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L'unica opposizione alla Raggi è la piazza

Oggi manifestazione in Campidoglio contro la sindaca. Ecco come e dove è nata #Romadicebasta

27 Ottobre 2018 alle 06:00

L'unica opposizione alla Raggi è la piazza

Foto Facebook @TuttiPerRoma

Roma. Che dietro a tutto ci siano sei donne non è un caso, e non c’è bisogno di scomodare Lisistrata per capirlo. “Perché le donne tirano – scherzano – le donne faticano e ostinate si portano dietro gli altri”. E’ un caso invece, anche beffardo per certi versi, che proprio loro sei siano il motore del primo vero atto di opposizione politica alla prima sindaca in rosa della Capitale. Perché oggi (sabato 27 ottobre ndr), se vorrà affacciarsi alle finestre del Campidoglio, Virginia Raggi si ritroverà sotto al Marco Aurelio la prima manifestazione di protesta nei sue due anni e mezzo di disastro Capitale.

 

 

  

“Numeri e previsioni non ne facciamo – dice Francesca – però pare che la cosa stia viaggiando, che ci sia interesse e entusiasmo”. La “cosa”, nata su Facebook e pronta a diventare realissima, è #Romadicebasta ed è uno “scatto d’orgoglio e d’amore per la città” in nome del quale le sei organizzatrici hanno chiamato cittadini, associazioni e comitati a mobilitarsi contro il degrado e l’incuria indifferente che soffoca la Capitale abbandonata a se stessa da una amministrazione assente. E la piazza, secondo le organizzatrici, è il modo migliore per dare non soltanto un contenuto alla protesta, ma anche una forma alla proposta.

 

“La nostra idea è nata a maggio dopo la morte di una ragazza in moto sulla via del Mare e il rogo dell’autobus in via del Tritone”, racconta Francesca Barzini, giornalista Rai. “Alla prima riunione – prosegue – eravamo una ventina. Ma molte persone le abbiamo perse per strada, altre si sono aggiunte, molte le comete. Il nucleo forte, quello che è arrivato sin qua siamo noi sei”. E cioè Emma Amiconi, esperta di nuove forme della democrazia e della cittadinanza, Roberta Bernabei, storica dell’arte , Tatiana Campioni, ingegnere esperta di restauri con un passato da assessore indipendente al I Municipio, Martina Cardelli, editrice, e Valeria Grilli architetto.

 

“Tutte donne con le proprie vite, le proprie famiglie e i propri lavori – dicono – non abbiamo alcun vuoto esistenziale da riempire ma soltanto voglia di riaccendere qualcosa che vada oltre la sola indignazione”. Il primo passo è stato l’apertura del gruppo Facebook “Tutti per Roma Roma per Tutti”. “All’inizio abbiamo aggiunto amici e conoscenti – spiega Roberta – in una settimana eravamo quasi dieci mila. Oggi al gruppo sono iscritte oltre 21mila persone: è un gruppo chiuso perché cercavamo uno spazio utile per dialogare e confrontarsi senza dover passare tutto il tempo a rispondere agli insulti o alle critiche di chi non aveva capito le nostre intenzioni”.

 

“Le frasi tipiche che ci scrivono è 'Chi vi finanzia?', 'Chi vi appoggia?', 'Per chi lavorate?' – spiega Valeria – E’ come se l’idea stessa di cittadinanza attiva e disinteressata fosse diventata inconcepibile”. Lo scopo, da subito, è quello di organizzare una manifestazione. Il primo progetto è fissato per giugno, ma non c’è abbastanza tempo e la data slitta fino al 27 ottobre. In mezzo tante riunioni e anche due incontri pubblici: il primo davanti al teatro Ambra Jovinelli, il secondo al Brancaccino.

