(foto Ansa)

Un comico Aventino

Il caso Apostolico è talmente grave che ieri in Aula alla Camera a parlarne erano in due

Salvatore Merlo

Doveva essere il più grande scandalo della storia recente italiana, ma durante l'interrogazione parlamentare l'aula di Montecitorio era deserta

L’interrogazione parlamentare sul caso Apostolico è la ghiotta puntata del più stupefacente e vasto fotoromanzo che ci sia, quello da alcuni chiamato anche “politica italiana”. È l’album in assoluto a noi prediletto, l’invenzione al momento a noi più cara, quella che più riteniamo vicina alla grande tradizione comica del nostro paese: l’Aula della Camera dei deputati che ieri mattina era deserta – c’erano quattro persone in tutto: due soli i deputati  – mentre si svolgeva un’interrogazione parlamentare sul caso che più d’ogni altro accelera il metabolismo dei politici sui giornali, sui social e in tv. Insomma, già l’Aula del Senato, giovedì, era mezza vuota quando il ministro Piantedosi spiegava cos’era successo secondo lui. Mentre ieri, quella di Montecitorio, pareva un appartamento sfitto.

Chiamati a rispondere, i ministri non s’erano presentati, i deputati di maggioranza non c’erano, e quanto all’opposizione... beh, ecco, l’opposizione è evidentemente così scandalizzata dal presunto atto di dossieraggio della Polizia contro la giudice Apostolico che... non si è presentata nemmeno lei. Essa, l’opposizione intera, in pratica, ieri mattina s’incarnava tutta nel solo interrogante, l’onorevole Gianni Cuperlo, il quale alzatosi in piedi, dopo aver piantato sugli scranni vuoti uno sguardo più d’ironia che di riprovazione, ha così esordito salutando i colleghi “ovvero la sola deputata che siede alla mia destra”.  Cioè Carmela Auriemma. Gli altri presenti, e  avvolti dal fascino sonnolento di Montecitorio, erano il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (che presiedeva) e il sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro. Un uomo, quest’ultimo, evidentemente disposto a ogni martirio: ieri gli era stato dato da leggere, di fronte all’Aula vuota, un foglio compilato dal ministero dell’Interno sui fatti di Catania. E lui, sottosegretario all’Ambiente, l’ha letto.

 

E dire che il caso Apostolico è, allo stesso tempo, la prova della “deriva orbaniana” del governo (secondo la sinistra) nonché la prova della “volontà eversiva” della magistratura (secondo la destra). Insomma è talmente il più grande scandalo della storia italiana recente che quelli stessi che lo denunciano senza posa via etere, su onda media, in diretta e in differita, quelli che non mancano di apparire nei talk-show straparlanti, poi non si presentano in Parlamento quando se ne discute. Ecco. Se non conoscessimo i nostri politici, penseremmo che si tratta di cialtroneria, della distanza incolmabile tra la rappresentazione e la rappresentanza. Roba da imbonitori e venditori di tappeti da quattro soldi. Ma poiché li conosciamo, i nostri politici, capiamo bene che il loro assentarsi è invece una forma di finezza, la volontà di manifestare una qualche avarizia di sé, una certa ripugnanza a concedersi. Un moderno e nobile Aventino.  Conoscendoli, come dubitarne?

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.