Bisogna aumentare i test. E i laboratori di ricerca si mettono a disposizione

Marianna Rizzini

Una lettera aperta al governo e ai governatori, un appello sottoscritto da 300 scienziati e ricercatori e un'interpellanza del deputato Riccardo Magi: “Solo così si può interrompere la catena del contagio” 

Roma. Una lettera aperta al governo e ai presidenti delle Regioni, un appello sottoscritto da 300 scienziati e ricercatori e, due giorni fa, un'interpellanza del deputato radicale di +Europa Riccardo Magi a proposito della necessità di aumentare i test via tampone, specie per le categorie più a contatto con cittadini e malati, ferme restando le attuali strategie di contenimento.

 

Passo indietro: era il 24 marzo e alcuni rappresentanti della comunità scientifica scrivevano a Giuseppe Conte e ai ministri più coinvolti nell'emergenza coronavirus per proporre un piano nazionale anti-contagio che vedeva già il consenso della maggioranza dei direttori degli IRCCS e dei principali Istituti di Ricerca Biomedica, oltre che di una larga fascia degli scienziati con competenze di biologia molecolare e biotecnologie del paese. L'idea di fondo era quella di “usare” le risorse intellettuali e le competenze tecnologiche di alto livello per l’esecuzione dei test diagnostici e per l’identificazione del virus disponibili su tutto il territorio nazionale da subito e a costo zero.

 

Scrivevano infatti gli scienziati: “In molti altri Paesi (tra i quali Cina, Francia, Austria e Germania) laboratori accademici con elevate competenze sono stati cooptati al fine di fornire apparecchiature e personale per la estensione dei test diagnostici. In Italia esiste una comunità straordinaria di ricercatori che potrebbe contribuire da subito e in maniera molto significativa e a costo zero all’attuale situazione di emergenza. Analisi matematiche dell’andamento dell’epidemia indicano l’esistenza di una percentuale di soggetti asintomatici o pauci-sintomatici con capacità di trasmettere il contagio superiore all’80 per cento del totale degli infetti. Pertanto, i soggetti non sintomatici o lievemente sintomatici di fatto rappresentano la sorgente principale di disseminazione del virus nella popolazione…e attuali strategie di contenimento basate sulla identificazione dei soli soggetti sintomatici non sono sufficienti alla riduzione rapida della estensione del contagio nelle popolazioni affette. D’altra parte, l'estensione a tappeto dei test diagnostici non è una strategia percorribile al momento attuale a causa dell’ampiezza della popolazione interessata, della limitata disponibilità di kit diagnostici prontamente utilizzabili e della limitata disponibilità di laboratori attrezzati per l’esecuzione del test”.

 

Che fare dunque? Gli scienziati propongono di mappare laboratori e aziende biotecnologiche adeguatamente attrezzati sul territorio nazionale “da coinvolgere da subito” per la messa a punto e l’esecuzione dei test sulle categorie ad alto rischio di infezione e alto numero di contatti: tutto il personale sanitario (medici, infermieri, personale di supporto ospedaliero, personale delle ambulanze, farmacisti, addetti alle pompe funebri); tutto il personale con ampia esposizione al pubblico e parte di servizi essenziali (personale di tutti i servizi commerciali aperti quali forniture alimentari, edicole, poste; autisti di mezzi pubblici e taxi; addetti alla pubblica sicurezza e a filiere produttive essenziali).

 

E il 31 marzo Magi, nell'interpellanza, ha sottolineato la necessità della mappatura di laboratori e aziende che potrebbero immediatamente attivarsi. Il punto è, dice, “implementare la capacità del nostro Paese di effettuare test ripetuti a partire dalle categorie a rischio e da coloro che hanno avuto contatti con i positivi, consentendo l’identificazione precoce di casi asintomatici e l’immediato isolamento degli stessi e dei contatti diretti. Ho chiesto al governo se non intenda con la massima urgenza seguire l'indicazione arrivata una settimana fa con l'appello firmato da oltre 300 scienziati e ricercatori, che hanno offerto la loro collaborazione per un piano d’azione nazionale anti-contagio, basato sul coordinamento di una rete di laboratori in grado appunto di aumentare in modo esponenziale la capacità di fare test. Se si sostiene che siamo in guerra, allora come avviene in guerra bisogna avere la capacità di utilizzare e di coordinare tutte le risorse e le competenze disponibili”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.