Le riforme

Contro il premierato si scalda il fronte del No. E' lo stesso che contrastò Renzi

Gianluca De Rosa

L'ex premier perse il suo referendum, in compenso ha lasciato un'associazione di agguerritissimi “amici della Costituzione” con comitati in tutta italia. "Siamo pronti a mobilitarci di nuovo", dice il presidente, il costituzionalista Massimo Villone

“Eravamo in campo nel 2016 contro il referendum della riforma di Renzi e penso proprio che saremo in campo anche oggi per fermare Meloni, siamo pronti”. Massimo Villone, professore emerito di diritto Costituzionale all’Università Federico II di Napoli e presidente del coordinamento per la democrazia costituzionale, scalda i motori. “Non si tratta di essere contrari pregiudizialmente, ma quella di Meloni è una riforma pessima”. Salvo sorprese oggi sarà il grande giorno dell’approvazione in Consiglio dei ministri della riforma per l’introduzione in Italia del premierato, l’elezione diretta del presidente del Consiglio. Meloni ha messo in conto la sfida del referendum che sarà quasi certamente necessaria visto che la maggioranza non dispone dei voti (i due terzi) che servirebbero per approvare la riforma senza passare per le urne. Vuole riuscire lì dove fallì Matteo Renzi. Ma c’è già chi è pronto a cercare di fermarla. Gli stessi che per primi si costituirono contro l’ex presidente del Consiglio. Il coordinamento per la democrazia costituzionale appunto. “Bisogna prepararsi da subito a questa sfida, ci sarà una grande battaglia referendaria da fare, anche perché la maggioranza non può fare passi indietro: si è spesa troppo sulle riforme, sono il suo senso di esistere”, dice Villone.

 

 Non ci saranno appelli per chiedere al governo di fermarsi come quelli firmati nel 2014 dai costituzionalisti – sulla scia della “Via maestra” solcata un anno prima da  Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Gustavo Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti e Maurizio Landini – che diedero simbolicamente il via alle proteste contro la riforma. “Magari li faremo pure, non credo però che questa maggioranza sarebbe in grado di ascoltarli, vogliono far viaggiare parallele due pessime riforme, questa e quella sull’autonomia”, dice Villone. I protagonisti della battaglia per il No saranno comunque gli stessi. Oltre a Cgil, Libera e Anpi,  i costituzionalisti del coordinamento per la democrazia costituzionale nato  contro la riforma Renzi, aggregando diverse associazioni territoriali e oggi presieduto da Villone. Fu questo coordinamento  l’11 gennaio del 2016 a creare il comitato per il No al referendum (il logo è ancora in alto a sinistra sul sito del coordinamento) e quello contro l’Italicum. “Ora siamo pronti a un nuovo comitato, bisogna partire subito”, ribadisce il costituzionalista.


Matteo Renzi  perse il suo referendum, in compenso rimase questa associazione di agguerritissimi “amici della Costituzione” (sul sito ne fa ancora parte, defunto ma più combattivo che mai, anche il professor Alberto Asor Rosa). Come spiegato sempre sul sito il coordinamento rimase in piedi anche dopo il referendum del 2016: “Per rispondere a una grande richiesta di mobilitazione si decise di mantenere in vita la partecipazione attiva, importante e diffusa che il referendum aveva radicato in Italia e all’estero arrivando a costituire quasi 900 comitati locali”.  Il direttivo si riunisce almeno una volta al mese. Da allora ha intrapreso diverse battaglie. Contro il Rosatellum, contro il taglio dei parlamentari, in favore della liberazione di Julian Assange, per l’abrogazione del pareggio di bilancio in Costituzione. Inoltre, negli ultimi mesi ha aderito alle manifestazioni per la pace in Ucraina e medio oriente organizzate dalla rete pace e disarmo, sempre con Cgil e Anpi. Mentre contro le riforme del governo in realtà ha già cominciato a lavorare. Ha raccolto 106 mila firme per presentare un disegno di legge costituzionale per modificare l’articolo 116 della Costituzione, quello che introduce l’autonomia differenziata, e contrastare la riforma Calderoli dall’interno. Il progetto di legge è oggi depositato in commissione Affari costituzionali al Senato. Ma adesso ci si appresta ad affrontare la sfida campale. Un potente remake del 2016. Ieri Renzi, oggi Meloni. Sette anni fa contro “una destra occulta”, oggi contro la destra quella vera. “Questa riforma, come quella di Renzi, accentra i poteri intorno al presidente del Consiglio, non è quello che serve all’Italia”, ribadisce Villone.