Arrivano fondi per la metro A e B. Ma restano aperti altri (gravi) problemi

Marianna Rizzini

I fondi per migliorare la situazione della metropolitana sono una buona notizia, ma è goccia nel mare delle problematiche della capitale

Roma. Nessuna “operazione spot”, ha detto il sindaco Virginia Raggi (non estranea di suo alla modalità “spottistica” di comunicazione), per commentare la firma della convenzione per l’ammodernamento della metropolitana di Roma, tristemente nota per non essere all’altezza di una capitale europea: il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e il sindaco hanno infatti appena salutato l’arrivo di fondi per 425 milioni per 14 nuovi treni, banchine e impianti, distribuiti tra metro A e metro B.

 

“Una cascata di investimenti per intervenire in maniera massiccia sulle linee della nostra città per renderle moderne, veloci e puntuali”, ha detto il sindaco, parlando di “interventi strutturali per migliorare la qualità della vita di tutti…”, mentre il ministro Toninelli si spingeva a disegnare un futuro di minori guasti e maggiore puntualità. E anche se gli investimenti suddetti partono da lontano (stanziati dal precedente governo, poi fermi per ricorsi di altre regioni), è indubbio che i fondi per manutenzione e rinnovo di una rete vetusta siano una buona notizia.

 

Non è però risolta la questione a monte: quella dei superpoteri per Roma, tormentone dei rapporti sindaco-governo almeno quanto l’argomento-sicurezza. C’è infatti il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini che non manca (l’ultima volta dopo la sparatoria alla Magliana) di sottolineare come Raggi non “gestisca” al meglio la città. E c’è il sindaco Raggi che non manca di dire a Salvini che alla capitale d’Italia servono più poliziotti e che la Lega (che su Roma ha più di una mira) “non sa che cosa sia la città”. Né è sciolto il grande interrogativo: che cosa sta facendo Raggi per evitare che gli imprenditori scappino dalla capitale? E’ dal tempo del famoso “tavolo” con l’ex ministro Carlo Calenda, infatti, che il tema “aziende in fuga e investimenti in stallo a Roma” si ripresenta sui tavoli della città che poteva avere le Olimpiadi. Non a caso, all’indomani dello spostamento di Sky a Milano, nel 2017, il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, ora candidato alla segreteria pd, commentava: “Roma purtroppo sta perdendo la propria vitalità e la propria capacità attrattiva. E’ una crisi di sistema molto grave”. E Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio, diceva: “Bisogna poter contare su una burocrazia amica. A Roma, a volte, sembra che si faccia di tutto per fermare chi vuole investire… e pensiamo all’urbanistica. Spesso mancano proprio quelle infrastrutture che potrebbero favorire le attività economiche: in alcune zone non c’è un collegamento internet decente, in altre serve ancora un’adeguata rete stradale”. Parole vere ancora oggi. In questo quadro, la resurrezione annunciata della metro è meglio di niente, ma pare comunque goccia nel mare.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.