No, i green Fridays no!

Maurizio Crippa

La lettera apodittica e scombiccherata al sindaco di Milano. Idee sbagliate e ambiente

Milano un giorno sarà verde come la Città di Oz, la riforestazione urbana predicata da Stefano Boeri (ieri se ne è parlato anche con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in Triennale) avrà ridato salubrità all’aria e bellezza al paesaggio, i coetanei di Greta Thunberg saranno cresciuti e il pianeta glielo avremo salvato, ne siamo certi. Basta evitare che prendano decisioni, né tantomeno il potere, questi coetanei di Greta. Questi insomma di Fridays for Future di Milano (e i pessimi maestri che sicuramente hanno, se si sta alle scemenze da baby boomer disseminate ovunque), che hanno organizzato per il venerdì della prossima settimana, il 29 novembre, il Quarto Sciopero Globale per il Clima. E sull’utilità dello sciopero (con traffico intasato fuori dalla circonvallazione e sulle tangenziali) si può anche discutere, ma è giusto tenere alta l’attenzione, è giusto crederci e chiedere soluzioni. Anche il sindaco Beppe Sala, al primo sciopero cittadino il 27 settembre scorso, si era unito ai cittadini, fiducioso e festoso.

 

Soltanto che adesso il primo cittadino si è trovata recapitata una lettera, spedita da Fridays For Future Milano e, non per entrare nei suoi panni, ma immaginiamo il suo sgomento alla sola idea di dovergli rispondere. Sala è un buon comunicatore, la questione ambientale è una delle sue scommesse, assieme al tema delle città come fattori di sviluppo e futuro, quindi troverà il modo di rispondere. Del resto ieri, prima di recarsi alla Triennale per discutere di riforestazione urbana, ha twittato che “nel mio cuore la tutela dell’ambiente in cui viviamo è fondamentale. Milano si farà paladina di una nuova rivoluzione ambientale, che terrà in considerazione anche le parti più fragili della città”.

 

Il problema, appunto, è a chi affidare la rivoluzione. E per farsi un’idea di chi, invece, è meglio che sulla questione ambientale non tocchi palla, basta leggerla, la lettera. A partire dall’oggetto per il protocollo: “Dichiarazione di Emergenza Climatica e Ambientale – richiesta rendicontazione iniziative e programmazione delle attività”. Già le maiuscole, che sanno di retorica e pompierismo. E seppure tale dichiarazione (minuscolo) il Consiglio comunale ha approvato il 20 maggio 2019, il solo concetto di emergenza è forzato come un proclama del Comitato di salute pubblica giacobino. Infatti segue processo, istruito in evidente ignoranza di quali siano, e quanto complesse, le procedure della politica. Persino in caso di dichiarata emergenza. “A sei mesi dall’approvazione della D.E.C.A. (sic!) la Giunta da Lei diretta non ha ancora comunicato con chiarezza alla cittadinanza la gravità della situazione climatica e ambientale e l’urgenza di correre ai ripari”, la gravità, manco fosse scoppiata la peste manzoniana. “E’ assolutamente necessario coinvolgere tutti i cittadini di Milano, affinché divengano protagonisti di un radicale cambiamento sia delle proprie abitudini e dei propri modelli di consumo”. Si faranno anche le pubbliche adunate la domenica mattina.

 

La disamina: “Nessuna delle principali scelte fatte dalla sua Giunta nel periodo intercorso dalla D.E.C.A. (lancio delle Olimpiadi, nuovo Piano di governo del territorio, nuovo stadio, solo per citare le più importanti) è stata sottoposta a una valutazione di compatibilità con le esigenze imposte dall’emergenza climatica e ambientale, quasi che questa non riguardasse, in via prioritaria, la generalità dei cittadini; e tutte appaiono andare in una direzione opposta a quella necessaria per affrontare l’emergenza climatica in corso”. Ecco, questa è proprio una scemenza, o una mancanza di informazione. Tralasciando di indagare cosa sia il “lancio delle Olimpiadi”, è vero il contrario: su quell’evento, nel Pgt, e nei rilievi critici mossi dal Comune sul nuovo stadio il tema è tenuto in considerazione eccome. Poi arrivano le richieste da populismo para-grillino: “Per orientare Milano in direzione della sostenibilità ambientale occorre affrontare la riconversione ecologica in almeno quattro ambiti: mobilità, territorio, verde pubblico, inquinamento”. Forse non lo sanno, ma l’Area B esiste. Forse non lo sanno, ma Atm (il servizio pubblico) sta investendo risorse ingenti nella sua trasformazione elettrica. Che cosa c’entri poi l’elettrificazione dei bus con la richiesta che il servizio pubblico in tutta Italia “deve rimanere in mano pubblica ed essere finanziato dalle tasse, e non dai biglietti che gravano direttamente sui cittadini”, forse è da chiedere a qualcuno dei sopravvissuti sessantottardi ispiratori dei coetanei di Greta. E così via. Il sindaco non sappiamo che risponderà. Quel che sappiamo questa povertà di idee è una emergenza per Milano.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"