Veneto no-vax

Cinquantamila bambini non sono in regola con gli obblighi del decreto Lorenzin, e i loro genitori continuano a rimandare gli appuntamenti. Aspettando le elezioni del 4 marzo

9 Febbraio 2018 alle 18:11

Veneto no-vax

Foto LaPresse

Il decreto Lorenzin sui vaccini è legge ormai da alcuni mesi, ma il dibattito intorno a una norma che mette per iscritto quello che dice il buon senso, non si è mai sopito. Anzi. Tra ricorsi al Consiglio di stato, manifestazioni e una campagna antiscientifica portata avanti anche da alcuni media mainstream, il movimento no vax ormai è una realtà strutturata. Soprattutto in Veneto, dove 50 mila bambini e ragazzi non sono in regola con le vaccinazioni obbligatorie. I no-vax nella Regione del nord-est hanno contagiato quasi tutti.  Persino il presidente del Senato e leader di Leu, qualche settimana fa, ha lodato il modello Veneto, che premia la volontarietà rispetto all'obbligatorietà dei vaccini. Solo che le coperture vaccinali sono diminuite dal 2008 al 2016, a dimostrazione che il sentimento anti vaccini, in un regime dove non c'è l'obbligo, fermenta e cresce. 

 

Il Veneto è una delle culle del movimento no-vax, che in nome della libertà di scelta personale mette a rischio la vita di tutti. E la politica continua a scherzare con il fuoco: il governatore Luca Zaia aveva firmato un decreto per una moratoria di due anni sulle norme introdotte dal decreto Lorenzin, per poi essere costretto a fare marcia indietro, dopo un ricorso fallito al Consiglio di stato. Il M5s intanto ha candidato Sara Cunial come capolista nel collegio plurinominale di Vicenza. Trentotto anni, nel suo profilo Facebook aveva accostato il vaccino a un genocidio. Ora guida la lista del Movimento nella circoscrizione Veneto 2. E non è l’unica, basta guardare gli scontri tra il sindaco di Roma Virginia Raggi e Beatrice Lorenzin proprio sulla permanenza a scuola dei bambini non vaccinati.

 

Resistenza no vax, titolava ieri il Mattino di Padova per descrivere una situazione che sta diventando drammatica: nella sola Ulss 6 Euganea ci sono 12mila bambini non vaccinati, dei quali l’8 per cento sotto i 6 anni e l’11 dai 6 ai 16. Il 10 marzo scadrà il termine ultimo imposto dalla legge per la presentazione dei documenti relativi alle dieci vaccinazioni obbligatorie (poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse Haemophilus influenzae b, morbillo, rosolia, parotite e varicella). In Veneto, su un totale di 571.463 studenti, 50 mila sono inadempienti. Di questi 21 mila non ha assunto nessun vaccino di quelli indicati dalla legge Lorenzin, mentre gli altri non hanno completato il ciclo. Quasi 9 mila bambini tra 0 e 6 anni potrebbero essere costretti, a causa delle convinzioni no vax dei loro genitori, a interrompere a metà anno scolastico la frequenza al nido o alla materna, per preservare la cosiddetta immunità di gregge. Cercare il motivo di questi numeri non è affar semplice. In realtà tutto si gioca al limite della legalità, perché da qui al 10 marzo basta presentare una prenotazione di un vaccino. Che però con molta probabilità non sarà mai fatto.

 

“Il problema è che i genitori che non vogliono vaccinare i propri figli non lo faranno, e sono giustificati dal fatto che la norma in qualche modo lo permette”, dice al Foglio Lorena Gottardello, medico del dipartimento di prevenzione della Ulss 6 Euganea. “Le nostre porte sono aperte anche per una semplice chiaccherata, un colloquio e ovviamente per le vaccinazioni, ma la legge prevede che basti la prenotazione, e si può arrivare anche a fine anno scolastico. Per questo i genitori la stanno tirando lunga, la gente chiede un colloquio, poi un altro, poi lo sposta. Formalmente sono in regola, perché la vaccinazione è prenotata, ma noi sappiamo che non la faranno mai”.

