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Per essere fedeli a se stessi al cinema bisogna andarci poco

L'ho pensato leggendo le migliori interviste a Clint Eastwood, libertario repubblicano

16 Gennaio 2020 alle 06:00

Per essere fedeli a se stessi al cinema bisogna andarci poco

(foto LaPresse)

Qual è la parola che può racchiudere tutto Clint Eastwood, l’attore e il regista, il giovane cowboy e il vecchio reduce? Dignità? Lealtà? Virilità? Ognuna è valida ma forse la parola più appropriata è libertà e lo scopro leggendo “Fedele a me stesso”, le migliori interviste 1971-2011 pubblicate da Minimum Fax.

 

Eastwood è un libertario repubblicano e per quarant’anni ha dovuto tenere a bada gli intervistatori, dei giornalisti e dunque degli illiberali democratici, che sempre hanno cercato di inchiodarlo ai suoi eroici personaggi. Non che nelle interviste dica cose strepitose: dice a bassa voce (caratteristica che a inizio carriera sembrava un handicap invalidante) cose semplici e serie, da americano tranquillo che è meglio non fare arrabbiare. Approfondendo pagina dopo pagina, risposta dopo risposta, l’individualismo e l’anticonformismo di questo grande artista, mi sono ricordato del collettivismo, del gregarismo espressi in ogni intervista, in ogni sceneggiatura, in ogni scena, in ogni film dai cineasti italiani e forse da tutti i cineasti di tutto il mondo escluso lui. E ho pensato che per essere fedeli a se stessi al cinema bisogna andarci poco.

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Commenti all'articolo

  • adebenedetti

    16 Gennaio 2020 - 20:17

    Richard Jewell era per i media e i liberal il perfetto colpevole. Sono lustri che Sean Hannity ricorda questa storia e la sua decisione di schierarsi allora,ed era giovanissimo, con il "colpevole" in attesa del vero processo in tribunale e non sui media. Da allora i soliti media hanno continuamente ripetuto le loro ignobili gesta. Andrea De Benedetti

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  • J.Wrangler

    J.Wrangler

    16 Gennaio 2020 - 18:36

    E infatti "Fedele a se stesso" lo dimostra nel film uscito in prima oggi " Richard Jewell ": ovvero come "pur" essendo grassi e bianchi si può essere eroi; Eastwood esalta nel filone degli "uomini comuni", l'aspetto umano e non gli aspetti più "politici" coerenti con la vision e gli ideali del Regista. Allora l'aspetto umano diventa un universale nel film e ne fa risaltare, ancora una volta, il talento. Per stasera sarò anch'io Richard (solo bianco e non grasso) .

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