Via dei Fulvi a Roma (foto LaPresse)

Roma è un unico grande cassonetto pieno

Massimo Solani

Emergenza. Ci sono 4.000 tonnellate di monnezza nei centri di stoccaggio che sono saturi. E Ama non raccoglie per strada

Roma. La monnezza è una livella. Fra le villette di pregio di Monteverde i cumuli di spazzatura puzzano esattamente come quelli che sommergono la borgata Finocchio. I sacchetti abbandonati ai Parioli invadono i marciapiedi proprio come i bidoncini della nuova raccolta differenziata che a Selva Candida nessuno svuota da giorni. E’ la democrazia dei miasmi e toglie il fiato ugualmente alle vie del lusso in centro città come alle periferie più lontane. Ne “godono” i turisti che fotografano le montagne di sacchi colorati a pochi metri da piazza San Pietro come i cittadini che quelle stesse immagini le riversano sui social con didascalie irriferibili e improperi, tutti rivolti in cima alla scalinata progettata da Michelangelo che porta al Campidoglio. Dove la sindaca Virginia Raggi e l’assessora Pinuccia Montanari sono forse gli unici abitanti della Capitale a non vedere cosa succede in città e a non sentire tanto la puzza quanto la rabbia che ribolle e rischia di tracimare.

 

“Intanto però la gente se la prende con noi, qui fra poco ci menano”, commenta un operatore a San Lorenzo mentre lavora ai fianchi una montagna di sacchetti indistinti a via degli Ernici. “Noi facciamo quello che possiamo, ma la situazione è ogni giorno più complicata e non ci sono neanche i mezzi per far fronte all’ordinario”. I camion che mancano, al netto di quelli fermi in rimessa perché rotti causa assenza di manutenzione visto il miliardo di debiti accumulati da Ama, sono quasi tutti fermi in fila davanti ai due impianti di trattamento meccanico-biologico di via Salaria e Rocca Cencia dove, assieme ai due Tmb privati gestiti da Manlio Cerroni a Malagrotta, finisce gran parte dell’indifferenziata della Capitale. Il resto, invece, la Capitale lo spedisce a caro prezzo in mezza Italia in virtù di appalti scaduti e prorogati con affidamenti diretti che alle casse disastrate costeranno tredici milioni di euro in più in nove mesi. Ma non c’è alternativa visto che il bando europeo per portare lontano da Roma 600.000 tonnellate in due anni, valore 188 milioni euro, a maggio è andato deserto per la seconda volta.

 

Così, spiegano i lavoratori, per ora è davanti ai Tmb che la catena dei rifiuti si spezza fermando a cascata la raccolta su strada e causando quell’emergenza continua che ammorba la Capitale da più di tre anni. I camion carichi, infatti, da settimane restano fermi per ore in attesa di poter scaricare e tornare al lavoro e nel frattempo, dentro stabilimenti che da troppo tempo lavorano con carichi costanti e senza la necessaria manutenzione, la montagna di rifiuti cresce. Basta un piccolo guasto, tutto si paralizza ed è subito emergenza.

 

“I Tmb hanno una capacità massima di circa 750 tonnellate al giorno ciascuno – spiega un addetto – e oggi lavorano quotidianamente una media di 600 tonnellate, ossia meno di quella che viene conferita. In più la quantità media lavorata giornalmente continua ad abbassarsi perché gli impianti lavorano a pieno ritmo ogni giorno e non è possibile effettuare quella manutenzione programmata che eviterebbe problemi e guasti. Non passa settimana che tutto si fermi una o due volte, vuoi perché un topo rosicchia un filo elettrico, vuoi per un piccolo guasto. E ogni ora di stop si perdono 50 tonnellate di lavorazione”.

 

E nel frattempo l’immondizia si accumula nella “vasca” dove viene stoccata. In questo momento, raccontano i lavoratori, dentro c’è una montagna di 3500-4000 tonnellate. “E con l’aumento della produzione di rifiuti che si verifica statisticamente fino a Capodanno – spiega Natale di Cola, segretario della Fp Cgil di Roma e Lazio – la differenza fra conferito e lavorato sarà sempre più alta e i camion che devono scaricare avranno sempre più difficoltà. Presto resteranno fermi la notte senza poter scaricare, prima o poi invece dovranno proprio fermarsi. A queste condizioni – conclude – serve un miracolo per evitare che prima di Natale scoppi l’emergenza sanitaria”.

 

A peggiorare la situazione, poi, questa settimana ci si è messo anche il blocco della raccolta di organico, plastica, vetro, carta e alluminio in circa diecimila negozi, bar, ristoranti, ospedali e in tutte le utenze non domestiche che era stata affidata con appalto esterno alla cooperativa “29 giugno”. Appalto scaduto un anno fa, prorogato in attesa dei subentri e revocato dopo un lungo contenzioso fra la cooperativa e Ama. La situazione si è sbloccata martedì dopo un lungo tavolo con i sindacati, la raccolta riprenderà a fine settimana e se ne occuperanno le aziende subentranti e Ama stessa, ma sono bastati tre giorni di fermo per sommergere le vie del centro e riempirla di un puzzo che comunque non somiglia neanche lontanamente all’aria mefitica che gli abitanti di Montesacro denunciano da mesi puntando il dito contro le esalazioni che provengono dal Tmb di via Salaria. Situazione confermata anche dall’Arpa nonostante le rassicurazioni dell’assessore Montanari, arrivata qua in estate per un blitz talmente a sorpresa che i lavoratori fecero addirittura in tempo a pulire tutto e far trovare svuotata anche la “vasca”.

 

“Il rischio emergenza sociale è dietro l’angolo ed è la politica che deve risolvere questo problema prima che lo faccia la magistratura con i sequestri o peggio un matto che dà fuoco a tutto”, commenta Christian Raimo. Assessore alla cultura del III Municipio, lo scrittore martedì è entrato nel Tmb assieme alla deputata di Leu ed ex presidente di Legambiente Rossella Muroni e ne è uscito sconvolto. “C’è un puzzo insostenibile, non si può costringere una parte della città a convivere con questa situazione. Noi e i comitati cittadini ci muoviamo cercando forme di battaglia politica, ma il rischio è che qua presto arrivino i fascisti e i matti a soffiare sul fuoco della rabbia”.

 

Così, per chiedere la chiusura dell’impianto, sabato la gente del quartiere sarà di nuovo in piazza. Un problema in più per Ama che in questi giorni pare più preoccupata per quanto succede in Campidoglio, dove non è stato ancora approvato il bilancio 2017 e i sindacati hanno protestato nei giorni scorsi minacciando lo sciopero. “Ma i soldi per gli stipendi sono assicurati fino alla fine dell’anno”, ha annunciato l’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti. Come se la cosa fosse rassicurante.

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