandemia all’endemia, abbastanza lenta se si pensa all’Europa, molto lenta se si pensa all’est Europa, decisamente lenta se si pensa agli Stati Uniti, e la giornalista dell’Atlantic, senza polemiche, si chiede in che modo sia possibile progettare il futuro senza avere in mente un obiettivo preciso, che ci possa aiutare quando la pandemia sarà finita. “Abbiamo evitato le domande difficili – scrive Zhang – le cui risposte determineranno come sarà la vita nelle prossime settimane, mesi e anni: come gestiremo la transizione? E quando verranno revocate le restrizioni? E quali misure a lungo termine manterremo se raggiungeremo l’endemia?”. E ancora: “Le risposte erano più semplici quando si pensava di poter vaccinare per ottenere l’immunità di gregge. Ma le vaccinazioni negli Stati Uniti, ora, si sono stabilizzate, e da quando gli Stati Uniti hanno reintrodotto delle restrizioni per governare la variante Delta la verità è che oggi non ci sono più evidenti vie d’uscita per tornare alla normalità”.

Dire quando finirà la pandemia è un esercizio molto complicato e quasi spaventoso se si pensa a quale sia la definizione tecnica di una pandemia che finisce – e quella definizione, come ricorda il ministro Roberto Speranza, “prevede tecnicamente due cicli di incubazione senza casi, pari a ventotto giorni di seguito”. Dire però quali sono i profili degli utili idioti che con il loro lavoro quotidiano tendono a fare tutto o quasi per non accorciare i tempi della pandemia è più facile e tra questi profili si potrebbero identificare, senza fare nomi, almeno tre tipologie.

La prima tipologia è quella del cialtrone collettivo che di fronte all’aumento dei contagi (ieri in Germania è stato raggiunto il picco più alto della sua storia: 34 mila nuovi casi) piuttosto che dire “ehi, è il momento della prudenza, è il momento di non fare stupidaggini, è il momento di fare di più” tende con giubilo a utilizzare questi dati per dimostrare che i vaccini non funzionano come dovrebbero (falso) e che i green pass non aiutano a essere più protetti (fake). La seconda tipologia da monitorare con attenzione è quella di chi osserva la Gran Bretagna (che ha sostanzialmente azzerato le regole contro il Covid 19) come la nuova patria della libertà (su 68 milioni, ci sono circa 160 morti al giorno) senza rendersi conto che i nemici della libertà non sono le regole anti Covid 19 ma è il Covid 19 e senza rendersi conto che non è purtroppo un caso che le nuove varianti in Europa siano entrate proprio dalla Gran Bretagna (fare circolare il virus in modo non controllato significa agevolare la formazione di nuove varianti).

La terza tipologia da scrutare con preoccupazione è quella dei politici (indovinate quali) che di fronte alle manifestazioni contro il green pass piuttosto che invitare i propri elettori a vaccinarsi (più vaccini uguale meno contagi, meno contagi uguale meno varianti, meno varianti uguale più libertà) decidono di schierarsi a difesa della libertà di essere non solo “no green pass” ma anche “free vax”. Dire quando finirà la pandemia non è semplice (il professor Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, sostiene che se gli impegni presi al G20 dai grandi del mondo in termini di vaccinazioni verranno rispettati, se si riuscirà cioè a vaccinare il 70 per cento del mondo entro la prima metà del 2022, sarà possibile uscir fuori definitivamente dalla pandemia nel 2023) ma dire quali sono le utili idiozie che possono contribuire a peggiorare i problemi piuttosto che a risolverli è invece più semplice.

Markus Söder, primo ministro della Baviera, presidente della Csu, nel corso di un intervento all’emittente radiotelevisiva Ard, due giorni fa, ha riconosciuto che parte dei problemi della Germania, in questa fase della pandemia, è legata anche alla disinformazione sui vaccini alimentata da alcuni partiti estremisti. Söder non lo ha detto esplicitamente ma il suo messaggio può anche essere letto così: fino a che gli estremisti non ci daranno una mano a combattere il complottismo sui vaccini sarà difficile avvicinarsi alla fine di un incubo. Contro il Covid esiste un vaccino, contro gli utili idioti della pandemia ancora no

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.