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Non solo “metro A”. I casi giudiziari attorno alla giunta Raggi

L'eccezione manettara del Campidoglio. Se il sindaco fosse stato del Pd…

Marianna Rizzini

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rizzini@ilfoglio.it

22 Dicembre 2018 alle 06:17

Non solo “metro A”. I casi giudiziari attorno alla giunta Raggi

Virginia Raggi (foto LaPresse)

Roma. Siamo a Roma, ma le urla poco garantiste degli indignados a Cinque stelle si sentirebbero fino a Milano, se una giunta Pd o Forza Italia si trovasse nella situazione in cui si trova oggi la giunta Raggi, e cioè a rimirare una serie di vicende giudiziarie riguardanti uomini non lontani dal sindaco e dalla giunta stessa. Ultimo in ordine di apparizione, il caso (raccontato in anteprima sul Foglio) di Paolo Simioni, presidente e Ad Atac sottoposto a indagini preliminari a proposito dello stato manutentivo della metropolitana (l’azienda ha smentito), dopo il cedimento di una scala mobile per il quale, inizialmente, erano stati accusati i tifosi russi del Cska Mosca, sospettati di aver “saltato” troppo forte. Sono reati che più che altro hanno a che fare con carenze di manutenzione, ma che appesantiscono intanto il quadro in tema di trasporti carenti e pericolosi (chissà se qualcuno si pente di non essere andato a votare al referendum dell’11 novembre scorso per la messa a gara del trasporto pubblico locale o, peggio, di non averlo pubblicizzato essendo al vertice delle istituzioni cittadine). E l’indagine sulla metro A fa anche balzare all’attenzione un fatto: non è la prima volta che qualcosa scricchiola attorno al Campidoglio, negli uffici degli uomini vicini al sindaco.

 

Sei mesi fa è stato arrestato l’uomo forte sul progetto dello stadio della Roma, Luca Lanzalone, già superconsulente dei Cinque stelle ed ex presidente di Acea. Un uomo stimato dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e da Davide Casaleggio. Sempre nell’ambito di quell’inchiesta era stato indagato anche Paolo Ferrara, capogruppo a Cinque Stelle in Comune, che si dichiarava estraneo alla vicenda e si autosospendeva. Prima ancora c’era stato il caso Marra, dal nome dell’ex braccio destra di Virginia Raggi condannato per corruzione (da una costola del caso Marra era nato anche un caso Raggi, con la sindaca che finiva a processo per falso per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele – processo in cui è stata recentemente assolta “perché il fatto non costituisce reato”). Né si può dimenticare, per risonanza mediatica, il caso di Salvatore Romeo, ex capo della segreteria del sindaco, accusato di essere “un intestatore seriale di polizze a vita” e poi scagionato, non senza contorno di intercettazioni e chat pubblicate sui giornali. A parti rovesciate, come si è detto, una giunta Pd o Forza Italia sarebbe stata bersagliata da odiatori del web e attivisti a Cinque stelle per anni dopo l’archiviazione, ma nel mondo a Cinque stelle c’è indagine e indagine, archiviazione e archiviazione. Al netto dei tribunali, resta il forte dubbio di un’approssimazione al governo (per tacere dello stato penoso dei trasporti).

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