Greta in cucina

Quale sarà la parola dell’anno per gli intenditori di enogastronomia? "Responsabilità, Sostenibilità, Contaminazione, Condivisione, Consapevolezza, Recupero, Rispetto, Etica". Orrore

Mi facessero un monumento, i lettori dei miei pezzi enogastronomici. Per quanto sono indispensabile e insostituibile. L’autostima non mi manca ma da ieri, da quando ho letto gli auspici dei critici riguardo la ristorazione del 2020, è schizzata alle stelle. Il campione raccolto da Andrea Cuomo per il Giornale è altamente rappresentativo: settanta interpellati (me compreso) di tutte le generazioni, attivi su testate grandi e piccole, guide, blog, social… Difficile che una sola pagina contenga tanto conformismo e moralismo. Alle domande 5 e 6 le risposte più significative. La 5 riguarda il bere: “Quale sarà il vino del 2020?”. Molti hanno citato vini a base chardonnay, cabernet, merlot, vini sepolti in barrique o semisepolti in tonneau, vini metodo classico (vulgo: spumanti). Perché siamo già negli anni Venti ma, enologicamente parlando, gli anni Novanta sono duri a morire. La 6 è concettuale, dunque intellettualmente impietosa: “Quale sarà la parola dell’anno”? E qui ho assistito a uno spettacolo indecoroso, alla sottomissione della cucina alla politica, allo scappellamento dei gourmet di fronte a idoli e slogan. Moltissimi hanno risposto Responsabilità, Sostenibilità, Contaminazione, Condivisione, Consapevolezza, Recupero, Rispetto, Etica… E non soltanto donne, come la mia misoginia mi spingeva a prevedere, visto che l’inchino più profondo è di Antonio Paolini del Gambero Rosso: “Sostenibilità (Greta in cucina)”. Ah, se non ci fossi io…

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