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A Roma, tra i due litiganti, ecco il Pd

M5s e Lega danno spettacolo, il Partito democratico sembra non pervenuto. Ma Casu, il segretario, ci dice che ha un piano

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

21 Aprile 2019 alle 06:01

A Roma, tra i due litiganti, ecco il Pd

foto LaPresse

Roma. E le molliche di pane, e il mantello di Batman, e le frecciate del vicepremier Matteo Salvini al sindaco Virginia Raggi (“non regaliamo soldi, a Roma serve amministrazione sveglia”), e le risposte fumettistiche del sindaco al vicepremier: “Se lui è Batman per aver portato 36 poliziotti in più allora io sono Wonder Woman per aver assunto oltre 1000 vigili”. E il cosiddetto scontro Lega-Cinque stelle su Roma supera i confini locali per farsi paradigma dell’inimicizia endemica tra contraenti del patto di governo. Tra due litiganti il terzo gode, in teoria. Ma non oggi a Roma. Il Pd, infatti, principale partito d’opposizione sia a Raggi sia a Salvini, sembra al momento non avere la crisi della capitale tra i primi temi in agenda, nonostante il nuovo assetto del partito sia più che mai romanocentrico: romano il neo segretario Nicola Zingaretti, anche presidente della Regione Lazio; romano Paolo Gentiloni, ex premier e presidente del partito; romani i referenti storici della nuova segreteria, cresciuta negli anni di Walter Veltroni, Massimo D’Alema e Goffredo Bettini. E però, su Roma, a sinistra si fatica per così dire a bucare lo schermo. Il fermento anti-Raggi in città c’è, dalle imprese al movimentismo civico senza apparente volto partitico (vedi la manifestazione “bye bye Raggi” dell’11 maggio, nata su Facebook).

 

Ma il Pd? Interpellato sul tema, il segretario romano Andrea Casu respinge qualsiasi accusa di afasia e dice che Zingaretti, “impegnato ogni giorno sia come segretario nazionale sia come presidente della Regione Lazio per offrire risposte concrete ai problemi di Roma e dei romani”, non ha “certo tempo per rincorrere i tweet di Salvini e Raggi nell’indegno teatrino mediatico che stanno imbastendo per fare campagna elettorale sulla pelle della città”. L’impressione però è che serva un’azione concreta, intanto per rispondere ai cahier de doléances degli imprenditori in fuga: “Da tempo, oltre a chiedere le dimissioni del sindaco, stiamo lavorando con imprese, cittadini e lavoratori: Titti Di Salvo (ex sindacalista e politica con storia nella sinistra-sinistra, ndr) assumerà la delega per Roma produttiva nella segreteria locale; abbiamo istituito con il Pd Lazio e con i nostri eletti una task force per costruire l’alternativa con le realtà sociali della città, e da Torre Maura a Casalotti siamo in prima linea sul problema casa”. Il Pd locale “ha aderito alla manifestazione indetta dalle organizzazioni sindacali sulla situazione di incertezza in cui versano tutte le aziende”, dice Casu, “e il 24 sarà al consiglio comunale straordinario accanto ai lavoratori delle partecipate. Ma ha anche risposto, con l’ex vicesindaco Marco Causi, alla fake news a Cinque stelle sul debito pregresso di Veltroni e Marino”. Ma per andare a riprendersi lo spazio occupato da Raggi-Salvini-Salvini-Raggi” (“gioco di ruolo”, dice Casu), è anche a livello nazionale che il terzo incomodo (Pd) deve far diventare Roma “il” tema del rilancio.

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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