 

“Era il 21 settembre – ricorda Tatiana – e in quel momento abbiamo capito che c’era veramente tanta gente che aveva voglia di dare una mano”. Nascono dei gruppi di lavoro, Tatiana Campioni si occupa della “regia” della piazza di sabato, dove fra brevi interventi e letture di dati relativi al degrado economico e sociale della Capitale si esibirà anche la banda “Cecafumo” del quartiere Quadraro, Valeria Grilli del rapporto con i comitati e le associazioni, Francesca Barzini dei rapporti con i media, le altre di curare i social. Ed è proprio da Facebook che parte il tormentone virale, un montaggio di foto che mescolano la meraviglia della Capitale al degrado più sconvolgente fra rifiuti e incuria sulle note di “Ricominciamo” cantata da Adriano Pappalardo.

 

 

Un boom da migliaia di visualizzazioni al punto che, dicono, la canzone e il video sono stati trasmessi anche da una radio irlandese. “L’idea ci è venuta una sera mentre con Tatiana eravamo in macchina su via Nazionale. Volevamo una canzone che fosse una dichiarazione di amore per Roma, non un piagnisteo sulle cose che non vanno – racconta Francesca – Pensavamo a una canzone popolare che ti si attaccasse addosso, poi la folgorazione: ricominciamo. La parte in cui dice “non posso restare seduto in disparte né arte né parte” ci sembrava perfetta per quel risveglio polare che volevamo suscitare. Perché va bene gridare, va bene sfogarsi, ma alla fine c’è quel brivido dentro che ti fa alzare per correre incontro e gridare 'ti amo'”.

 

Perché noi non vogliamo unicamente protestare – si inserisce Emma – la nostra ambizione è che attraverso il nostro lavoro si possano attivare energie e buone pratiche che aiutino a far uscire la città da questa cappa opprimente di disillusione, rabbia e frustrazione. Per questo in piazza ci saranno anche contenitori in cui raccoglieremo consigli sulle cose da fare”. Di loro, in questi giorni, ha parlato anche la stampa internazionale a cui però la mobilitazione basata sul “basta”, la lontananza ostentata dai partiti (vietato ogni simbolo o identificazione in piazza) e la chiamata ecumenica a chiunque avesse un motivo per protestare sono suonati con accenti simili al populismo dei Cinque stelle.

 

“Questa cosa ci fa arrabbiare – si irrigidisce Emma – Noi abbiamo soltanto capito quello che stava succedendo e abbiamo raccolto il malumore diffuso nei confronti dell’amministrazione Raggi: per coagularlo intorno a qualcosa di positivo, però. Purtroppo i partiti e le organizzazioni tradizionali in questo momento non sembrano in grado di interpretare questo senso diffuso di distacco dalle istituzioni – continua – né di mettere insieme la voglia di reagire attorno ai quali soltanto elementi di cittadinanza possono organizzarsi senza per questo essere populisti. Siamo lontanissime dal populismo, dall’uno vale uno, dalla piazza pulita di ciò che c’era prima e dall’odio di certi discorsi politici. Crediamo nelle competenze invece – va avanti – nelle specificità e nelle differenze. Non temiamo il conflitto politico, purché resti inquadrato dentro processi che rispettano la politica nel suo senso più importante. Per questo abbiamo scelto come colonna sonora del nostro video Ricominciamo e non Vaffanculo”.

 

“Il nostro è un territorio difficilissimo da proteggere – si aggiunge Martina – Però in tutto quello che facciamo c’è politica”. “E soprattutto – conclude Roberta – Noi cerchiamo aggettivi positivi da accostare al termine politica”. Resta da capire cosa succederà da domani. “Sicuramente dormiremo e ci riposeremo”, rispondono in coro. Poi si fanno serie. “Sappiamo quello che non saremo – risponde Valeria – Non saremo certo una lista civica o la stampella elettorale di qualcuno. Vogliamo continuare a essere un gruppo di pressione e di proposta”. “Molti ci hanno dato fiducia perché siamo riuscite a superare il loro scetticismo iniziale mostrandoci esattamente per quello che siamo”, prosegue Tatiana. “Abbiamo fatto tanto lavoro, quanto non pensavamo certo ce ne sarebbe voluto – conclude Emma – Non siamo nulla in fin dei conti, se non il marchio registrato con il logo che ci è stato donato dall’illustratore Lorenza Terranera, e la fiducia che ci siamo guadagnate. Ma quello che siamo non siamo certo disposte a regalarlo a nessuno”.

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