 

Complici una campagna mediatica ambigua, e una politica che sul tema scherza, come se non si trattasse di salute pubblica ma di un gioco, i no vax ormai sono completamente sdoganati in un dibattito pubblico che flirta con i movimenti anti scientifici. L’obbligo dei vaccini, introdotto dal decreto Lorenzin, prevedeva due passaggi interlocutori: il primo a settembre: allora era sufficiente un’autocertificazione o documenti che certificassero l’inserimento in lista d’attesa per la vaccinazione. L’altro, appunto, a marzo, a vaccinazione avvenuta. Il 19 settembre il Veneto ha fatto una prima ricognizione: i bambini e i ragazzi tra 0 e 16 anni non vaccinati erano 77mila. In sei mesi poco più di un terzo, 27 mila, si è messo in regola. Resta scoperto l’8,77 per cento, al quale va aggiunta una quota del 4-5 per cento, quella di bambini su cui il vaccino potrebbero non fare effetto. Siamo al limite dell’immunità di gregge, che scatta con una copertura del 95 per cento.

 

“Nella nostra Unità locale socio sanitaria, spiega ancora la dottoressa Gottardello, l’8 per cento dei nuovi nati (bambini da 0 a 6 anni) non ha fatto nessuna vaccinazione. In realtà il dato è comune a tutto il Veneto e non si è spostato di tanto”. Il decreto sull’obbligatorietà non ha convinto i genitori. “Le persone che avevano dei dubbi hanno preso un po’ più coraggio, così come quelli che avevano cominciato un ciclo e poi lo avevano interrotto. Gli altri, i no vax veri, non si adegueranno mai, la convinzione è più forte. Resta da vedere cosa succederà il prossimo anno scolastico”.

 

Come a dire che i no vax sono più forti delle polemiche e, purtroppo, persino dei dati: nel 2017 4.885 persone in Italia sono state affette da morbillo, il quinto paese al mondo per incidenza della malattia. A rischio però, al di là dei toni da campagna elettorale, c’è una questione di salute pubblica. La stessa che sta dietro la ratio della legge Lorenzin che, come spiega Gottardello, “è nata per un’epidemia reale di morbillo, che adesso è rientrata, ma che rappresentava un campanello d’allarme”. Un segnale che la comunità scientifica non vuole mollare la guardia. “Quello del morbillo era un dato reale che non potevamo ignorare. Poi giustamente abbiamo allargato ad altre malattie, concludendo con un lavoro su dieci vaccini”.

 

Le convinzioni, si sa, sono dure a morire, soprattutto se attori pubblici e persino istituzionali prendono posizione contro la scienza. La vera sferzata no-vax, però, potrebbe arrivare dopo le elezioni. “Noi non percepiamo un clima ostile, in realtà è certa politica che strumentalizza le convinzioni, sbagliate, delle persone”. La dottoressa Gottardello racconta che ci sono addirittura alcuni genitori che chiedono uno spostamento non al 10 marzo, termine ultimo della legge, ma dopo il 4 marzo, “come se fossero convinti che la vittoria di un partito no vax portasse in automatico una cancellazione del piano vaccini. E’ una cosa da non crederci, ma c’è una strumentalizzazione. Certo, si identificano, gli torna comodo, ma è un discorso indipendente dai partiti”. Risolvere il problema no-vax è difficile, quasi impossibile. E’ come parlare a un muro. “Noi abbiamo aumentato la nostra attività del 20-30 per cento, abbiamo accolto tutti. Ma arrivati a un certo punto è solo una perdita di tempo. La critica più comune che ci viene mossa è ‘non ho avuto informazioni’. Ma non è vero, o meglio, quelle persone non hanno ricevuto l’informazione che calzava al loro modo di pensare. C’è un bias di fondo: noi diamo informazioni secondo scienza e coscienza, ma loro non vogliono sentirle”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi