(foto Ansa)

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“Modello Lazio? Vaccinare gli anziani non i magistrati”

Gianluca Roselli

Intervista all’assessore regionale alla Sanità, D’Amato. “Già vaccinato il 90 per cento degli over ottanta”. E dalla metà di febbraio sia l'incidenza della malattia che il tasso di mortalità sono calati

“Si può parlare di modello Lazio”, ammette a un certo punto della conversazione l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato. “Ma anche noi abbiamo avuto il nostro modello di riferimento ed è stato quello israeliano: più volte, nella primissima fase di vaccinazione, ci siamo confrontati con la Maccabi Task Force, una delle principali unità di crisi anti-Covid che lo Stato d’Israele ha utilizzato per organizzare la campagna di vaccinazioni. E il loro primo consiglio ha confermato quello che noi già avevamo intuito: vaccinare per età anagrafica, non per categorie”, continua l’assessore. E così, mentre le vaccinazioni in molte regioni italiane stanno procedendo a singhiozzo e addirittura quelle solitamente più virtuose, come Lombardia e Toscana, sono andate in tilt, il Lazio si è dimostrato all’altezza della situazione. 

Secondo le tabelle comparative tra regioni, sui vaccini agli over 80 il Lazio è quarto dopo le province autonome di Trento e di Bolzano e il Molise. Ma è fin dall’inizio, se si esclude l’inchiesta della procura di Roma sugli incauti acquisti di mascherine, che la regione sul fronte Covid è una di quelle andate meglio. E infatti qui, a parte gli ultimi giorni e il periodo di Natale, in cui tutta l’Italia è stata costretta in zona rossa, si è stati quasi sempre in giallo. 

Il fiore all’occhiello, però, è la campagna vaccinale. “Abbiamo quasi finito le prime dosi di inoculazioni agli over 80: 320 mila su circa 346 mila prenotati (quasi il 90 per cento, ndr). In aprile toccherà ai circa 380 mila over 70 e già domattina apriremo alle prenotazioni per la fascia 68-69. Saremo la prima regione italiana a vaccinare sotto i 70 anni. L’obbiettivo è avere 4 milioni di cittadini immunizzati entro l’estate”, spiega l’assessore D’Amato. Altra notizia: da domani sera l’hub di Fiumicino, il più grande, inizierà a vaccinare anche in notturna, dalle 20 a mezzanotte. 

 

Ma cosa ha funzionato qui rispetto ad altre regioni? “Innanzitutto siamo stati fermi fin dall’inizio sulla vaccinazione per età anagrafica, rifiutando la logica delle categorie professionali. Perché se ci si inoltra in quel terreno, tutto diventa variabile e opinabile. Col rischio di scatenare una vera guerra tra caste, dove chi ha più potere arriva prima. Ognuno vanta diritti: gli avvocati prima dei commercialisti, i magistrati prima dei notai, poi i giornalisti, eccetera. Chi stabilisce le priorità? Noi abbiamo vaccinato tutto il personale medico-sanitario, le forze dell’ordine e gli insegnanti. E lì, come categorie a rischio, ci siamo fermati. Andiamo avanti per fasce di età e patologie in corso. Per esempio, stiamo vaccinando circa 15 mila pazienti oncologici. Tra gli altri vulnerabili ci sono le persone con diabete di tipo A, sclerosi, scompensi cardiaci, fibrosi polmonare, distrofia, non vedenti, eccetera…”. Insomma, qui si è parecchio distanti dal modello seguito in Toscana dal governatore Eugenio Giani

Una bella rivincita, poi, il Lazio se la sta prendendo nei confronti della Lombardia, che ha visto momenti di file inutili e caos. “Qui abbiamo sempre pensato che, per non rincorrere il virus ma semmai anticiparlo, occorra un’organizzazione forte ma snella, con una catena di comando corta e un sistema di prenotazione semplice e intuitivo. Ci si prenota sul portale o sull’app di Salute Lazio con la tessera sanitaria per entrambe le inoculazioni e 72 ore prima arriva un sms per ricordare ora e luogo. Il fatto che molte persone anziane siano riuscite a prenotarsi in autonomia significa che il modello funziona. Poi abbiamo cercato di coinvolgere tutti gli attori: pubblico, privato, medici di base, farmacie. E i nostri 120 hub sul territorio, divisi per tipologia di vaccino, stanno facendo il resto”, sostiene l’assessore. Che poi guarda al Nord. “Non so cosa non abbia funzionato in Lombardia. Forse si è inceppato qualcosa per un sistema di prenotazione un po’ farraginoso e per i troppi centri decisionali”, ipotizza l’assessore. “Qui invece decido solo io…”, aggiunge a mo’ di battuta (ma nemmeno troppo) D’Amato. Che, ricordiamolo, è uno dei collaboratori più fidati di Nicola Zingaretti. Che è tornato in pianta stabile nel suo ufficio alla Pisana dopo le dimissioni da segretario del Pd. E alcuni giurano di averlo visto spesso anche nell’ultima fase della sua segretaria, quasi a cercare un rifugio. 

E per quanto riguarda le dosi ai “riservisti”, quelle che, piuttosto che buttarle, “si danno al primo che passa”, per dirla come il generale Francesco Paolo Figliuolo? “Nel Lazio siamo al 99 per cento nel rapporto tra dosi e inoculazioni, in pratica non si butta via niente. Quando sappiamo che una persona non viene, si avvisa subito chi c’è dopo nella lista delle prenotazioni”. La strada di vaccinare prima i deboli e gli anziani (ieri il record giornaliero con 25 mila inoculazioni) sta funzionando, anche a vedere i dati. Secondo i numeri del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, nella fascia di età 80-84 dalla metà di febbraio l’'incidenza della malattia è passata da 13.5 a 8.6 nuovi casi su 10 mila abitanti, mentre negli over 85 da 13.9 a 10.5 nuovi casi. Il tasso di mortalità, invece, è passato da 2.13 a 1.54 sempre ogni 10 mila abitanti. Ieri i decessi sono stati 26.  

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