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Dietro quel disastro chiamato Pinuccia Montanarì c’è Grillo

L’assessore dell’emergenza rifiuti forse ha perso la fiducia di Raggi, certamente quella dei consiglieri M5s, ma è intoccabile

21 Ottobre 2018 alle 06:12

Dietro quel disastro chiamato Pinuccia Montanarì c’è Grillo

Foto Imagoeconomica

Roma. “Io sono stata mandata qui da Grillo, lo capite o no?”. La domanda, in questi ultimi due anni, se la sono sentita fare in molti dentro l’assessorato all’Ambiente del Comune di Roma o negli uffici dirigenziali di Ama. La scena, mutatis mutandis, è più o meno sempre la stessa: alla prima contestazione, al primo dubbio o parere discordante, l’assessora Pinuccia Montanari sbotta e si fa rossa in viso sbattendo in faccia agli astanti i quarti di nobiltà che le derivano dall’illustre protezione del fondatore del Movimento. Con i colleghi di giunta che certe dinamiche le conoscono bene e sono costretti ad accettarle per non rischiare di restare stritolati nei deboli equilibri interni ai Cinque Stelle, invece, a Pinuccia non serve neanche alzare troppo la voce. “E’ intoccabile – commenta a mezza bocca un consigliere grillino – lo sa e se ne fa forte nella sua arroganza. Eppure il caos rifiuti e il disastro del verde pubblico sono una sua diretta responsabilità di cui la sindaca Raggi paga ogni giorno le conseguenza di immagine. Quale altro assessore sarebbe ancora al suo posto se non ci fosse Grillo a difenderlo?”. Una insofferenza diffusa e plastica in tutte le riunioni di giunta, soprattutto in queste ultime settimane in cui è guerra aperta fra Montanari e l’assessore al Bilancio con delega alle Partecipate Gianni Lemmetti, incapace di approvare il bilancio consolidato del Campidoglio nella scadenza prevista del 30 settembre per un contenzioso da 18 milioni con Ama. “E’ una battaglia di portata enorme – azzarda qualcuno – da una parte l’asse Montanari-Grillo, dall’altra quello Lemmetti-Casaleggio”. E in mezzo al fuoco di fila sta immobile la sindaca, mediatrice e pompiere in pubblico ma in privato, si racconta, tanto insofferente per l’operato della Montanari quanto impotente. Di sicuro consapevole che la situazione drammatica della raccolta rifiuti è assieme alla questione trasporto pubblico locale l’aspetto su cui maggiormente i romani bocciano senza appello l’amministrazione pentastellata. Lo dice la rabbia che si riversa sui social ogni giorno assieme alle foto dei cumuli di rifiuti e lo dice anche l’indagine sulla qualità della vita e dei servizi pubblici locali 2018 presentata in Campidoglio ad inizio ottobre. Eppure nonostante questo e nonostante le proteste per l’emergenza immondizia dilaghino in gran parte dei quartieri romani (per dire, nell’indagine il voto più basso alla raccolta rifiuti l’hanno dato i cittadini del IV Municipio dove a giugno è partito il nuovo porta a porta tanto celebrato da sindaca e assessora), la Montanari resta salda al suo posto, forte del sostegno di Grillo puntualmente rinsaldato ai tavoli dell’hotel Forum ogni volta che il fondatore è in trasferta a Roma.

 

Non bastasse, la Montanari ha consolidato il suo potere calando su Ama un cerchio magico che l’ha resa di fatto un suo personalissimo orticello. Reggiano come lei, infatti, Lorenzo Bagnacani è l’uomo che l’assessora ha voluto al vertice di Ama portandolo nella Capitale da Torino dove  era stato scelto dalla sindaca Chiara Appendino per guidare l'Amiat, la municipalizzata per i rifiuti del capoluogo piemontese. Bagnacani è amministratore delegato e presidente, ma in Ama la vera longa manus della Montanari è Mariella Maffini ex capo staff dell’assessora e oggi ufficialmente soltanto consulente della municipalizzata. “E’ stata la prima persona che Montanari ha fatto assumere appena arrivata in Campidoglio”, raccontano negli uffici comunali. Lasciato lo staff dell’assessore per motivi personali, però, Maffini è ricomparsa qualche mese più tardi con un contratto di consulenza in Ama per l'organizzazione dei nuovi servizi con un compenso di 30mila euro lordi. Terminato l’incarico, però, l’ad Bagnacani a fine 2017 ne ha voluto il rinnovo per un altro anno (compenso 90mila euro lordi) andando allo scontro con l’allora capo del personale Saverio Lopes secondo il quale invece era necessaria una procedura di selezione pubblica. Risultato: Lopes licenziato e Maffini assunta. Con un ruolo ben più incisivo di quanto il suo incarico di consulenza farebbe pensare se è vero che in Ama dirigenti e sindacati la chiamano “la presidentessa”. Del resto nella scelta della ristretta cerchia di collaboratori da affiancarsi l’assessore Montanari si è mossa senza troppi scrupoli, puntando unicamente ad avere accanto a sè una squadra di fedelissimi. A costo di suscitare più di qualche malumore negli uffici capitolini per uno staff diventato in due anni fra i più pesanti dell’intera giunta o per qualche scelta che ha fatto storcere il naso a molti. Tipo quella del giornalista ambientalista Edgar Helmut Meyer, vicepresidente designato del movimento animalista di Michela Brambilla, che dopo aver lavorato con la Montanari a Genova l’ha seguita a Roma con un contratto da 41mila euro all’anno in qualità di esperto “alle politiche sui canili e gattili capitolini, alle iniziative di promozione dei diritti animali, ai corsi per tutor di colonie feline e alle attività dell’Osservatorio del verde”. O quella di Francesca Cajani, ex assessore all’Ambiente del XIII Municipio costretta alle dimissioni per violazione delle quote di genere, assunta con stipendio lordo di 40mila euro annui. L’esperta di rifiuti e il riciclo delle cariche nel Movimento.

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