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C'è una indagine sulla metropolitana colabrodo di Roma

La rete della Metro A è pericolosa, lo dicono i verbali dei Vigili del Fuoco. Contestati reati a Simioni, dg di Atac

20 Dicembre 2018 alle 10:42

C'è una indagine sulla metropolitana colabrodo di Roma

Foto LaPresse

Roma. Mobilità nuovo fronte caldo dell’Amministrazione Raggi. Non bastavano gli Ncc furenti sotto il Senato, le nuove regole per gli autobus turistici, ora ci si mette anche la Metropolitana. Il presidente dell’Atac, (nonché Dg), Paolo Simioni infatti è sottoposto a indagini preliminari da qualche settimana per una lunga sfilza di violazioni riscontrate nella linea sotterranea dai Vigili del Fuoco e trasmesse in Procura. La polizia giudiziaria, il 22 novembre, gli ha contestato una serie di reati invitandolo a eleggere un domicilio legale per le notificazioni. Il Foglio non sa se la Procura di Roma abbia ancora provveduto all’iscrizione di Simioni nel registro degli indagati o se vi siano ragioni di carattere puramente amministrativo che spieghino perché ciò non sia ancora avvenuto. Ma la posizione che tecnicamente assume il dott Simioni, da novembre, a seguito della contestazione della polizia giudiziaria è indiscutibilmente quella di indagato.

 

 

I Vigili del Fuoco hanno rilevato problemi alle scale mobili, agli impianti elettrici, mancata individuazione delle procedure per l’evacuazione in caso di emergenza. Tutto può essere racchiuso in una sola parola: Pericolo. “Una gioia e una sofferenza” era la battuta finale dell’Ultimo Metrò di Truffaut film cult degli anni 80. Per i romani in questi giorni invece il Metrò è solo sofferenza. Raggiungere il centro è un miraggio. Stazioni chiuse e riaperte, poi aperte a metà. Mentre Repubblica resta sigillata per l’incidente della scala mobile con i tifosi del CSKA, Spagna e Barberini dall’11 Dicembre sono state teatro di questa via Crucis di Natale. Cause tecniche ribattono dall’Atac. La questione però è più complessa. Come detto si tratta di violazioni e reati che riguardano il piano di emergenza di tutta la metropolitana. Sicurezza dei lavoratori oltre che dei passeggeri. La documentazione presentata infatti è vecchia o insufficiente. Dai protocolli per le scale mobili, alle modalità di evacuazione delle strutture. Manca poi l’individuazione dei responsabili che dovrebbero coordinare e gestire le emergenze. I vigili del fuoco hanno evidenziato l’insufficienza della documentazione relativa alle misure per prevenire gli incendi e l’incolumità dei lavoratori. A preoccupare sono soprattutto gli impianti elettrici, (vanno riformulate le dichiarazioni di rispondenza in opera degli impianti esistenti), ma anche tutte le misure di prevenzione e di gestione delle emergenze sui treni e nelle stazioni. Nelle viscere di Roma il rischio si annida in ogni angolo della linea, ogni giorno. I romani lo sanno? Per l’Atac sono solo problemi tecnici. Ma trasparenza e legalità non erano la Bibbia e il Vangelo dell’amministrazione Raggi?

 

L’altro giorno un incendio sviluppatosi in un locale della fermata Termini ha bloccato la linea B. Chiusura temporanea e altri disagi. Il presidente Simioni e la Raggi intanto presentano il nuovo piano per la mobilità di superficie, ma sulle scale mobili non una parola. Illustrano le nuove navette elettriche, ma tacciono sugli impianti insicuri delle linee A e B. Si preoccupano dell’assemblea dei creditori che fino all’8 gennaio potrà votare l’adesione al concordato. Ai creditori privilegiati 150 milioni di euro entro il 2019 mentre il 30 per cento dei crediti chirografari dovranno essere regolati entro il 2022. Tra banche, privati, fornitori, enti come Regione e Cotral, Trenitalia sono oltre 1200 i creditori. Il Comune, (cioè i romani) rischiano di non vedere i 500 milioni che Atac gli deve, visto che il Campidoglio verrà pagato per ultimo. Un salasso per i romani, la cui probabile contropartita sarà un taglio di welfare e servizi. L’ex assessore al bilancio Mazzillo era contrario per questo. Ora c’è Lemmetti da Livorno. Chissà se i romani ripenseranno al referendum dell’11 Novembre. Intanto i 30 giorni per ottemperare alle prescrizioni e consentire che i reati si trasformino in sanzioni amministrative stanno per scadere, ma il termine può essere prorogato. Chissà per quanto invece la pazienza dei romani. Ma si sa, il mondo è fatto a scale, chi le scende e chi le sale anche quelle mobili.

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