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"L'Umbria ha un problema di classe dirigente," ci dice Verini

Il commissario del Pd: “Serve un partito aperto senza filiere e micronotabili”

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17 Aprile 2019 alle 20:47

"L'Umbria ha un problema di classe dirigente," ci dice Verini

Catiuscia Marini festeggia la vittoria alle regionali del 2015 (foto LaPresse)

Roma. “Nel Pd”, dice al Foglio il deputato Walter Verini, neo-commissario di Nicola Zingaretti in Umbria, “c’è un problema di classe dirigente. In giro per l’Italia, da anni, c’è più un ceto politico che altro. In passato l’adesione a un partito, qualsiasi esso fosse ma a maggior ragione in un partito di sinistra, avveniva sulla base di valori e ideali. Oggi l’adesione avviene più per logiche di gestione del potere, e uso questa espressione in senso neutro. Quei partiti, aggiungo, non ci sono più. Dovevano essere sostituiti non da un partito leggero in alternativa a uno pesante ma da un partito aperto”. Ecco, non essendoci stata questa apertura, i partiti – in questo caso il Pd – sono stati sostituiti da “filiere che si sono trasformate non in correnti ma in correntismo, nelle quali viene premiato chi ha più preferenze piuttosto che quello che ha più idee”.

 

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Oggi, per dare uno scossone, “bisognerebbe aprire porte e finestre e far entrare persone senza chiedere loro non con chi stanno ma in che cosa possono essere utili per gli altri, per le città e per la regione, non per se stessi”. Insomma sono queste cose “che rendono vivo un partito, che non lo rendono autoreferenziale e che contribuiscono a formare classi dirigenti che non stiano al chiuso e non siano all’ombra di filiere correntizie”. Solo così possono nascere classi dirigenti scelte per “capacità, passione politica, rappresentanza e non per fedeltà”. Mauro Calise nei suoi libri ha affrontato spesso il problema del centrosinistra alle prese con i micronotabili, “una analisi che condivido molto. Aggiungo che la differenza da comprendere è quella tra preferenze e voti. La caccia alle preferenze ti porta ad azzannarti con il compagno di lista, produce un sistema di micronotabilità diffuso e quindi un ceto politico che ha il suo consenso in ragione degli scambi politico-elettorali”.

 

Nelle ex regioni rosse è nato un “sistema che, pur mantenendo ancora vitali e vive certe modalità di governo, si è anche logorato e appiattito, al punto tale che siamo stati più un partito di gestione che non di visione”. Verini si riferisce alle zone del “socialismo appenninico”, all’Umbria, alla Toscana e all’Emilia Romagna. Un sistema che è crollato da tempo, come dimostrano le vittorie del centrodestra in questi anni. “Perugia, Terni, Montefalco, Spoleto, Nocera umbra, Todi, Amelia, Deruta, Torgiano sono da anni guidate dalla destra e dalla Lega. In Umbria alle ultime elezioni politiche abbiamo perso in 5 collegi su 5, consegnandoli al centrodestra”. Verini difende la sanità umbra, “che ha livelli di assistenza elevati, per tre anni è stata la prima regione per rapporto tra standard di spesa e qualità dei servizi”, e l’operato del governo di centrosinistra. “Ma nonostante questi aspetti, ci sono stati usi del potere sbagliato, logoro, che ti ha portato negli anni a perdere consenso”.

 

Poi naturalmente, dice Verini, attenzione a scambiare i leghisti per la panacea di tutti i mali. “Invito a vedere cos’è Terni, da 8 mesi governata dalla Lega. Ci sono già state due o tre dimissioni di membri della Giunta, non riescono ad approvare il bilancio, ci sono 7 consiglieri indagati e il partito è stato commissariato. Insomma, la Lega non è un’alternativa. Per questo se noi non riusciamo, pur con tutti i nostri limiti, a introdurre elementi radicali di discontinuità, chi altri può farlo? Lo dico senza spocchia, senza presunzione. Non possiamo regalare la regione a Salvini. Per questo dobbiamo essere noi a cambiare noi stessi, ritrovando credibilità. Se l’Umbria è una regione moderna e ha anticipato molte altre regioni lo è per la tradizione di visione e di coraggio della sinistra”. Insomma, dice Verini, “gli anticorpi ce li abbiamo. A Perugia candidiamo Giuliano Giubilei, che è un giornalista perugino molto noto e radicato, fuori dal circuito dei partiti. E’ un segnale di apertura. A Foligno candidiamo un manager attivo nel volontariato, Luciano Pizzoni. Anche questo è il segnale che quando un partito si vuole aprire lo può fare”. Catiuscia Marini dice che il Pd è diventato un partito giustizialista e che nessuno l’ha difesa. “Non credo sia così. Questo partito ritiene la presunzione d’innocenza un caposaldo e che l’avviso di garanzia a tutela dell’indagato non è una sentenza di colpevolezza. Detto questo, la politica deve agire prima della magistratura. Nel caso specifico, Catiuscia Marini non ha avuto nessuna pressione da parte del Pd e io ne sono testimone credibile. C’è stata una sbagliata e sgradevole dichiarazione di Carlo Calenda a una radio. E’ stata frettolosa perché la linea del segretario nazionale e del sottoscritto era diversa: Marini, che conosco da 30 anni, ci ha sollecitato a valutare insieme il quadro, l’attacco politico, le situazioni personali. Poi ha deciso sulla base prevalente dell’interesse delle istituzioni. Lei aveva anche valutato di andare avanti e se fosse rimasta sarebbe stata una linea per noi accettabile. Poi è arrivato ed è cresciuto l’attacco mediatico, con manifestazioni annunciate sotto il palazzo della Regione. Ha fatto una valutazione autonoma e ha ritenuto che fosse meglio difendere l’onore delle istituzioni con le dimissioni. E’ stato un atto non dovuto, non richiesto, ma generoso da parte di chi pensa prima all’interesse generale che non a quello personale”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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