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Capitan bugia. Tutti i motivi per cui Salvini mente sul “salva Roma”

Il Truce martella sulla Capitale perché guarda alle amministrative. Di Maio nel guado, e i leghisti sperano nell’incidente

24 Aprile 2019 alle 21:35

Capitan bugia. Tutti i motivi per cui Salvini mente sul “salva Roma”

Foto LaPresse

Roma. Che si un pretesto, in fondo, lo ammettono anche i leghisti: l’opposizione di Matteo Salvini al “salva Roma” è del tutto strumentale. “I debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani”, garantisce il ministro dell’Interno, riuscendo però a mettere due strafalcioni nella stessa frase. Intanto perché, pur tenendo bene a mente i vari disastri compiuti dalla sindaca grillina, è indubbio che i passivi del Campidoglio non sono stati certo accumulati in questi tre anni scarsi di amministrazione a cinque stelle. In secondo luogo, come sancito nel testo del decreto crescita, il Mef assicura “la neutralità dell’operazione per il bilancio statale”: nessun aggravio di spesa per gli italiani.

 

E però, se Salvini insiste con tanta foga, nel rifiutare il “salva Roma”, è innanzitutto perché ha capito che proprio la Capitale è l’anello più debole della debolissima catena del consenso del M5s. E allora “è su Roma che bisogna martellare”, ripete il segretario del Carroccio, sperando magari che Di Maio intervenga a difesa della Raggi, finendo così travolto dalla stessa ondata di dissenso che investe la sindaca di Roma. “Se difendi l’indifendibile, diventi indifendibile”, sibilano nella Lega: e forse è proprio intravedendo l’insidia che il leader del M5s ha evitato di soccorrere in prima persona la Raggi. C’è poi una questione di ambizione personale: Salvini, in una capitolazione dei grillini romani, ci spera davvero, perché questo spianerebbe la strada al definitivo dilagare della Lega nel Lazio. “Comune o regione poco importa: sarebbe comunque un segnale fortissimo”, racconta chi ha raccolto le confidenze del capo. E in fondo è anche per questo che Salvini non vuole concedere benefici, seppure indiretti, alla Raggi. “E se poi quella, confortata sul debito, decidesse di abbassare le addizionali locali? Le regaleremmo la riconferma in Campidoglio”, spiegava ieri un leghista di rango.

 

“Ci sono centinaia di comuni in difficoltà, ed è nostro dovere aiutarli ed ascoltarli tutti”, dice Salvini. Paventando un’operazione, questa sì, assai azzardata, con ricadute pericolose sui conti dello stato. E però proprio ripetendo queste dichiarazioni, Salvini dimostra come in verità, dietro a questo suo puntiglio del “o tutti o nessuno”, ci sia la voglia di raccattare consenso sul territorio in vista delle amministrative del 26 maggio.

E certo nel quartier generale della Lega sono in tanti a vedere la pretestuosità di questa critica. Ma sono gli stessi che da settimane invocano la crisi di governo e che, disperati per la cocciuta risolutezza di Salvini nel prolungare questa agonia gialloverde, sperano che questa baruffa su Roma scappi davvero di mano ai due vicepremier, e che insomma proprio sul debito della Capitale si verifichi quel tanto auspicato incidente definitivo che faccia saltare il banco.

Valerio Valentini

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