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Sciopero? Tutto bene

Altra particolarità del modello Milano: serve un cambio di regole ma se ne occupano Atm e Trenord

29 Novembre 2019 alle 06:05

Sciopero? Tutto bene

foto LaPresse

Al momento in cui questo giornale va in stampa, come dicevano i cronisti d’antan, non sappiamo se nella serata di giovedì la situazione delle linee della Metropolitana sarà peggiorata: in giornata, i treni circolavano regolari, tranne la Lilla che, essendo automatica, è stata chiusa. Non sappiamo neppure gli esiti del round di sciopero che interessa, oggi, il trasporto treni regionale. La sigla che ha indetto le agitazioni è la stessa, Cub Trasporti, che storicamente è più forte nell’azienda a guida regionale che nell’Atm milanese. Ma secondo numerosi indicatori, il giovedì e venerdì nero della mobilità milanese non dovrebbe causare disastri. E questa, senza dubbio, è una risposta interessante da parte di una città (e regione) che ha imparato a gestire in modi civili e non contrari all’interesse generale le contrattazioni generali del settore pubblico.

 

Ma un’altra specificità del “modello Milano” rispetto allo sciopero dei mezzi, con un tratto di paradossalità, è questa: la politica appare disinteressata, con un atteggiamento tendenza struzzo, mentre sono i vertici delle aziende di traporto – che sono manager, per quanto pubblici, ma non i decisori politici – a sollevare pubblicamente il problema delle regole (da cambiare) su questo tipo di agitazioni sindacali.

 

E’ stato per primo Arrigo Giana, direttore generale di Atm, nonché presidente di Agens – l’Agenzia confederale dei trasporti e servizi – a intervenire: “E’ il momento di un cambio radicale, serve una svolta – da detto – è ora di parlare anche del diritto a muoversi dei cittadini. Bisogna affrontare in modo costruttivo il tema degli scioperi rivedendo le norme e aggiornandole alle attuali esigenze di mobilità delle città. La priorità, infatti, è certamente continuare a garantire il diritto legittimo di scioperare, ma allo stesso tempo tutelare anche gli spostamenti di milioni di cittadini che ogni giorno usano il trasporto pubblico per andare al lavoro, a scuola o per raggiungere strutture ospedaliere”. Giana non ha avuto paura nell’affrontare, da un punto di vista sistemico, la questione delle relazioni sindacali: “Il tema della rappresentanza sindacale è cruciale: le aziende non possono essere ostaggio di minoranze che non hanno rappresentatività nel settore, ma hanno il potere di paralizzare le città. Per questo come associazione di categoria stiamo lavorando a una proposta di legge che prevede la proclamazione dello sciopero solo da parte di sindacati che hanno una rappresentatività congrua tra i lavoratori. Se così fosse, le componenti sindacali che raccolgono più consenso sarebbero anche più legittimate”. Si attendono repliche indignate, ma sul fatto che sigle autonome come Cub e altre rappresentino poco più che se stesse è un dato confermato anche solo dai dati di adesione.

 

E’ intervenuto anche Marco Piuri, ad di Trenord e direttore generale di Fnm: “Lo sciopero è un diritto costituzionale sacrosanto – ha detto – ma non può soffocare il diritto alla mobilità che è intrinsecamente connesso con la libertà delle persone”.

 

In tutto questo, la politica è appunto silente. Anzi, tra Comune e Regione si sta litigando di tutt’altro, in materia di trasporti: ovvero di conterà di più nella gestione del Trasporto pubblico locale dopo la riforma “localista” – cioè che di fatto sminuisce il già non forte potere di indirizzo del Comune di Milano, cioè della maggior parte degli utenti – voluta dalla giunta regionale di Attilio Fontana. A Londra esiste una Authority dei trasporti che decide più della politica. Noi consoliamoci con i bravi manager.

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